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Obbligazioni high yield: ecco perché possono tornare protagoniste

Schermata con andamento dei mercati finanziari

Il segmento delle obbligazioni ad alto rendimento (high yield) ha vissuto mesi molto difficili. La corsa al rialzo dei tassi di interesse delle Banche centrali per cercare di fermare l’inflazione ha colpito in particolar modo le asset class più rischiose, quelle dove negli anni scorsi molti investitori sono andati a cercare rendimenti praticamente assenti altrove. I ritorni sui bond high yield sono così arrivati a livelli storicamente elevati. In Europa si può spuntare fino all’8%-10%, percentuali che non si vedevano dalla crisi finanziaria, ossia da oltre dieci anni fa. Possono rappresentare buone opportunità per prendere posizione sull’asset class?

Borsa&Finanza lo ha chiesto ad Adam Darling, gestore obbligazionario di Jupiter AM, secondo cui statisticamente in passato, da livelli simili, si sono avuti rendimenti in doppia cifra nei dodici mesi successivi nel 60% dei casi. “Sebbene non sia consigliabile estrapolare previsioni sul futuro a partire da quanto accaduto in passato, i livelli di rendimento attuali sul segmento degli high yield europei appaiono di grande interesse” precisa Darling che tuttavia avverte che non è tutto oro quello che luccica.

 

Obbligazioni high yield, dispersione dei rendimenti in aumento

A differenza di quanto accaduto negli anni passati, prima del ritorno dell’inflazione, oggi la capacità di selezionare obbligazioni di qualità è tornata a essere importante. Prima c’era fame di rendimenti e in un mondo a tassi zero le distinzioni tra i bond ad alto rendimento emessi in diverse aree geografiche o da imprese appartenenti a diversi settori industriali erano quasi completamente venute meno. Ora, tuttavia, la dispersione dei rendimenti è in aumento. Spiega Darling: “Non si tratta solo di selezionare i bond di maggiore qualità, i cui credit spread oggi sono diventati interessanti, ma di capire quali settori dell’economia potrebbero soffrire nel prossimo anno. In questo momento io sono molto prudente sulle società appartenenti ai settori più ciclici dell’economia che potrebbero soffrire la prossima recessione, come i consumi discrezionali, il retail, i servizi al consumo”.

Il che non significa ignorare completamente questi settori, ma attuare una selezione molto profonda e attenta per evitare di finire in situazioni indesiderate. Darling non nasconde il suo pessimismo sul futuro della crescita economica. Per lui nel 2023 ci sarà una recessione e i consumatori, già sotto pressione per l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, potrebbero ridurre ancora di più i consumi, le imprese potrebbero rivedere le loro politiche di assunzione/licenziamento, i default aumenteranno. Ecco perché ritiene più saggio scegliere la qualità. “A livello di portafoglio – racconta – i rendimenti più elevati ci hanno permesso di aumentare la qualità. In questo momento non è più necessario andare a cercare rendimento nelle aree più rischiose del mercato. Per esempio le obbligazioni con rating ‘BB’, ossia le più vicine alla soglia dell’investment grade, offrono oggi un credit spread storicamente elevato”.

 

La svolta delle Banche centrali? Prima di quanto si pensi

Nello scenario base tracciato da Adam Darling per Borsa&Finanza c’è una recessione che contribuirà a mantenere elevata la volatilità sui mercati finanziari anche nei prossimi mesi. C’è però anche una svolta nella postura delle Banche centrali, quella che tante volte i mercati hanno sperato di vedere nel corso delle ultime settimane per rimanere immancabilmente delusi. Per il gestore obbligazionario di Jupiter le Banche centrali non cambieranno atteggiamento fino a quando non avranno visto un sufficiente grado di sofferenza nell’economia: “Ci vorranno mesi ma io credo che la svolta arriverà prima di quanto pensino attualmente i mercati. Infatti, i livelli di inflazione che vediamo adesso sono il risultato delle politiche monetarie e fiscali degli anni passati. Allo stesso tempo stiamo vedendo già gli effetti sull’economia delle restrizioni monetarie messe in atto da un anno a questa parte. Come investitore io non devo preoccuparmi dei livelli di inflazione attuale ma di dove saranno i prezzi al consumo il prossimo anno e nel mio scenario base l’inflazione sarà molto più bassa tra un anno. Certo non torneremo ai livelli degli anni passati ma probabilmente non si parlerà più di rialzo dei tassi di interesse. Anzi, in alcuni paesi, come negli USA, potremmo sentire parlare già di possibili tagli”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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