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Metaverso: è già allarme cybersecurity

Metaverso: è già allarme per i problemi di sicurezza informatica

Il metaverso sta sempre più diventando argomento di attualità, accrescendosi il numero di aziende che in qualche modo investe tempo, risorse economiche ed energie per entrare a far parte di questo mondo che, stando ad alcune stime, varrà migliaia di miliardi di dollari.

Non è però tutto rose e fiori perché anche nel metaverso si dovrà risolvere un grande problema, che è quello della sicurezza informativa. Prabhu Ram, capo del gruppo di intelligence del settore presso CyberMedia Research, ha affermato che si potrebbero verificare fenomeni di hackeraggio di avatar o addirittura di deepfake, ossia di figure digitali manipolate che sembrano essere qualcun altro.

Tutto questo si inserisce in un contesto dove la criminalità informatica sta prendendo piede in maniera pericolosa,  minacciando la sicurezza di tutte le strutture aziendali. In base ai dati riportati da Check Point, società di cybersecurity, gli attacchi complessivi a settimana alle reti aziendali sono aumentati del 50% lo scorso anno. Quest’anno la situazione si è esacerbata, soprattutto dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina.

Ed è per questo, sottolinea Ram, che le aziende che si stanno tuffando nel metaverso forse non si rendono ancora conto dei pericoli a cui potrebbero andare incontro. L’esperto aggiunge che sono solo in poche consapevoli della tecnologia e quindi dei problemi di sicurezza. Il punto è che via via che nuove forme di attacco informatico vengono alla luce, è necessario aggiornare i modelli di sicurezza odierni in modo da proteggere il metaverso.

 

Metaverso: come potrebbe creare problemi di privacy

La tecnologia del metaverso rischia di violare i dati sensibili degli utenti. Questi ultimi lasciano le loro tracce e il problema della realtà virtuale è che vi potrebbe essere un’invasione da parte di grandi società tecnologiche, come insegna anche lo scandalo Facebook e Cambridge Analytica del 2018, dove milioni di dati furono raccolti e utilizzati senza alcun consenso.

Il metaverso al riguardo potrebbe amplificare ancora di più questo problema, perché sarà più elevato il numero di dati disponibili per le aziende tech. Philip Rosedale, fondatore di Second Life, una riproposizione del mondo virtuale, afferma che nel momento in cui una persona indossa quei visori, le organizzazioni possono raccogliere una quantità importante di dati semplicemente dal movimento degli occhi, della testa o dal suono della voce. Per questa ragione è necessario che vi sia una regolamentazione molto rigida che serva da protezione per gli utenti, sostiene Bradley Tusk, CEO di Tusk Ventures, società di venture capital americana.

 

Metaverso: come risolvere i problemi di sicurezza

Gary Gardiner, capo dell’ingegneria della sicurezza per l’Asia-Pacifico e il Giappone presso Check Point Software Technologies, ritiene che lo stesso modello per la sicurezza di Internet dovrà essere applicato nel metaverso, con i protocolli di sicurezza che dovrebbero essere quanto più possibile interattivi per l’utente. Gardiner ha suggerito anche di avere sopra la testa degli avatar dei piccoli punti esclamativi che identificano una persona come affidabile, allontanando i sospetti che si possa trattare di un deepfake.

Inoltre, a giudizio dell’esperto, è importante che il personale sia ben addestrato affinché le aziende possano operare in un ambiente sicuro. Se per esempio il metaverso è colpito da un attacco, gli utenti si sentiranno più protetti se hanno la capacità di comprendere quanto sta succedendo. Infine Gardiner afferma che le aziende coinvolte nella progettazione del metaverso dovranno stabilire uno standard comune per rendere efficaci tutti i protocolli di sicurezza. In questo ne vale la fiducia che le persone avranno nei confronti del metaverso, altrimenti alla lunga queste smetteranno di utilizzare la piattaforma.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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