Nasdaq: astinenza da IPO a Wall Street, cosa fare con l'indice?
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Nasdaq: astinenza da IPO a Wall Street, cosa fare con l’indice?

Nasdaq: astinenza da IPO a Wall Street, cosa fare con l'indice?

Duecentocinquantadue giorni. Sono passati più di otto mesi da quando al Nasdaq c’è stata l’ultima quotazione di una società tecnologica con una capitalizzazione superiore a 50 milioni di dollari. Un dato che da un lato certifica la fine del boom del settore e dall’altro apre a una sua possibile crisi. Secondo un report di Morgan Stanley, l’attuale frenata delle quotazioni sul listino tecnologico è peggiore e più duratura di quella registrata negli anni della crisi dei mutui subprime. Peggiore anche rispetto a quella che seguiva lo scoppio della bolla dotcom di inizio millennio.

Che il 2022 sarebbe stato un anno difficile per i tecnologici lo si era capito già nel primo trimestre. L’inflazione e le incertezze internazionali hanno avviato una drastica inversione di rotta tra gli investitori che, passata l’euforia, hanno dato vita a pesanti vendite. Il Nasdaq da inizio anno ha perso il 31%. Otto punti in più rispetto all’S&P 500, il principale indice azionario statunitense.

Il dubbio è che le aziende tecnologiche abbiano raccolto negli anni del boom risorse tali da non necessitare ulteriori capitali. Ma è solo un’ipotesi, perché intanto la lista di società che fanno dietrofront si allunga. A inizio anno la piattaforma Wetranfer ha deciso cancellare il suo debutto al Nasdaq. Stessa cosa per gli uffici di WeWork e per il produttore di software Justwork, solo per citare società in odore di capitalizzare oltre 50 milioni.

D’altro canto, le incerte fortune delle società che si sono quotate nell’ultimo anno sembrano giustificare i timori dei manager. Coinbase, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo, ha perso l’83% del valore in 17 mesi di quotazione: ad aprile 2021 si era quotata con un prezzo per azione di 360 dollari, oggi viaggia appena sopra i 60. Solo per restare nel settore finanziario, l’app di trading Robin Hood ha perso quasi l’80% dall’Ipo di luglio 2021, passando da 47 a 10 dollari. Aziende su cui si è abbattuto anche il crollo delle criptovalute, che in un anno hanno bruciato 2 mila miliardi di capitalizzazione. Solo Bitcoin è sceso da 47.500 a neanche 20.000 dollari. Vittima sì della propria volatilità, ma in sintonia con quanto succedeva al Nasdaq. Se è inverno per le cripto, è inverno anche per le big tech.

 

 

Nasdaq: quotazioni sono a un bivio, violazione del livello 11.000 o doppio minimo?

Quotato sul CME, il Future sull’indice Nasdaq100 è decisamente impostato al ribasso nel breve termine, anche grazie alla performance negativa registrata nella seduta di venerdì (-1,44%). Dopo un’apertura in linea con la chiusura precedente, infatti, le quotazioni hanno dapprima intrapreso un andamento fortemente rialzista che le ha portate a realizzare un massimo sul livello 11.350 (area di doppio massimo intraday), per poi invertire drasticamente la rotta fino a raggiungere un minimo a quota 11.024, andando a chiudere non lontano a 11.058 punti. Nel frattempo vi sono state molte oscillazioni che hanno reso la giornata molto volatile, piena di insidie e falsi segnali.

Ma un motivo c’è. Ampliando l’orizzonte temporale, infatti, risulta evidente come la discesa iniziata lo scorso 16 agosto stia portando i corsi inesorabilmente verso il livello 11.000, area di minimo toccato anche il 16 giugno. In pratica, a distanza di tre mesi e mezzo il mercato si trova sempre allo stesso punto, con l’aggravante che, questa volta, il trend punta velocemente verso il basso.

Tutto ciò crea fibrillazione negli operatori, indecisi se prepararsi ad una violazione del già citato supporto (teoricamente probabile viste le attuali condizioni macroeconomiche e geopolitiche) oppure tenersi pronti per un rimbalzo delle quotazioni, che però darebbe origine ad una configurazione di doppio minimo daily piuttosto fragile.

L’idea più diffusa pende per un recupero dei prezzi, almeno per una decina di giorni, così da evitare lo spauracchio di quota 11.000. Dopo questo termine l’analisi sarà da aggiornare. Dal punto di vista operativo, pertanto, l’ingresso in posizioni long è consigliabile al superamento del livello 11.350 con target nell’intorno dei 11.613 dollari, mentre le posizioni ribassiste potranno essere aperte solo alla violazione di quota 11.024 con obiettivo molto vicino al livello 10.865.

L’impostazione algoritmica, infatti, vede i prezzi stazionare al di sotto dell’indicatore Supertrend mentre sia l’indicatore Parabolic Sar che la media mobile a 25 sono ribassisti da inizio settembre. Anche l’indicatore Macd ha appena incrociato il proprio Signal. Inoltre, è da segnalare come l’indicatore RSI sia posizionato nell’area di “neutralità” vicino al livello 33.

 


L’andamento di breve termine del Future NASDAQ100

AUTORE

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi

Alessandro Aldrovandi, trader specializzato nella negoziazione per conto proprio di futures, azioni ed ETF, italiani ed esteri, sia con strategie discrezionali che quantitative. È autore di alcune pubblicazioni sulle tecniche di trading, organizza periodicamente corsi di formazione ed è stato più volte relatore nei principali convegni dedicati alla finanza e agli investimenti sia in Italia che all’estero. Interviene spesso nelle trasmissioni televisive sul canale finanziario ClassCNBC e pubblica articoli per varie testate giornalistiche. Offre anche servizi di consulenza generica.

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