La ricchezza globale degli high-net-worth individual (HNWI), ossia gli individui con asset investibili pari ad almeno un milione di dollari esclusa la residenza principale, ha raggiunto nel 2025 il livello record di 98.300 miliardi di dollari, segnando un incremento dell’8,7% su base annua: il maggiore aumento annuale dal 2018. A fotografare questo scenario è la trentesima edizione del World Wealth Report pubblicata dal Capgemini Research Institute, che certifica anche una crescita della popolazione mondiale di milionari di quasi due milioni di unità, per un totale di 25,3 milioni di milionari.
A guidare l’espansione sono stati i mercati azionari globali, sostenuti dal rally legato all’intelligenza artificiale, e il rallentamento dell’inflazione in gran parte delle economie avanzate. Cinque delle sei principali regioni mondiali hanno registrato una crescita patrimoniale positiva, con l’unica eccezione del Medio Oriente, penalizzato dal calo del prezzo del petrolio e dall’instabilità geopolitica.
In questo articolo:
- Gli ultra-ricchi crescono più di tutti
- La geografia della ricchezza: chi cresce e chi arretra
- Come investono i milionari: più azioni, meno alternativi
- Ricchezza, il wealth management tradizionale perde terreno
- L’AI come leva competitiva: tre consulenti su quattro la vogliono
Gli ultra-ricchi crescono più di tutti
Tra le diverse fasce patrimoniali, la crescita più intensa ha riguardato il segmento degli ultra-high-net-worth individual (UHNWI), ossia coloro che dispongono di asset investibili superiori ai 30 milioni di dollari. La loro popolazione globale ha raggiunto circa 250mila individui, con un incremento del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando per il secondo anno consecutivo il primato di segmento a più rapida espansione. La ricchezza complessiva di questa fascia è cresciuta del 9,7% anno su anno, superando il ritmo dell’intero universo HNWI.
Un dato strutturale emerge con chiarezza: la concentrazione della ricchezza rimane elevata. L’1% più ricco degli HNWI detiene il 34,8% della ricchezza totale di questa categoria. Uno squilibrio che il report non presenta come anomalia congiunturale, ma come tratto caratteristico e tendenzialmente stabile della distribuzione patrimoniale globale. A favorire la performance degli UHNWI è stata la maggiore esposizione sia a un’ampia gamma di asset quotati sia ad alcune classi di investimenti privati ad alte performance, come il private equity e le infrastrutture. Una diversificazione che i patrimoni più grandi possono permettersi con maggiore facilità, amplificando i rendimenti nei momenti di mercato favorevoli.
La geografia della ricchezza: chi cresce e chi arretra
Sul piano geografico, è l’Asia-Pacifico a registrare la crescita regionale più elevata, con un aumento della ricchezza HNWI del 10,5% e della relativa popolazione del 9,4%. Il traino principale è venuto dalla domanda di semiconduttori, che ha sostenuto i mercati azionari asiatici. Giappone e Cina si sono distinti come migliori performer: Tokyo ha aggiunto 436.000 nuovi milionari, Pechino 154.000. Crescite significative anche per India e Australia.
Il Nord America si conferma il mercato geograficamente più produttivo in termini assoluti: gli Stati Uniti hanno generato 736.000 nuovi milionari nel corso del 2025, più di qualsiasi altro paese al mondo, portando la popolazione HNWI americana a 8,7 milioni di individui, in crescita del 9,2%. In Canada, l’aumento si ferma al 6,7%, con circa 30.000 nuovi ingressi nella soglia del milione.
L’Europa torna a crescere dopo il calo del 2024: la popolazione HNWI è aumentata del 6,5%, beneficiando della stabilizzazione dei mercati azionari e del rallentamento dell’inflazione. Il dato più sorprendente viene dal Lussemburgo, che segna un incremento del 13,5%, seguito dalla Germania con l’undici virgola uno percento. Più contenute le performance di Francia e Regno Unito, entrambe intorno al 2,6-2,7%. L’Africa cresce del 4,1%, con il Marocco a guidare il continente con un balzo del 16,8% sostenuto dall’aumento del prezzo dei metalli preziosi.
In America Latina, invece, la crescita si ferma a un marginale 0,3%, frenata dall’incertezza commerciale; fa eccezione il Messico, che segna un più 1,8% nella popolazione e un più 5,4% nella ricchezza HNWI. L’unica regione in controtendenza è il Medio Oriente, dove la popolazione HNWI si è contratta dell’1,4%. Le cause sono molteplici e si sommano: il calo del prezzo del petrolio, i conflitti regionali e le tensioni sul mercato del lavoro hanno indebolito l’attività economica in diverse economie del Golfo, erodendo i patrimoni costruiti negli anni di abbondanza energetica.
Come investono i milionari: più azioni, meno alternativi
La composizione dei portafogli HNWI riflette fedelmente il contesto di mercato del 2025. A gennaio 2026, la quota azionaria è salita al 25% del totale investito, il 3% in più rispetto all’anno precedente, trainata dai solidi risultati aziendali e dai guadagni del settore tecnologico. Anche la componente obbligazionaria è cresciuta, raggiungendo il 20% del portafoglio con un incremento di due punti, favorita dai migliori rendimenti dei mercati a reddito fisso dal 2020.
Gli investimenti alternativi, che comprendono materie prime, private equity, hedge fund, prodotti strutturati e asset digitali, sono invece scesi al 12%, riflettendo la performance relativamente superiore dei titoli quotati in un anno eccezionale per le Borse. Il calo, tuttavia, non corrisponde a un disinteresse strutturale: due HNWI su tre dichiarano di voler aumentare la propria esposizione al private equity nei prossimi mesi, segnale che la riduzione è tattica, non strategica.
“In 30 anni di analisi della ricchezza globale, il 2025 ha rappresentato un momento eccezionale. I clienti, inclusi gli HNWI più giovani che beneficiano dei trasferimenti generazionali di ricchezza, chiedono di più: maggiore accesso ai prodotti, personalizzazione più curata e consulenze realmente allineate al loro stile di vita. Le società che sapranno offrire questi servizi su larga scala, grazie a funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, definiranno la prossima era della gestione patrimoniale”, ha dichiarato Dario Patrizi, Financial Services Director di Capgemini in Italia.
Il wealth management tradizionale perde terreno
Con l’espansione della popolazione HNWI si intensifica anche la competizione tra gli operatori del wealth management. Le relazioni esclusive con un singolo intermediario si sono dimezzate nell’arco di sei anni: nel 2019 il 39% degli HNWI lavorava con una sola società, mentre nel 2025 questa quota è scesa al 19%. La ragione principale è l’accesso ai prodotti: l’88% degli HNWI dichiara di collaborare con più società proprio per ottenere un migliore accesso agli investimenti alternativi, terreno su cui i gestori tradizionali faticano a competere con le piattaforme digitali e i family office.
Le WealthTech, i single-family office e le piattaforme di consulenza automatizzata stanno erodendo sistematicamente quote di mercato agli operatori consolidati, attirando clienti insoddisfatti dell’offerta di prodotti, della qualità della consulenza o di entrambe. Il report stima che tra il 2022 e il 2025 circa 1.500 miliardi di dollari di nuovi asset siano confluiti verso concorrenti delle società tradizionali: un dato che misura con precisione l’entità della disintermediazione in atto.
Sul piano dell’esperienza cliente, il quadro è sconfortante per i gestori affermati. Solo il 17% degli HNWI descrive la propria esperienza consulenziale come fluida e personalizzata. Il 42% dichiara di dover ripetere più volte i propri obiettivi e preferenze alla stessa società. Quasi tutte le imprese del settore, il 97%, segmentano ancora i clienti principalmente in base agli asset in gestione, ignorando le sfumature comportamentali che definiscono il reale profilo dell’investitore. Il 60% dei dirigenti del wealth management riconosce che le proprie società non dispongono di una visione unificata del cliente, con conseguente frammentazione dei processi.
L’AI come leva competitiva: tre consulenti su quattro la vogliono
Il tema tecnologico è centrale nell’agenda del settore. Il 76% dei consulenti finanziari dichiara di desiderare sistemi basati su intelligenza artificiale in grado di automatizzare le attività operative routinarie: attualmente il 41% del loro tempo è assorbito da mansioni non relazionali, un’inefficienza che riduce il tempo dedicato alla consulenza vera e propria. Il 61% chiede accesso a un ecosistema integrato di specialisti per rispondere efficacemente alle esigenze finanziarie e non finanziarie dei clienti.
Il report introduce a questo proposito il concetto di intelligenza aumentata, in cui la tecnologia rafforza la consulenza umana anziché sostituirla. L’obiettivo è colmare il divario crescente tra le aspettative degli HNWI – sempre più esigenti sul fronte della personalizzazione – e ciò che i modelli operativi tradizionali riescono concretamente a offrire. Quando le società di gestione patrimoniale riescono a garantire una customer experience di qualità, i numeri premiano: il 53% degli HNWI soddisfatti raccomanda il proprio wealth manager ad altri clienti e il 47% consolida presso la stessa società una quota maggiore dei propri asset, con un impatto diretto e misurabile sulla quota di portafoglio gestita.









