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Obbligazioni: per Bridgewater no a bond USA ed Europa

Obbligazioni: per Bridgewater no a bond USA ed Europa

Bridgewater punta contro le obbligazioni societarie europee e americane. Il più grande hedge fund del mondo è convinto che la debolezza dei mercati finanziari che si sta vedendo attualmente non terminerà presto. Secondo Greg Jensen, Chief Investment Officer della società, l’inflazione sarà più minacciosa di quanto il mercato possa prevedere, il che metterebbe pressione alla Federal Reserve per aumentare i tassi d’interesse in maniera più aggressiva delle attese. Questo impatterebbe sull’economia in modo molte forte, con una crescita nominale che regge ma quella reale che sarà debole.

Il problema dei tassi d’interesse più alti per le aziende, sostiene Jensen, sta nei maggiori costi finanziari per il nuovo debito. Ciò significa che potrebbero avere molte difficoltà ad accedere ai finanziamenti, rischiando un crollo dal punto di vista della stabilità finanziaria o addirittura il fallimento. Per questa ragione Bridgewater si mantiene in una posizione di vendita sulle obbligazioni societarie, che quest’anno hanno visto un calo del 13% negli Stati Uniti e del 15% in Europa. Nel mese di aprile l’hedge fund americano ha operato contrarian sul reddito fisso attraverso l’utilizzo di derivati, ma non ha rivelato nei dettagli come fosse strutturata la posizione e a quanto ammontasse l’entità della vendita.

 

Bridgewater: rischio di un crollo del 25% per le azioni

Sul fronte azionario, Jensen ritiene che tutto dipende dal comportamento della Fed. A suo avviso, la Banca Centrale americana non tollererà una svendita delle azioni e una disoccupazione elevata risultanti da un aumento dei tassi tale da portare l’inflazione verso l’obiettivo del 2%. Se così non fosse, il CIO aziendale stima che le azioni potrebbero scivolare di un altro 25% rispetto ai valori attuali.
Jensen ha attribuito alla conclusione del quantitative easing della Fed la ragione principale della volatilità di Wall Street. Con l’istituto centrale che non è più intervenuto per coprire l’offerta di titoli di Stato, gli investitori hanno dovuto colmare il gap e per fare questo hanno svenduto altre partecipazioni come i titoli azionari. L’esperto sottolinea come si stia vedendo un’altalena tra vendita di obbligazioni e di azioni.

 

Bridgewater: ecco dove investire

La società fondata da Ray Dalio si è sempre distinta per aver puntato su assets che cavalcassero le tendenze economiche. Da inizio anno il fondo ha gestito 151 miliardi di dollari di attività e il suo fondo di punta, Pure Alpha, ha realizzato una performance fino alla fine di maggio del 26,2%. Questo si confronta con un calo del 13,3% dell’indice S&P 500 per lo stesso periodo, il che mette in luce la grande capacità di ottenere buoni ritorni da parte della gestione.

In questo momento, Bridgewater è rialzista sulle materie prime e sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione, poiché entrambe le asset class beneficerebbero di un contesto di stagflazione che potrebbe essere alle porte. Jensen sottolinea come questo sia lo scenario più probabile, perché alla fine la Fed non può fare altro che stringere per calmare i prezzi, facendo così rallentare l’economia. Il grande rischio sistemico è che i “mercati non sono abituati al ribasso che si ha quando la Banca Centrale ha dei limiti all’utilizzo della politica monetaria”, chiosa Jensen.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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