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Magnifici sette: aumentano le vendite allo scoperto, ecco perché

Magnifici Sette: aumentano le vendite allo scoperto, ecco perché

I Magnifici sette a Wall Street sono nel mirino dei venditori allo scoperto. Sulla base dell’ultimo rapporto della società di dati finanziari S3 Partners, lo short interest – la quota delle azioni vendute allo scoperto sul totale – sui sette titoli delle grandi aziende tecnologiche è arrivato a 127 miliardi di dollari nel 2024, al massimo storico per il gruppo e nettamente superiore agli 86 miliardi di dollari della media degli ultimi cinque anni e al minimo di 57 miliardi di dollari del 2022.

Finora le puntate degli short seller nel complesso non sono state granché redditizie. Eccezion fatta per Tesla ed Apple, le cui azioni da gennaio sono scese rispettivamente del 27,49% e del 12,03%, gli altri membri dei Magnifici sette hanno mandato gli short in perdita. In particolare le vendite allo scoperto su Nvidia hanno prodotto un passivo di 9,8 miliardi di dollari, quelle su Meta Platforms di 2,3 miliardi di dollari e gli short su Amazon di 2,1 miliardi di dollari.

 

Magnifici sette: cosa spiega le posizioni dei venditori allo scoperto

Il posizionamento degli operatori di mercato sui Magnifici sette è un fattore che ha un significato da non sottovalutare. Negli ultimi anni, le performance eccellenti dell’indice S&P 500 e del Nasdaq, che hanno costantemente aggiornato i loro massimi storici, sono state frutto del grande contributo di queste big della tecnologia. Specialmente quando si è manifestato il boom dell’intelligenza artificiale, gli investitori si sono buttati in massa ad acquistare queste azioni, contando sul fatto che gli enormi investimenti fatti dalle società sulla nuova tecnologia avrebbero fruttato molto alle aziende in termini di ricavi e profitti.

Finora è stato così. Società come Nvidia, Microsoft e Alphabet hanno ottenuto grandi ritorni dalle trimestrali nell’ultimo anno. Nel primo trimestre i giganti di Redmond e Mountain View hanno riportato una significativa rivitalizzazione del cloud computing, legato strettamente all’intelligenza artificiale generativa. Nvidia pubblicherà i risultati il 22 maggio e le aspettative sono ancora elevate sulla scia dei precedenti trimestri in cui ha confermato la sua leadership indiscussa sui chip AI (Artificial Intelligence) di fascia alta.

Ora però molti si chiedono quanto durerà l’influsso positivo dell’intelligenza artificiale e quanto sarà forte e in grado di compensare alcuni venti contrari. Tra questi ultimi c’è il tema dei tassi di interesse. Con l’inflazione che si mantiene insidiosa, la Federal Reserve potrebbe tenere il costo del denaro alto ancora a lungo. Nella riunione di ieri, il governatore Jerome Powell ha confermato l’intenzione di tagliare i tassi, ma non ha dato alcuna tempistica, lasciando intendere che probabilmente bisognerà aspettare ancora un po’ di tempo. Ciò non è molto positivo per le quotazioni in Borsa dei titoli tecnologici.

Anche l’intelligenza artificiale può essere un’arma a doppio taglio. I prezzi delle azioni hanno già incorporato gran parte delle notizie positive al riguardo, il che implica la possibilità di un ritracciamento energico se qualcosa dovesse andare storto. L’ultima trimestrale di Meta ne è una dimostrazione. Gli investitori hanno venduto le azioni quando la società ha comunicato i costi elevati per gli investimenti sulla tecnologia alimentando i dubbi sui grandi benefici dallo sviluppo della stessa. Questa sera a mercati chiusi saranno pubblicati i conti di Apple e il tema dell’AI sarà al centro dell’attenzione. Finora Cupertino è stato penalizzato a Wall Street anche per il suo scarso coinvolgimento nel boom dell’intelligenza artificiale e gli investitori si aspettano un cambio di marcia. L’attesa più grande è per la Conferenza mondiale degli sviluppatori che si terrà nel mese di giugno, in cui saranno rilasciati dettagli al riguardo. Tuttavia, già questa sera è lecito confidare in alcune anticipazioni.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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