Oro: 5 ragioni per averlo in portafoglio - Borsa&Finanza

Oro: 5 ragioni per averlo in portafoglio

Lingotti d'oro

L’oro nel 2022 non è scampato alle vendite generalizzate che hanno interessato praticamente tutte le asset class. In particolare, nei sette mesi tra fine febbraio e fine ottobre, il metallo prezioso ha perso un quinto del suo valore (quotazione in dollari Usa). Dalla soglia dei 2.000 dollari per oncia è sceso fino all’area dei 1.600/1.700, dove si trova attualmente. Nel mentre, intorno, il mondo (e i mercati finanziari) ha vissuto e sta ancora vivendo una fase di pesante incertezza. Il bene rifugio per eccellenza è stato finora snobbato ma, secondo Joe Foster, portfolio manager Gold Strategy di VanEck, ci sono le condizioni per una ripartenza. In particolare Foster ha evidenziato cinque punti:

 

  • Prezzi bassi
  • Disallineamento oro in valuta locale e dollari
  • Rischi geopolitici e macroeconomici
  • Debito globale
  • Oro “verde”

 

Prezzi bassi, domanda in crescita

La prima ragione per cui l’oro potrebbe ripartire dalle quotazioni attuali, sulle quali sembra aver trovato un supporto, è legata al suo prezzo. Foster spiega che “storicamente, la domanda di oro fisico aumenta in Asia e in Medio Oriente quando il prezzo dell’oro è debole. Le attuali quotazioni non fanno eccezione in quanto per gli acquirenti di Cina, India ed Emirati Arabi possono essere un affare”. In effetti, secondo Bloomberg, a Dubai, Istanbul e Shanghai l’oro viene scambiato a un prezzo superiore a quello spot del mercato di Londra. A conferma dell’interesse il gestore di VanEck nota che dai caveu londinesi sono uscite oltre 527 tonnellate di metallo prezioso mentre le importazioni cinesi hanno toccato, in agosto, i massimi degli ultimi quattro anni. Anche le Banche centrali sono in manovra sull’oro: “Hanno acquistato 399 tonnellate nel terzo trimestre, un record” aggiunge Foster.

 

Prezzi oro in valuta locale e in dollari sono disallineamenti

Il prezzo dell’oro è un importante fattore a sostegno di un rimbalzo anche per un’altra ragione, il disallineamento tra le quotazioni in dollari Usa e in valute locali, per esempio yen e sterline. “Storicamente tutti e tre gli indici tendono a muoversi insieme” – spiega Foster riferendosi all’attuale ampia divergenza -. “Dal 1972 non c’è mai stata una divergenza di questo tipo”. Potrebbe quindi iniziare un periodo di convergenza, favorito da una riduzione nella forza del dollaro Usa, tradizionalmente correlato negativamente con le quotazioni dell’oro. I disallineamenti riflettono gli straordinari problemi che il mondo si trova ad affrontare oggi, percepiti come più gravi all’esterno degli Usa. “Per quanto tempo ancora gli Stati Uniti potranno essere relativamente isolati dalle crisi che stanno affliggendo in misura sempre crescente il resto del mondo?” si chiede il portfolio manager di VanEck.

 

Il grafico mostra come il prezzo dell'oro in sterline e yen abbia tenuto mentre quello in dollari è sceso nel corso dell'anno
Il prezzo dell’oro in sterline e yen non ha perso terreno – Fonte: Bloomberg

 

Guerre, inflazione e recessione: rischi in aumento

Tra i problemi che il mondo si trova ad affrontare c’è di sicuro la crescita delle tensioni geopolitiche, l’inflazione elevata e l’arrivo di una recessione. Tutti fattori che potrebbero favorire l’oro. Il primo soprattutto. Per Foster non bisogna tanto guardare alla guerra tra Russia e Ucraina quando al confronto tra Stati Uniti e Cina. Quest’ultima ha ribadito al recente congresso del Partito comunista cinese le sue intenzioni di diventare una grande potenza militare e di unificare la regione di Taiwan.

Una postura più assertiva che forse deriva anche dalla consapevolezza che gli Usa non sono più forti militarmente come in passato. La Heritage Foundation ha declassato le forze armate americane da marginali a deboli per il 2023 citando la contrazione della costruzione navale, i ritardi e gli arretrati nella manutenzione, l’invecchiamento degli aerei, la carenza di piloti, l’addestramento molto scarso dei piloti, le basse scorte di munizioni e la mancanza di reclute. “Gli Stati Uniti spendono circa il 3% del Pil per la difesa contro il 5%-6% degli anni ‘80” chiosa Foster.

Quanto a inflazione e recessione, i dati economici sono sotto gli occhi di tutti. Uno studio di Deutsche Bank basato su 126 osservazioni effettuate in tutto il mondo a partire dal 1970, mostra che quando l’inflazione supera l’8% rimane al di sopra del 2% per almeno quattro anni. Nel frattempo le previsioni degli analisti sulla probabilità di una recessione negli Usa hanno superato il 63%.

 

Debito, il costo per interessi si mangia il Pil

Secondo VanEck è l’elemento più trascurato. Molti paesi, in tutto il mondo, hanno accumulato debito, in primis i due big Stati Uniti e Cina. Con i tassi di interesse alti il servizio del debito aumenta ed è destinato a mangiarsi una parte crescente del Pil globale. Quest’ultimo è destinato a scendere con una recessione. Per questo motivo, secondo Foster “i rischi legati al debito aumenteranno probabilmente quando le economie soccomberanno alle politiche più restrittive delle banche centrali”.

 

Una nota positiva: l’estrazione di oro “verde”

L’interesse per l’oro potrebbe tornare anche in virtù di alcuni cambiamenti in atto nella filiera della sua estrazione e raffinazione. L’industria estrattiva è una delle più inquinanti. Se per parlare di “oro verde” bisognerà attendere ancora, Foster nota che le società aurifere si stanno muovendo nella direzione della riduzione delle emissioni di gas serra. “La maggior parte di queste società utilizza attrezzature alimentate a diesel per caricare e trasportare la roccia. Le miniere d’oro sotterranee utilizzano camion che ne trasportano fino a 65 tonnellate, mentre i camion a cielo aperto possono trasportarne fino a 300 tonnellate. Si tratta spesso della principale fonte di emissioni di gas serra di una società”. La buona notizia è che la società mineraria Sandvik inizierà a testare il più grande camion elettrico a batteria per l’estrazione sotterranea nella miniera di Sunrise Dam, in Australia occidentale. Inoltre, i membri dell’International Council on Mining and Metals (Icmm) intendono iniziare a testare idrogeno e altre tecnologie a emissioni zero in 50 siti entro fine anno. L’amministratore delegato di Icmm prevede la diffusione dei camion a idrogeno ed elettrici addirittura nel 2027.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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