La proposta dell’Unione europea di centralizzare l’acquisto di alcune materie prime come gas naturale, idrogeno e minerali critici tipo litio, grafite e terre rare, non è piaciuta alle piattaforme di trading. Secondo i piani di Bruxelles, le aziende dovrebbero prendere in appalto la costruzione di un nuovo sistema di trading trasferendo la proprietà intellettuale al blocco Ue. Nel documento pubblicato a inizio giugno sul progetto da 9 milioni di euro, si legge che “l’appaltatore trasferirà l’intera piattaforma informatica modulare e il suo funzionamento alla Commissione europea dopo averla gestita per cinque anni”.
Tutto ciò renderebbe l’Ue un concorrente commerciale, minando gli sforzi per promuovere campioni tecnologici locali, secondo i principali fornitori di software dell’industria. In particolare, tra questi sono insorti Enmacc e MetalsHub, due dei principali attori che forniscono software per l’approvvigionamento di materie prime in Europa. “Il problema maggiore è che il mio più grande concorrente è la Commissione europea” ha affermato Jens Hartmann, amministratore delegato di Enmacc, piattaforma di trading di gas ed energia verde che ha gestito 35 miliardi di euro di scambi l’anno scorso. “Possiamo offrire una tecnologia in cui abbiamo investito 20 milioni di euro, ma non possiamo cedere la nostra proprietà intellettuale, che dobbiamo proteggere in qualità di azienda di venture capital”.
Dello stesso tenore le considerazioni di Frank Jackel, co-fondatore e amministratore delegato di MetalsHub. “Non siamo felici che l’Ue gestisca la piattaforma software. La Commissione europea vuole diventare un concorrente delle principali aziende private dell’Ue? Non abbiamo una grande quantità di aziende tecnologiche in Europa come leader globali” ha detto. A suo avviso, inoltre, i responsabili politici “non sono qualificati per costruire e gestire piattaforme di trading di materie prime”.
Materie prime: ecco i motivi del piano Ue
Ma cosa ha spinto l’Unione europea a questa mossa? Sulla base delle dichiarazioni di Bruxelles, l’obiettivo è di aggregare la domanda di materie prime in modo da spingere i prezzi verso il basso. In sostanza, si vuole replicare il successo ottenuto quando l’Ue ha dovuto affrontare la pandemia e in quel caso ha messo in atto una domanda congiunta delle fiale di vaccino per il Covid-19. Il blocco ha fatto riferimento agli acquisti aggregati anche quando il gas naturale ha raggiunto il picco di 340 euro alla Borsa di Amsterdam a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. “L’intenzione è di avere un appaltatore che gestisca la piattaforma, con l’organo esecutivo Ue che necessita di competenze specifiche e lavorerà in maniera coordinata con l’appaltatore” ha dichiarato un portavoce della Commissione.
Il blocco prende a riferimento l’utilizzo della piattaforma AggregateEU, gestita dalla società di software Prisma. Nel 2023 tale piattaforma ha gestito la vendita di 42 miliardi di metri cubi di gas e ora potrebbe essere sostituita dalla nuova struttura informatica. “La domanda politica per questa piattaforma è molto alta”, ha sostenuto a maggio il commissario europeo responsabile di AggregateEU, Maroš Šefčovič.









