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Mercati azionari: bull market poco affidabile ecco perché

La foto mostra una bussola sullo sfondo di un panorama marino

Con Cristian Delle Fratte, responsabile clienti istituzionali di EasyMarkets ci siamo sentiti a metà del mese di marzo, poco dopo la crisi delle banche regionali statunitensi e il crollo del Credit Suisse. In quell’occasione i mercati azionari stavano scendendo con forza. Per Delle Fratte si trattava di una “correzione fisiologica” e in effetti, dopo quel momento di sbandamento, i mercati hanno ricominciato a salire. Borsa&Finanza è tornata a interpellare il responsabile clienti istituzionali di EasyMarkets, piattaforma di trading online nata nel 2001, per avere una view sul secondo semestre dell’anno.

 

Oggi le Borse sono reduci da un rally. In che scenario di investimento ci troviamo?

“In uno scenario molto difficile da comprendere e da analizzare in maniera corretta. Secondo i numeri saremmo entrati in un bull market in quanto l’S&P500 ha guadagnato oltre il 20% rispetto ai minimi di ottobre. Io però faccio fatica a ritenere questo bull market sostenibile in quanto è stato trainato dai pochissimi titoli collegati all’intelligenza artificiale. Se andiamo ad analizzare l’indice S&P500, 492 titoli mostrano una performance poco variata, i restanti hanno realizzati guadagni enormi”.

 

Chi sono i compratori che hanno spinto il rally?

“Sicuramente i fondi di investimento. Gli istituzionali hanno posizioni prevalentemente long. Gli speculatori invece hanno l’esposizione short più alta degli ultimi venti anni. Di certo i mercati hanno vissuto un momento di euforia legato all’esplosione dell’intelligenza artificiale ma non basta. Dobbiamo guardare agli indicatori economici. Quello che abbiamo visto finora sul mercato non mi sembra agganciato alla situazione economica che potremmo vedere nei prossimi mesi”.

 

Mi sembri molto prudente sui mercati azionari.

“Chi ha cavalcato i mercati azionari al rialzo finora è stato bravo ma io oggi, a questi prezzi, non comprerei. Attenderei una correzione che generalmente si verifica nei mesi estivi. Molto spesso in settembre, mentre luglio di solito è un mese positivo per le Borse. Preferirei rientrare a valori più bassi di quelli attuali”.

 

Più i mercati azionari corrono più le Banche centrali si sentono autorizzate a tirare a loro volta la leva dei tassi di interesse, giusto?

“Esatto, è un braccio di ferro. Credo che fino a quando la Federal Reserve vedrà un mercato del lavoro forte proseguirà nella politica monetaria restrittiva. In ogni caso, storicamente, tassi di interesse a livelli così elevati innescano un rallentamento dell’economia. In questo momento bisogna monitorare i dati sul mercato del lavoro e sui servizi che potrebbero deteriorarsi in maniera rapida. Le gente spende fino a quando sa di poter contare su un posto di lavoro sicuro ma se aumenta l’incertezza allora riduce le spese e innesca la riduzione dei consumi che porta al rallentamento economico”.

 

Come sarà la correzione dei mercati azionari?

“Non mi sorprenderebbe vederla arrivare anche prima del mese di settembre perché i prezzi sono aumentati in maniera molto rapida. Luglio, un mese di solito positivo per i mercati, potrebbe anche preparare qualche trappola. In questo momento i mercati sono sostenuti da troppo ottimismo. Non è logico investire nei mercati azionari Usa quando i bond a 3 e 6 mesi hanno un ritorno atteso più alto rispetto all’S&P500”.

 

Questo vale anche per l’Europa?

“Per l’Europa il rialzo dei mercati a cui abbiamo assistito è ancora meno giustificabile. L’indice Dax ha realizzato nuovi massimi non molto tempo fa pur senza avere al suo interno titoli tecnologici o legati all’intelligenza artificiale. Al contrario si tratta di un indice prettamente manifatturiero e le aziende tedesche subiscono anche le conseguenze del rallentamento della Cina. Quindi starei ancora più attento sulle Borse europee anche perché, a differenza degli indici USA, si trovano vicino ai massimi. Inoltre in Europa le condizioni economiche sono già deteriorate. Dovesse arrivare uno storno sarebbe più pesante al di qua che al di là dell’Atlantico”.

 

L’analisi tecnica mostra dei segnali d’allarme sulla struttura grafica delle Borse?

“No, è ancora troppo presto. L’unico segnale, ma è davvero molto labile, è il doppio massimo realizzato dall’indice Dax in area 16.300. Ma non è un segnale di inversione, piuttosto quello dell’arrivo di un trend. Per quanto riguarda gli altri listini solo il Nasdaq ha una resistenza mensile in area 15.200/300 punti che è stata toccata di recente”.

 

A cosa guarderesti per individuare un segnale di allarme?

“Per quanto riguarda il mercato USA, sull’indice S&P500 la zona più importante da monitorare è quota 4.000/4.100 che ha dato inizio al rally di maggio. In caso questo livello venga rotto al ribasso si potrebbe avere il primo segnale di una correzione più profonda. Dai livelli attuali si tratterebbe già di una discesa di oltre 7 punti percentuali dove i compratori potrebbero pensare di rientrare con un orizzonte temporale fino a fine anno. Se si rimane sopra quota 4.000 avremmo assistito a una correzione fisiologica da cui ripatire. Sotto, invece, mi aspetterei una serie di vendite fino ai 3.800 punti che è l’ultimo baluardo del trend long”.

 

Nello scenario attuale i clienti che utilizzano la vostra piattaforma come si stanno comportando?

“In questo momento la maggior parte dei nostri trader è short sui mercati in quanto stanno puntando sui massimi per sfruttare l’avvio di un contro-trend che tuttavia, finora, non si è arrivato. In questo senso chi ha lo stesso posizionamento su oro e Forex ha dei risultati nettamente migliori anche grazie alla possibilità di utilizzare le nostre opzioni vanilla. Stiamo registrando un aumento notevole nell’utilizzo di queste opzioni rispetto all’operatività in cfd, soprattutto in Italia. Le opzioni sono molto utili quando si vogliano coprire dei trade in perdita o quando non si vuole rischiare di mettere stop loss troppo corti che, con l’elevata volatilità, verrebbe preso dal mercato”.

 

Possiamo considerare l’aumento di utilizzo delle opzioni come un segnale di prudenza sui mercati azionari?

“È sia un segnale di prudenza, sia una necessità per evitare di finire in stop a causa di quei movimenti repentini del mercato, come false rotture di resistenze importanti, che si verificano in scenari incerti e a elevata volatilità. In generale stiamo vedendo l’aumento nell’utilizzo di queste azioni su oro, Forex e petrolio intraday. C’è una grossa volatilità che i trader riescono a intercettare utilizzando la leva ma coprendosi grazie al funzionamento dell’opzione. Con le nostre opzioni se il mercato va nella direzione favorevole si beneficia dei guadagni, se va nella direzione sbagliata si perde al massimo il premio. Inoltre non bisogna per forza aspettare la scadenza dell’opzione per chiudere l’investimento”.

 

Quali sono i costi di queste opzioni?

“Per esempio, se consideriamo una delle attività più scambiate, l’eur/usd, la nostra opzione con scadenza al giorno successivo ha un break-even point di circa 20 pips. Pertanto, se io prevedo un movimento di 40 pips, normale per questa attività, posso realizzare un guadagno del 100%. Nella settimana delle Banche centrali ci sono stati clienti che hanno comprato delle opzioni il martedì mattina con una scadenza a tre giorni e 35 punti di pips per arrivare al break-event. Poi si sono verificati movimenti di 200 pips sul mercato e i clienti che sono andati long hanno realizzato una performance del 400%”.

 

E invece quelli che erano short?

“Se hanno utilizzato le opzioni hanno perso solo la quantità di capitale investita. Cosa ben diversa di quanto sarebbe accaduto operando con i cfd. Le nostre opzioni vengono utilizzate in due modi: o nelle fasi di alta volatilità, dove se prendi la direzione corretta del mercato puoi ottenere dei rendimenti molto grandi; oppure in ottica giornaliera, quando ci sono delle notizie che creano più volatilità rispetto a una giornata normale. In questo caso non si punta a fare il 200% ma comunque si ha la possibilità di fare ottimi guadagni”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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