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Meeting FED: i tre aspetti a cui prestare attenzione nella riunione di mercoledì

Fed: aspetti da osservare nella riunione del 27 luglio

Nella riunione di mercoledì 27 luglio il Comitato di politica monetaria della Federal Reserve potrebbe fare il bis e rialzare i tassi di interesse dello 0,75% in un’unica soluzione, così come avvenuto nel meeting di giugno. I tassi sui Fed Funds approderebbero nell’intervallo 2,25%-2,5%. Solo quattro mesi fa erano ancora vicini allo 0%. È senza dubbio una cura da cavallo quella che la Banca centrale statunitense sta applicando per combattere l’inflazione.

I prezzi al consumo, d’altronde, non hanno finora accennato a frenare. Nella rilevazione di giugno l’inflazione è salita al 9,1%, il livello più elevato dal 1981. Ma la FED, a differenza della BCE, ha un doppio mandato che prevede anche di prestare attenzione alla crescita. La maggioranza degli analisti ritiene che una recessione a cavallo tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 sia quasi inevitabile. L’ultima rilevazione in tal senso è stata realizzata da Natixis IM che, nello Strategist survey condotto su 34 strategist di mercato, gestori di portafoglio, analisti ed economisti, ha evidenziato come il 24% ritenga una contrazione dell’economia inevitabile mentre un ulteriore 64% la vede ormai come un’evidente possibilità. Che la FED sia disponibile ad accettare un breve periodo di recessione con l’obiettivo di raffreddare i prezzi è un’ipotesi che si è fatta spazio tra gli esperti di mercati. Anche se finora l’economia USA non ha segnalato particolari cedimenti e il Segretario al Tesoro Janet Yellen ha dichiarato di aspettarsi “un rallentamento ma non una recessione”.

 

Meeting FED, i tre aspetti da tenere sotto osservazione

Nella riunione di mercoledì 27 luglio, a fronte di un quasi certo rialzo dei tassi di interesse dello 0,75%, saranno i fattori legati alla crescita economica a dover essere osservati con  attenzione. La FED ha infatti già chiarito che un allentamento della politica monetaria sarà improbabile fino a quando non si vedrà un cambiamento convincente nella traiettoria delle rilevazioni mensili dell’inflazione, in grado di segnalare un progresso verso l’obiettivo del 2%. Siamo ancora lontani dal vedere realizzarsi questo scenario.

Quindi, data per assodata la posizione della Federal Reserve sull’inflazione, dell’esito del meeting di mercoledì e della conferenza stampa seguente bisognerà considerare tre aspetti tutti legati all’andamento dell’economia reale. A elencarli è Ellen Gaske, lead economist per i Paesi del G20 di PGIM Fixed Income.

  1. Come la FED definisce le attuali condizioni economiche. Al momento ci sono segnali contrastanti sulla forza dell’economia Usa. In particolare l’attività immobiliare e le richieste di mutui hanno subito un brusco rallentamento ma l’aumento dei prezzi delle case non si è ancora attenuato; la spesa reale dei consumatori sta rallentando quella spesa nominale non accenna a diminuire; le richieste di indennità di disoccupazione sono aumentate ma, nel complesso, rimangono ancora piuttosto basse; le assunzioni continuano ad avere un ritmo ben superiore al trend ma la retribuzione oraria media è in calo dallo scorso autunno; settore automobilistico a parte, le scorte delle imprese in generale sono migliorate in modo significativo ma le pressioni sui prezzi nel settore dei beni sono aumentate.
  2. Quanta importanza attribuiscono i membri del Fomc alle proprie previsioni sull’andamento dell’economia e delle pressioni inflazionistiche nella seconda metà dell’anno. Secondo Gaske è troppo presto perché la Fed esprima un punto di vista più lungimirante sulla crescita, dato che le ultime rilevazioni sull’inflazione mostrano ancora pressioni elevate e diffuse sui prezzi. Tuttavia, ad ogni ulteriore rialzo da qui in avanti, gli effetti ritardati delle misure restrittive della Fed saranno sempre più importanti da considerare.
  3. Il peso che la FED attribuisce ai rischi derivanti dal contesto globale. La Fed si concentra sull’economia statunitense ma tiene anche conto delle condizioni globali quando queste ultime possono influenzare l’economia e la situazione finanziaria degli Stati Uniti. In questo momento, le banche centrali della maggior parte dei paesi del G10 stanno tutte rapidamente adottando una politica monetaria restrittiva, la guerra in Ucraina pone rischi significativi per i prezzi e le forniture energetiche globali e persistono colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento.

 

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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