Continua a tenere banco la sfida di governance all’interno di Mps. Una sfida che intreccia diverse traiettorie: da quelle strategiche e industriali, fino ad arrivare a quelle politiche. Il recente confronto attorno alla figura dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio rappresenta difatti molto più di una semplice vicenda di governance. È, piuttosto, un caso emblematico di come capitale, strategia e continuità manageriale si intreccino in un contesto dove il confine tra interesse pubblico e logiche di mercato resta, inevitabilmente, sottile.
Lovaglio, figura centrale nel percorso di rilancio della banca negli ultimi anni, è tornato al centro della scena dopo essere stato escluso dalla lista del consiglio di amministrazione in vista del rinnovo del board. Una decisione finita ovviamente sotto i riflettori dato che introduce un elemento di potenziale discontinuità in una fase ancora delicata del percorso di trasformazione della banca, impegnata nell’integrazione di Mediobanca e imbrigliata dall’inchiesta della Procura di Milano.
Mps, Lovaglio: “Sono a mio agio per un nuovo mandato”
In un’intervista rilasciata a Bloomberg, Luigi Lovaglio ha rotto il silenzio, dichiarando di sentirsi “completamente a mio agio nel candidarsi per un nuovo mandato” e di essere fiducioso sul fatto “il mercato riconoscerà il lavoro svolto e i risultati raggiunti”. Lovaglio ha inoltre ribadito con chiarezza la propria impostazione: “L’esecuzione è ciò che conta davvero in questa fase” e “il piano industriale non deve essere cambiato, perché posiziona la banca a livelli molto elevati, raggiungendo il terzo posto nel settore bancario italiano. Sono certo inoltre che assicurerà alti livelli di remunerazione agli azionisti”. Un messaggio che si inserisce perfettamente nella narrativa della continuità, elemento che diventa centrale nella discussione sulla governance della banca.
Il manager ha comunque segnalato altri fattori esterni hanno contribuito a condizionare la dinamica delle azioni, tra cui “la mancata pubblicazione del rapporto di concambio con Mediobanca”. Una lettura che sposta parte delle responsabilità sull’incompletezza delle informazioni disponibili al mercato, senza mettere in discussione l’impianto strategico.
Accanto alla dimensione industriale, resta centrale anche il tema personale e regolamentare, che negli ultimi mesi ha alimentato discussioni e interrogativi. Sul punto, Lovaglio ha richiamato il percorso di valutazione già affrontato con le autorità di vigilanza, ricordando che “la banca ha confermato il 5 dicembre il mio ‘fit & proper’, poi un’altra volta a metà febbraio”. Una sequenza che, nella sua interpretazione, rafforza la piena legittimità del suo ruolo: “Considerando la fase dell’inchiesta non penso che sia per me un problema essere amministratore delegato del gruppo”, aggiungendo inoltre che “l’inchiesta è in corso e sono fiducioso che alla fine le cose saranno chiarite”. Un messaggio che punta a rassicurare il mercato e gli azionisti, inserendo la propria posizione all’interno di un quadro di continuità istituzionale.
“Felice di unirmi alla lista di Tortora”
Alla domanda sulle ragioni della mancata ricandidatura da parte del board, Lovaglio ha preferito non alimentare lo scontro diretto, spostando l’attenzione sul lavoro da portare avanti: “Onestamente non penso che sia il punto chiave, penso che ciò che è importante è che sono completamente impegnato a realizzare il piano e sono veramente felice di unirmi a quella lista qualificata presentata da Tortora”. Una posizione che, pur nella sua apparente neutralità, conferma la volontà di mantenere il focus sull’esecuzione piuttosto che sulle dinamiche interne.
Nel più ampio disegno strategico, un ulteriore elemento citato riguarda il possibile ruolo di Generali nel rafforzamento del gruppo e nella costruzione di sinergie industriali. Anche in questo caso, Lovaglio ha scelto un approccio pragmatico, evidenziando che “è importante avere Generali ma che il nostro focus strategico è nel fare crescere il gruppo e nel raggiungere quello che abbiamo promesso per la banca”. Un richiamo esplicito alla centralità degli obiettivi già definiti, che non devono essere subordinati ad altre considerazioni, per quanto rilevanti.
In un contesto così complesso, il tempo delle decisioni si restringe e il peso delle parole cresce. Le dichiarazioni di Lovaglio, più che una semplice difesa del proprio operato, diventano parte integrante della narrazione di una banca che si trova davanti a un bivio: interrompere un percorso per ridefinire le proprie strategie o proseguire lungo una traiettoria già tracciata, puntando sulla stabilità della guida e sulla continuità degli obiettivi. L’assemblea del 15 aprile sarà il momento in cui queste due visioni si confronteranno senza mediazioni, e sarà il mercato, insieme agli azionisti, a indicare quale direzione prendere.









