A Rocca Salimbeni la tensione si taglia con un coltello. La sfida per il vertice di Monte dei Paschi si è ormai trasformata in un confronto aperto sulla governance e sulla regia della prossima fase industriale. In vista dell’assemblea del 15 aprile, Pierluigi Tortora, patron di Plt Holding e promotore della lista alternativa a quella del cda, ha scelto di rivolgersi direttamente agli azionisti di Mps, in larga parte investitori istituzionali: sostituire Luigi Lovaglio con Fabrizio Palermo nel momento in cui la banca è impegnata su più fronti strategici esporrebbe Mps a un passaggio di governance “rischioso”. La reazione del Monte non si sarebbe fatta attendere e avrebbe alzato immediatamente il livello dello scontro, portando alle autorità regolamentari le contestazioni sulla candidatura dell’amministratore delegato uscente.
In questo articolo:
- Mps, il fronte Tortora gioca la carta della continuità
- L’affondo a Palermo diventa il perno della lista alternativa
- Mps-Lovaglio, gli esposti segnano il punto di non ritorno
Mps, il fronte Tortora gioca la carta della continuità
Nella lettera inviata agli azionisti e riportata da Milano Finanza, Tortora evidenzia come il Monte dei Paschi non si trova più nella fase emergenziale del risanamento, ma in quel tratto molto più sensibile in cui i risultati ottenuti devono essere trasformati in traiettoria industriale stabile, remunerazione per gli azionisti e gestione ordinata di un’operazione straordinaria complessa come quella su Mediobanca. Per questo motivo la continuità di Luigi Lovaglio viene presentata come un fattore funzionale all’esecuzione, perché coincide con la permanenza della figura che ha guidato il recupero della banca dal 2022 e che ha accompagnato il passaggio da istituto in difficoltà a gruppo tornato centrale nel risiko finanziario italiano.
Tortora lega questa lettura a due numeri che nella sua impostazione diventano il metro della posta in gioco. Il primo è quello dei 16 miliardi di dividendi indicati nel piano industriale su cinque anni, una promessa che parla direttamente al mercato e alla platea degli investitori chiamati a esprimersi sul rinnovo degli organi sociali. Il secondo è quello dei 700 milioni di sinergie attribuiti a Mps nell’operazione Mediobanca, cioè il valore industriale che la banca senese punta a portare a casa dentro il progetto di integrazione. Nel messaggio rivolto agli azionisti, Tortora insiste proprio su questo punto: risultati di questa portata non dipendono soltanto dalla definizione dei target, ma dalla capacità di portarli a terra attraverso una struttura di comando riconosciuta, continua e pienamente legittimata. In questa lettura, Lovaglio viene indicato come la figura di raccordo tra il risanamento già compiuto e la fase di esecuzione che ora si apre: il manager che ha accompagnato la banca nel riequilibrio patrimoniale, nel recupero di credibilità sul mercato e nell’avvio del dossier Mediobanca sarebbe, secondo Tortora, anche il profilo più coerente per guidare il passaggio successivo. A rafforzare questa linea c’è anche il segnale che arriva dall’azionariato raccolto attorno alla lista alternativa, che potrebbe contare sul sostegno di Giorgio Girondi, patron di Ufi Filters, accreditato di una quota superiore al 3%.
L’affondo a Palermo diventa il perno della lista alternativa
L’affondo su Fabrizio Palermo segue la stessa logica con cui Tortora difende la continuità di Lovaglio. Nel mirino c’è l’assenza di un legame diretto con la governance uscente e con i dossier che hanno accompagnato la banca nell’ultima fase. Palermo, attuale amministratore delegato di Acea, “non siede nel consiglio e non ha conoscenza diretta delle dinamiche operative e regolamentari della banca”, scrive Tortora. Se in una fase ordinaria questo argomento avrebbe un peso relativo, nella rappresentazione costruita da Plt, acquista invece centralità proprio perché il passaggio che Mps sta affrontando non viene descritto come una normale successione manageriale, ma come un cambio di regia nel pieno di una trasformazione già avviata. Il punto che Tortora porta all’attenzione dei soci è che la banca non starebbe scegliendo semplicemente un nuovo amministratore delegato, ma decidendo se affidare l’esecuzione del piano a un profilo interno alla traiettoria costruita negli ultimi anni oppure a una figura esterna a quella catena decisionale.
Dentro questa strategia si colloca anche la composizione della lista alternativa, che Tortora presenta come una proposta organica e non come una semplice sommatoria di nomi. Il messaggio rivolto agli investitori è quello di una squadra costruita per rispondere alle attese della vigilanza e del mercato, con un impianto che prova a coprire le aree decisive per una banca chiamata a gestire governo societario, rischi, tecnologia, compliance, finanza straordinaria e resilienza operativa. Il profilo di Cesare Bisoni, Flavia Mazzarella e Carlo Corradini viene associato al presidio regolamentare e di governance; Andrea Cuomo al versante digitale e tecnologico; Livia Amidani Aliberti ai rischi e ai temi esg; Massimo Di Carlo e ancora Corradini alle operazioni straordinarie e alla finanza strutturata; Patrizia Albano al diritto societario e dei mercati; Paola Girdinio alla cybersecurity; Dante Campioni e Paolo Massimo Martelli alla dimensione internazionale del banking.
Mps-Lovaglio, gli esposti segnano il punto di non ritorno
La risposta di Siena ha spostato lo scontro su un livello ulteriore, quello istituzionale e regolamentare. Secondo indiscrezioni rilanciate ieri da Reuters, Monte dei Paschi avrebbe presentato tre esposti a Bce, Consob e Bankitalia sulla lista promossa da Plt Holding, contestando il modo in cui si è formata la candidatura alternativa con Luigi Lovaglio indicato di nuovo come amministratore delegato. Nella ricostruzione sostenuta dalla banca, il manager avrebbe dovuto comunicare preventivamente l’accordo con Tortora, in ragione dei doveri connessi alla sua posizione nei confronti dell’istituto e del consiglio di amministrazione. Accanto a questo, la banca avrebbe evidenziato anche un secondo profilo, legato al peso specifico della figura dell’amministratore delegato all’interno della lista. Proprio per l’influenza rilevante di quel ruolo nell’assetto futuro della banca, la lista, secondo la linea sostenuta da Siena, avrebbe richiesto un passaggio di approvazione da parte della Bce. Tuttavia, in una nota diffusa questa mattina, la banca ha precisato che, alla luce delle interlocuzioni preliminari con Consob e Banca centrale europea, tutte e tre le liste restano comunque ammesse al voto dell’assemblea.
Nel frattempo il cda ha compiuto il gesto più netto sul piano societario, togliendo le deleghe a Lovaglio e sospendendolo anche dalla carica di direttore generale. Il manager che aveva guidato, insieme al Tesoro, una lunga opera di risanamento è stato così formalmente separato dal centro operativo della banca proprio mentre il confronto per il nuovo board entra nella fase decisiva. La scelta è maturata dopo giorni di riunioni e ha sancito una rottura piena tra l’amministratore delegato e il consiglio presieduto da Nicola Maione.
L’assemblea del 15 aprile si avvicina così con un doppio livello di tensione: da una parte il confronto tra due visioni di governance, dall’altra la gestione di una rottura interna che ormai si riflette direttamente sul mercato, sui soci e sul posizionamento della banca nella sua nuova fase.









