Mps-Mediobanca, inizia il dopo Lovaglio: i concambi della fusione

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Nel momento in cui Monte dei Paschi prova a portare a terra l’operazione più ambiziosa della sua nuova stagione, la banca si ritrova ad affrontare insieme due passaggi decisivi: il via libera formale alla fusione Mps-Mediobanca e la gestione di una successione interna che ha già aperto tensioni tra soci, board e vigilanza.

L’approvazione del progetto di integrazione da parte dei consigli di amministrazione dei due istituti conferma la traiettoria industriale tracciata negli ultimi mesi, ma arriva in un contesto reso più instabile dall’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del cda per il prossimo triennio. Così il dossier strategico e quello di governance finiscono per sovrapporsi proprio nella fase in cui Siena dovrebbe presentarsi al mercato con il massimo della compattezza.

 

In questo articolo:

 

  • Mps-Mediobanca, via libera alla fusione
  • Le ragioni dello strappo tra Mps e Lovaglio
  • Mps, cosa accadrà nelle prossime settimane

 

Mps-Mediobanca, via libera alla fusione

I consigli di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca hanno approvato il progetto di fusione e il rapporto di concambio, fissato in 2,45 azioni Mps per ogni azione Mediobanca. Si tratta di un livello superiore alla forchetta di 2,35-2,40 ipotizzata da parte degli analisti e vicino al 2,53 dell’opas di settembre. Il rapporto incorpora un premio del 12% sui prezzi correnti e valorizza le azioni Mediobanca 18,1 euro rispetto agli attuali 16,16 euro. L’operazione si inserisce nel nuovo piano strategico di Mps e rafforza il disegno di trasformazione del gruppo in una realtà più ampia, articolata e centrata su più segmenti di attività.

Il riassetto approvato dai board prevede l’assegnazione delle attività di corporate & investment banking e del private banking dedicato alla clientela di fascia alta a una società non quotata controllata al 100% da Mps, che assumerà la denominazione di Mediobanca spa, con l’obiettivo di preservare un marchio considerato di alto valore e un patrimonio consolidato di competenze. In questa nuova società confluirà anche la partecipazione in Generali. Parallelamente è prevista l’integrazione industriale delle reti di consulenti finanziari e delle attività retail e affluent wealth management di Mediobanca Premier e Banca Widiba, con quest’ultima destinata ad assumere una nuova denominazione contenente anch’essa il marchio Mediobanca.

Per dare attuazione all’operazione, Mps procederà a un aumento di capitale fino a circa 1,6 miliardi di euro, attraverso l’emissione di un massimo di 272 milioni di nuove azioni ordinarie da assegnare agli azionisti Mediobanca nell’ambito del concambio. Il calendario indicativo prevede che la fusione possa diventare efficace entro la fine del 2026, dopo il passaggio assembleare e il rilascio delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti, tra cui Bce, Banca d’Italia e Presidenza del Consiglio nell’ambito della disciplina sul golden power. A quella data, secondo le stime preliminari, il nuovo gruppo avrebbe tra i principali soci Delfin con circa il 16,1%, il gruppo Caltagirone con il 9,4%, BlackRock con il 4,6%, il Mef con il 4,5% e BancoBpm con il 3,4% mentre il flottante rappresenterebbe circa il 62% del capitale.

 

Le ragioni dello strappo tra Mps e Lovaglio

Il via libera alla fusione arriva però mentre si consuma la rottura con il manager che più di ogni altro ha incarnato il rilancio recente della banca. A una settimana dall’esclusione di Luigi Lovaglio dalla lista del board, la decisione del cda presieduto da Nicola Maione segna un passaggio politico e societario che va oltre il semplice rinnovo delle cariche. Lovaglio, arrivato nel 2022 e protagonista della fase di risanamento di Mps, era stato a lungo considerato il candidato naturale per accompagnare il gruppo nella nuova fase. Nelle ultime settimane, però, il suo nome ha progressivamente perso centralità nel processo di rinnovo della governance. A pesare è stato innanzitutto il mutato equilibrio tra i grandi azionisti. Lovaglio aveva il sostegno di Delfin, primo socio dell’istituto, ma non quello di Francesco Gaetano Caltagirone, che non considerava la fusione con Mediobanca una priorità e ha espresso una linea diversa sul futuro assetto di Siena. La divergenza non riguarda soltanto il perimetro industriale dell’operazione, ma anche il modo in cui Mps dovrebbe collocarsi nel sistema bancario italiano e nei rapporti con alcuni degli snodi strategici storicamente legati a Piazzetta Cuccia.

Sul tavolo si sono aggiunte anche le valutazioni legali e reputazionali legate all’inchiesta milanese sulla scalata a Mediobanca. Secondo quanto emerso, il board avrebbe acquisito pareri che hanno richiamato l’attenzione sui possibili riflessi reputazionali e regolamentari della posizione del ceo uscente. In questo quadro, la mancata inclusione nella lista dei candidati è diventata anche un segnale inviato in vista dell’assemblea e del successivo confronto con la vigilanza europea. Non viene dunque meno il riconoscimento per i risultati conseguiti nella fase di risanamento, ma si apre una nuova stagione nella quale il profilo del vertice dovrà rispondere a un equilibrio più complesso tra soci, mercato e autorità.

 

Mps, cosa accadrà nelle prossime settimane

Le prossime settimane saranno decisive sia sul fronte dell’operazione con Mediobanca sia su quello della governance. Il primo snodo sarà l’assemblea del 15 aprile, chiamata a rinnovare il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi in un clima reso più teso dall’esclusione di Lovaglio e dall’eventualità che il manager possa valutare una candidatura in una lista alternativa. In quella sede gli azionisti saranno chiamati anche a individuare il profilo a cui affidare la guida della banca, scegliendo tra Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi. Nel frattempo la banca dovrà continuare a presentare al mercato la propria strategia in una fase in cui la visibilità del management è inevitabilmente diventata un tema. Secondo quanto riferito da Reuters, contrariamente a quanto avvenuto in passato, Lovaglio non avrebbe incontrato gli investitori subito dopo la presentazione del nuovo piano, anche se Mps parteciperà alla conferenza annuale di Morgan Stanley sui settori finanziari europei a Londra e starebbe valutando ulteriori incontri con il mercato per illustrare la strategia. Questo significa che la banca è chiamata a mantenere aperto il dialogo con gli investitori proprio mentre il dossier industriale si intreccia con quello istituzionale e societario.

A rendere ancora più delicato il quadro ci sono poi le osservazioni della Banca centrale europea sul processo di selezione dei candidati della lista del cda. Francoforte ha espresso riserve su un iter condotto in tempi stretti e sul fatto che la maggior parte dei candidati sia stata valutata con punteggi elevati nonostante livelli di esperienza molto diversi. La Bce richiama in particolare la necessità di preservare la qualità complessiva della composizione del consiglio, l’independence of mind dei suoi componenti e la presenza di un amministratore delegato dotato di chiara autonomia di giudizio e rilevante esperienza bancaria. È su questo doppio binario, esecuzione della fusione e definizione della nuova leadership, che si giocherà ora la partita più delicata per Siena.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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