Mercati emergenti: quali sono gli effetti della forza del dollaro USA

Mercati emergenti: quali sono gli effetti della forza del dollaro USA

Mercati emergenti: quali sono gli effetti della forza del dollaro USA

Il dollaro USA in costante rialzo dall’inizio dell’anno ha danneggiato parecchio i mercati emergenti. Le azioni di quei Paesi hanno perso terreno, mentre lo spread tra i rendimenti delle obbligazioni sovrane e i Treasury Bond americani si è allargato in maniera sensibile. I canali attraverso cui la forza del biglietto verde si è riflessa negativamente negli assets dei mercati emergenti sono diversi. 

Uno è ad esempio quello che riguarda il debito espresso in dollari. Vi sono Paesi come Argentina o Sri Lanka che hanno un livello di indebitamento esorbitante in valuta americana, il che significa che subiscono un effetto cambio devastante nel momento in cui si trovano costrette a procurarsi dollari per rimborsare le obbligazioni. Buenos Aires in particolare si trova nell’incresciosa situazione di dover ristrutturare le proprie finanze per poter usufruire della ristrutturazione del prestito di 44 miliardi di dollari concesso dal Fondo Monetario Internazionale. Questa implica alcune condizioni come misure fiscali rigide e una frenata all’emissione di moneta da parte della Banca Centrale argentina. 

Tali condizioni diventano più difficili da rispettare dal momento che il Paese ha scarso accesso ai mercati internazionali e, per attirare investitori interni, è costretto a fornire garanzie attraverso proprio la Banca Centrale. In questo, la potenza del dollaro USA rende tutto più difficile, perché aumenta la probabilità che tali garanzie vengano messe in atto. 

Un altro canale in cui la moneta americana colpisce i mercati emergenti è attraverso le materie prime. Queste sono espresse in dollari e Paesi come Egitto e Marocco, che importano una grande quantità di grano, hanno rischiato di andare incontro a una crisi alimentare quando in concomitanza aumentavano i prezzi per effetto dei blocchi derivanti dalla guerra Russia-Ucraina

In questo contesto la politica monetaria estremamente aggressiva della Federal Reserve è stata un pugno nello stomaco per i Paesi emergenti, in quanto ha alimentato la forza del dollaro e rischia di farlo ancora, almeno fino a quando il ciclo completo delle strette non sarà totalmente incorporato nei prezzi. Rendimenti più elevati degli assets in dollari tendono a drenare più capitali dai mercati emergenti, mentre nel contempo l’economia USA sprofonderà in una recessione generando ancora un rafforzamento del dollaro nella veste di bene rifugio.

 

Mercati emergenti: chi si salva dalla forza del dollaro USA

Una via d’uscita a tutto questo potrebbe essere rappresentata dalla Cina, che potrebbe emergere mentre gli USA vanno a picco. La maggior parte dei Paesi nei mercati emergenti commercia di più con Pechino che con Washington. Il punto è che ci sono poche certezze che il Dragone si sollevi dal pantano determinato dalla crisi immobiliare e dalla minaccia costante del Covid-19 che spinge il Governo a chiudere le attività. Le Autorità intendono perseguire l’obiettivo di crescita del 5,5% nel 2022, ma non sono molti a credere che alla fine il traguardo venga raggiunto.

Tuttavia, vi sono alcuni Paesi in via di sviluppo che stanno soffrendo relativamente la straordinaria forza del dollaro, rendendosi meno vulnerabili. È il caso ad esempio di Brasile, Sudafrica e Polonia, la cui gran parte del debito statale è finanziato a livello nazionale. In realtà anzi l’inflazione sta rafforzando le finanze delle Nazioni, perché le maggiori entrate derivanti dalle esportazioni aumentano in maniera più accelerata rispetto agli stipendi dei dipendenti pubblici e ad altre spese del Tesoro. Inoltre c’è da dire che le Banche Centrali di Brasile e Messico, hanno anticipato la Fed nel rialzo dei tassi d’interesse per combattere l’inflazione. Questo da un lato ha avuto un effetto di contenimento nel cambio con il dollaro, dall’altro ha posto le basi in futuro per un allentamento al fine di rilanciare l’economia.

 

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