Oracle Italia, Sinopoli: “L’IA non è una bolla, è il motore della nuova impresa”

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Quando si parla di intelligenza artificiale nel mondo delle imprese, la domanda che ritorna quotidianamente è sempre la stessa: siamo di fronte a una nuova bolla speculativa destinata a sgonfiarsi, oppure questa tecnologia sta davvero trasformando i modelli di business e i processi in profondità? L’intervista di Borsa&Finanza ad Andrea Sinopoli, Vice President e Technology & Cloud Country Leader di Oracle Italia, parte da qui, da un dubbio legittimo quanto necessario, per decifrare i segnali concreti che emergono dai bilanci, dalle scelte strategiche delle aziende e dai numeri sull’adozione e l’impatto dell’IA. “Non credo che sia una bolla e nemmeno che siamo già nel pieno della maturità”, afferma Sinopoli. “L’IA cresce, evolve, ma la sua traiettoria è più una curva costante che una fragorosa esplosione da bolla”.

 

In questo articolo:

 

  • Oracle, l’IA e i numeri in Italia
  • Le sfide per l’Italia
  • La strategia di Oracle Italia
  • Il valore del cloud in Italia
  • Verso un’OpenAI all’italiana

 

 

Oracle, l’IA e i numeri in Italia

Secondo i dati Istat 2025, il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti utilizza almeno una tecnologia di IA, più del doppio rispetto all’anno precedente (8,2%) e al 5% del 2023. Tuttavia, oltre l’83% delle aziende non ha ancora integrato queste tecnologie nei processi core, con un divario più evidente tra grandi aziende e pmi. “Quando il potenziale dell’IA si scaricherà a terra, sarà rapido e significativo”, continua Sinopoli. “Il compito di Oracle è farsi trovare pronta insieme a chi svilupperà soluzioni legate all’IA in tutte le sue accezioni”. Anche le performance finanziarie confermano la crescita: il cloud, che include infrastruttura e servizi applicativi, resta il principale motore di espansione dei ricavi. L’azienda ha dichiarato che il tasso di crescita totale del cloud è destinato a superare il 40% nell’anno fiscale 2026, rispetto al 24% del 2025.

 

Le sfide per l’Italia

“La vera sfida è portare l’intelligenza artificiale dentro il mondo enterprise”, spiega Sinopoli, marcando una distanza netta rispetto agli usi più superficiali e consumer. “Dobbiamo spostarla dall’utilizzo ‘per hobby’, verso le aziende pubbliche e private. È lì che inizieremo a vedere il vero valore”. Un valore che non si misura in demo spettacolari, ma nella capacità di incidere sui processi core, sull’efficienza operativa e sulla qualità dei servizi.

Se questa è la traiettoria globale, l’Italia – e più in generale l’Europa – si muove con tempi e modalità differenti. “Siamo un po’ più indietro rispetto agli Stati Uniti”, ammette Sinopoli, ma precisa subito che non si tratta di un’anomalia esclusivamente italiana. Il ritardo è in parte figlio di un contesto regolatorio più stringente, che se da un lato tutela cittadini e imprese, dall’altro può rallentare l’adozione delle innovazioni. “La regolamentazione è importante, ma a volte fa un po’ a pugni con l’accelerazione tecnologica”.

A questo si aggiunge una differenza strutturale nel tessuto economico. L’Italia è caratterizzata da una prevalenza di piccole e medie imprese, realtà spesso eccellenti dal punto di vista produttivo ma meno attrezzate sul fronte degli investimenti tecnologici più avanzati. “Abbiamo aziende di dimensioni diverse, con capacità di investimento diverse, con competenze interne diverse”. È un elemento che incide profondamente sulla velocità di adozione dell’IA e che rischia di ampliare quel divario tecnologico di cui si discute ormai da anni.

 

La strategia di Oracle Italia

Oracle Italia intercetta questa sfida non solo proponendo tecnologia, ma cercando di interpretare le esigenze locali. È qui che entra in gioco la nozione di responsabilità condivisa: “Sentiamo molto la responsabilità di declinare le nostre tecnologie a beneficio di tutte le realtà industriali presenti sul territorio”. E tre sono i pilastri attraverso cui l’azienda cerca di farlo: economia di scala tramite cloud, apertura tecnologica per evitare lock-in, ed ecosistema di partner locali con competenze verticali.

Questa strategia emerge anche nelle scelte infrastrutturali: Oracle ha ampliato a quattro le proprie cloud region in Italia (utilizzate oggi da oltre 500 aziende sul territorio nazionale), tutte pensate per rispondere alle esigenze di diversificati settori e per supportare l’adozione di AI e cloud in contesti regolamentati. Peraltro, due sono dedicate al Polo Strategico Nazionale.

Non è un dettaglio secondario: la localizzazione delle cloud region riguarda non solo latenza e performance, ma soprattutto la sovranità dei dati, un tema sempre più centrale per le aziende pubbliche e private che devono operare nei confini normativi europei. Questo tipo di infrastruttura è un elemento concreto nella trasformazione digitale in atto, e in molte aziende italiane ha già prodotto risultati tangibili.

Nella pratica, i casi di utilizzo che Sinopoli cita durante l’intervista non sono astratti. In ambito assicurativo, per esempio, un “importante cliente” ha deciso di effettuare un “data center exit” per motivi economici e tecnologici, migrando completamente verso il cloud pubblico e migliorando la performance delle simulazioni di rischio grazie alla scalabilità on demand offerta dal cloud.

In ambito sanitario, l’esperienza con un’amministrazione regionale ha portato maggiore resilienza e robustezza operativa, nonché un significativo miglioramento delle prestazioni applicative. E nel settore dei trasporti, diverse realtà ferroviarie stanno sfruttando la migrazione al cloud per ridurre lock-in tecnologici e attivare nuove capacità di sicurezza e scalabilità.

 

Il valore del cloud in Italia

Queste esperienze si innestano in un quadro complessivo di crescita: secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il mercato del cloud in Italia ha raggiunto circa 8,13 miliardi di euro nel 2025, con una crescita di circa il 20% rispetto all’anno precedente, e l’intelligenza artificiale guida molti di questi investimenti sotto il profilo della domanda di capacità computazionale e servizi avanzati.

È in questo contesto che emerge la riflessione di Sinopoli: l’adozione di cloud e IA non è solo un fenomeno incrementale, ma un processo che richiede tempo, competenze e soprattutto una visione di lungo periodo. È facile cadere nella trappola dei numeri isolati – percentuali di adozione, cifre di crescita trimestrali, previsioni di ricavi – se non si considera l’intero ecosistema in cui questi numeri prendono forma. “La tecnologia è solo una parte”, ripete più volte, “la parte più importante è capire come tradurre questi strumenti in nuovi servizi che migliorano l’esperienza dei clienti, che siano cittadini, imprese o utenti finali”.

Allo stesso tempo, Sinopoli non nasconde che siamo ancora in una curva di apprendimento collettiva: molte iniziative restano in fase di prototipazione e non hanno ancora raggiunto pienamente la produzione. Ma la direzione sta cambiando: si passa da sperimentazioni isolate a progetti sistematici, dove il valore economico e competitivo diventa sempre più evidente. “Quando le aziende saranno in grado di sviluppare nuovi servizi basati sull’IA che impattano direttamente i loro clienti, allora vedremo la vera monetizzazione e il ritorno sull’investimento”, sintetizza.

 

Verso un’OpenAI all’italiana

Infine, alla domanda “se nascerà mai una OpenAI italiana”, la risposta di Sinopoli è chiara. “Non lo escludiamo. In questa direzione è interessante il percorso che abbiamo intrapreso con Almawave, che passo dopo passo ci ha permesso di aiutarli con la nostra infrastruttura cloud a sviluppare un LLM (Large Language Model) italiano al 100%, già rilasciato sul mercato. Credo che questo possa essere un ottimo punto di partenza. Abbiamo creduto in questo progetto proprio perché aveva una matrice molto ‘made in Italy’ e siamo riusciti a farlo passare all’attenzione del nostro quartier generale”.

 

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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