Recentemente si è parlato molto di una possibile fusione tra le due case automobilistiche giapponesi Nissan Motor e Honda Motor. Il maggiore azionista di Nissan, il produttore francese Renault, ha acconsentito affinché i colloqui andassero avanti, nella speranza che la compagnia giapponese possa uscire da una lunga crisi. In questo testo vedremo cosa ha determinato il periodo buio di Nissan, che ormai dura da un quarto di secolo, e come una combinazione con Honda possa farla uscire dal tunnel.
Nissan: anamnesi di una crisi
I problemi di Nissan risalgono a circa 25 anni fa, quando la società si è trovata in gravi difficoltà finanziarie che coinvolsero tutto il gruppo industriale. All’epoca la casa automobilistica francese Renault intervenne con una grossa iniezione di denaro in un’alleanza a tre che includeva anche l’altro gruppo giapponese Mitsubishi Motors. A capo di Nissan fu messo l’imprenditore brasiliano Carlos Ghosn per invertire la tendenza negativa dell’azienda. Il top manager era noto per la sua capacità di tagliare i costi delle aziende e infatti impose subito un piano industriale per la rinascita che prevedeva il licenziamento di circa 21 mila lavoratori. Gli effetti si videro, perché dopo diverso tempo l’azienda era tornata a produrre utili. Tra l’altro, il sodalizio Renault-Nissan-Mitsubishi nel 2017 raggiunse il primo posto mondiale tra i costruttori di automobili, davanti a Volkswagen AG, Toyota e General Motors.
Nel 2018, però, Ghosn fu immischiato in uno scandalo di frodi finanziarie che portò all’arresto in Giappone. Ciò comportò l’espulsione da Nissan, ma soprattutto rapporti incrinati tra i partner. Il posto di Ghosn fu preso da Hiroto Saikawa. Quest’ultimo tuttavia rimase in carica per poco perché una vicenda torbida relativa a retribuzioni eccessive mise la società in subbuglio. Così nel 2019 Saikawa si dimise da CEO, lasciando il posto a Makoto Uchida dal 1° dicembre dello stesso anno.
Nel frattempo le vendite erano crollate, la società perdeva lustro nel marchio e gli investitori attivisti pressavano per un cambio di rotta. Nel 2023, Nissan e Renault riallinearono un’alleanza decennale concordando partecipazioni incrociate del 15%. Questo ha comportato la riduzione della quota Renault in Nissan, con il trasferimento di un pacchetto del 28,4% in un trust fiduciario – sempre controllato dall’azienda francese – per sterilizzare i diritti di voto. Le due aziende hanno anche pianificato la presentazione di nuovi modelli insieme al terzo partner: il produttore giapponese Mitsubishi Motors. Il ménage à trois però non ha migliorato la situazione finanziaria di Nissan. L’azienda è sull’orlo del baratro, con vendite in USA e Cina molto deboli e un tracollo preoccupante dei profitti. La reazione della società non poteva che essere drastica: taglio dei posti di lavoro, riduzione del 20% della capacità produttiva e abbassamento della guidance annuale. Intanto le azioni sono affondate in Borsa, perdendo dal picco di giugno 2015 circa il 70% del loro valore.
Nissan: cosa dicono i numeri di bilancio
La situazione finanziaria di Nissan fa acqua da tutte le parti. Nel primo semestre del 2024, l’utile netto si è inabissato del 94% a 19,2 miliardi di yen, a fronte di 296,2 miliardi di yen dello stesso periodo del 2023. L’azienda ha abbassato le sue previsioni per l’utile operativo del 70%. Critica è anche la situazione debitoria. Nissan ha un debito di circa 1,6 miliardi di dollari in scadenza nel 2025, che sale a 5,6 miliardi di dollari nel 2026. Si tratta del livello più alto degli ultimi 30 anni. Le vendite continuano a scendere in ogni luogo: Giappone, Cina e Stati Uniti. Quest’ultimo è il mercato più grande e importante di Nissan.
Il declino della casa automobilistica è contrassegnato da una gamma di prodotti obsoleta che sta provocando accumulo di scorte e arretrati di inventario. Nel semestre i ricavi sono scesi in un anno di 79,1 miliardi di yen a 5.980 miliardi di yen, a fronte di volumi di vendita globali di 1,6 milioni di unità. Uchida ha ridotto le previsioni di vendita in tutti i principali mercati, dicendo addio al piano elaborato lo scorso anno di consegnare 1 milione di auto in più entro il 2027.
La fusione con Honda per uscire dalla crisi?
L’obiettivo fondamentale della fusione Nissan-Honda è quello di creare un colosso automobilistico da contrapporre al gruppo Toyota, in particolare se alla combinazione dovesse aggiungersi Mitsubishi. I tre a marzo del 2024 avevano stipulato un accordo preliminare per sviluppare internamente software, batterie e altre componenti essenziali per i veicoli elettrici. Insieme potrebbero arrivare a una produzione complessiva di circa 4 milioni di veicoli in un semestre, stando ai numeri dei primi sei mesi del 2024. Nello stesso periodo Toyota ha immatricolato 5,2 milioni di veicoli. Secondo gli analisti, la fusione darebbe maggiore rilevanza al marchio Nissan. Quantomeno potrebbe fare uscire il gruppo con sede a Yokohama da una situazione incancrenita, dove i consumatori hanno perso appetito per i veicoli della casa giapponese.








