La società di consulenza patrimoniale Henley & Partners ha presentato il Crypto Wealth Report 2025, il suo rapporto annuale che traccia la distribuzione della ricchezza in criptovalute e fornisce un identikit della nuova élite finanziaria di milionari e milionarie crypto. Lo studio ha elaborato informazioni open source su grandi partecipazioni in valute digitali provenienti da note piattaforme di analisi e scambio come CoinMarketCap, Binance, BscScan ed Etherscan.
L’identità del milionario crypto medio è frutto di una lunga metamorfosi della ricchezza. I grandi patrimoni legati alle valute digitali sono sviluppati da persone che hanno un’età media bassa (rispetto a quella di milionari e miliardari tradizionali) e vivono e lavorano in città smart che puntano su digitalizzazione e sostenibilità. La ricchezza crittografica nasce e cresce all’interno di economie digitali solide e mature dove le imprese fanno open innovation e collaborano con startup, università e centri di ricerca, integrano l’intelligenza artificiale nei loro processi produttivi e si concentrano su attività di innovazione.
In questo articolo:
- Quanti sono i milionari da criptovalute nel 2025
- Bitcoin è sempre centrale nel settore
- Da dove arrivano i milionari crypto
- Quando gli agenti AI diventano crypto milionari
Quanti sono i milionari da criptovalute nel 2025
Il report di Henley & Partners calcola 241.700 milionari e milionarie (+40% rispetto al 2024), 450 centomilionari e centomilionarie (+38%) e 36 miliardari e miliardarie (+29%) esclusivamente grazie alle cripto-attività. Il ritmo di crescita è di otto cripto-milionari ogni ora. Tra i 36 miliardari ci sono anche due italiani: Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, il primo presidente, cofondatore e maggiore azionista di Tether, il secondo amministratore delegato dell’azienda di Usdt. La base è di 590 milioni di utenti crypto in tutto il mondo (un numero aumentato del +5% in un anno) che generano un valore di mercato complessivo pari a 3,3 miliardi di dollari, in crescita del +45% sul 2024.
Lo studio individua le ragioni di questa incredibile ascesa nella crescente accettazione delle criptovalute come strumenti di pagamento e di diversificazione del portafoglio (nell’utenza retail e nelle principali economie emergenti come il Brasile, l’India, la Cina, l’Arabia Saudita e la Nigeria), nella semplificazione dell’accesso a questi asset, nell’evoluzione e nella maggiore sicurezza degli exchange e degli strumenti di custodia, nella progressiva necessità di proteggersi dall’inflazione e nell’ingresso nel settore di investitori istituzionali e fondi di investimento.
Bitcoin è sempre centrale nel settore
Il report di Henley & Partners dedica un focus speciale a Bitcoin, la regina delle criptovalute. In questo caso, si contano 145.100 milionari e milionarie (in crescita del +70% sul 2024), 254 centomilionari e centomilionarie (+63%) e 17 miliardari e miliardarie (+55%). Le persone che possiedono Btc sono 295 milioni (+7% rispetto all’anno precedente) per un valore totale di 2,1 bilioni di dollari, +72% sul 2024. Chi detiene l’oro digitale nel wallet rappresenta il 60% di milionari e milionarie e il 50% di tutti gli utenti crittografici: su 590 milioni, 295 milioni hanno Bitcoin.
Quanto alle specifiche caratteristiche di milionari e miliardari crypto, i detentori di questi enormi patrimoni vengono inseriti in tre categorie principali. Innanzitutto, gli imprenditori dell’hi-tech e gli sviluppatori di software che hanno creduto e investito subito nella tecnologia blockchain e nel valore di Bitcoin. In secondo luogo, gli operatori finanziari che sono migrati dalla finanza tradizionale a quella decentralizzata. Infine, gli investitori privati che hanno avuto l’abilità di diversificare il proprio portafoglio al momento giusto scommettendo sulle valute digitali.
Da dove arrivano i milionari crypto
L’adozione delle criptovalute ha una sua precisa geografia. I Paesi leader mondiali sono cinque: Singapore, Hong Kong, Stati Uniti, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti. Singapore è in assoluto la capitale asiatica delle crypto: nella città-stato dell’Asia sud-orientale le criptovalute sono legali (vengono disciplinate dal Payment Services Act, una legge che ha fornito un sistema di regolamentazione chiaro, sicuro e strutturato) e fioriscono le attività fintech, con numerose startup e Pmi innovative nei settori cruciali (blockchain, pagamenti, prestiti alternativi, insurtech, buy now pay later, embedded finance), l’organizzazione annuale del Singapore FinTech Festival (il più grande festival del genere al mondo) e un’associazione di categoria attiva e influente come la Singapore FinTech Association.
Al secondo posto c’è Hong Kong: grazie al lavoro della Hong Kong Securities and Futures Commission, uno dei centri finanziari internazionali più importanti del mondo facilita il trading di crypto, fornisce a chi opera nella regione l’accesso a pool di liquidità e promuove l’intelligenza artificiale e la tokenizzazione. Il gradino più basso del podio è occupato dagli Stati Uniti, che il presidente Donald Trump vuole trasformare nella capitale mondiale delle criptovalute, favorendo gli investimenti nel settore grazie a una legge fondamentale come il Genius Act che ha dato un impulso decisivo alla rivoluzione del denaro digitale e all’intero settore della finanza decentralizzata. Gli Usa, specie nella Silicon Valley e a New York, sono un punto di riferimento globale per Pmi e startup innovative, exchange di criptovalute e investitori istituzionali.
Quando gli agenti AI diventano crypto milionari
Il Crypto Wealth Report 2025 individua una serie di tendenze per il futuro delle criptovalute. Su tutte spiccano l’ampliamento della regolamentazione internazionale e la riduzione della frammentazione per armonizzare le regole sui mercati, come accaduto con il Micar europeo e il Genius Act statunitense; la tokenizzazione degli Rwa (Real World Asset, gli asset reali), ovvero la conversione di beni del mondo fisico o finanziario (immobili, materie prime, opere d’arte, azioni, obbligazioni, proprietà intellettuali e così via) in rappresentazioni digitali negoziabili; l’ingegnerizzazione dei prodotti finanziari in segmenti specializzati come i derivati crypto, gli Etf su criptovalute e le polizze assicurative che fanno leva sugli smart contract; l’integrazione tra istituzioni finanziarie tradizionali e sviluppatori e prestatori di servizi legati alle criptovalute.
Un ruolo di primo piano spetta all’intelligenza artificiale e Henley analizza il caso di studio del boom degli agenti AI autonomi diventati milionari. Nel settore ci sono stati alcuni fenomeni clamorosi come quello di Truth Terminal: nato da un’idea del ricercatore Andy Avrey, l’esperimento di due agenti AI incrociati ha creato una community dal nulla e lanciato la meme coin Goat arrivata a valere quasi 500 milioni. Da allora esistono diversi ibridi influencer–trader AI in un’economia guidata dall’intelligenza artificiale: il report stima che oltre 2.000 miliardi di dollari di attività mensili sulle stablecoin sono generati da bot automatizzati e agenti AI che scambiano e gestiscono asset 24 ore su 24.
Gli analisti di Henley definiscono questo trend come DeFAI: la convergenza tra DeFi e AI. Oggi si contano (e se ne conteranno sempre più nell’immediato futuro) migliaia di agenti AI che monitorano simultaneamente centinaia di protocolli DeFi, analizzando innumerevoli set di dati in tempo reale, spostando in automatico i fondi dove i rendimenti sono più elevati e dribblando le piattaforme rischiose. Alcuni sono specializzati nello yield farming (la pratica in cui gli investitori ottengono un reddito passivo dalle proprie crypto fornendo liquidità ai protocolli DeFi) e altri si dedicano al trading basato sull’arbitraggio. Agenti e criptovalute sono così perfettamente integrati gli uni nelle altre che “stiamo assistendo ad un nuovo paradigma economico in cui gli attori digitali possono possedere asset, prendere decisioni e creare valore in modo indipendente”.








