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Oro: ecco 3 fattori che faranno salire i prezzi nel 2024

Oro: ecco 3 fattori che faranno salire i prezzi nel 2024

I prezzi dell’oro si mantengono stabili intorno a 2.000 dollari l’oncia sul mercato delle materie prime, sulle aspettative che la Federal Reserve sarà più accomodante il prossimo anno e sul calo del dollaro USA. I verbali pubblicati ieri dalla Banca centrale statunitense, riferiti all’ultima riunione di fine ottobre-inizio novembre, non hanno cambiato le attese sul fronte del taglio dei tassi d’interesse, mentre i funzionari hanno concordato che ci sarà un’ulteriore stretta solo se i progressi sul raffreddamento dell’inflazione cominceranno a vacillare.

Il mercato però già sconta rendimenti più bassi, il che attrae gli investitori verso l’oro. I dati macroeconomici statunitensi hanno rafforzato la visione accomodante. Le vendite di case esistenti negli Stati Uniti relative al mese di ottobre hanno mostrato una discesa al livello più basso degli ultimi 13 anni. “I rendimenti più deboli e il dollaro in calo sono un chiaro vantaggio per i prezzi dell’oro, tutto grazie ai dati economici statunitensi più deboli che hanno anticipato l’ipotesi del primo taglio della Fed nel 2024”, ha affermato Matt Simpson, analista senior di City Index.

 

Oro: ecco perché acquistare nel 2024

Il prossimo anno potrebbe essere positivo per il metallo giallo che potrebbe lanciarsi verso il record storico di 2.102 dollari stabilito a maggio 2023. Sono almeno tre i venti favorevoli che potrebbero spingere l’oro nel 2024:

 

  • Accumulo di riserve di oro da parte delle Banche centrali;
  • Riserva di ricchezza per le famiglie cinesi;
  • Protezione contro i rischi geopolitici.

 

Il primo fattore richiama la tendenza ad accumulare riserve in oro da parte delle Banche centrali in corso da diversi anni per via delle tensioni crescenti a livello geopolitico. Dopo la guerra Russia-Ucraina e le sanzioni occidentali nei confronti di Mosca, la Banca di Russia ha incrementato le riserve auree da utilizzare come asset relativamente liquido e stabile al di fuori dei sistemi di pagamento come la rete Swift, da cui è stata esclusa. Il più grande acquirente di oro quest’anno è stata però la Cina, con le riserve della PBoC che sono aumentate di 181 tonnellate a 2.192 tonnellate nei nove mesi fino al 30 settembre (dati forniti dal World Gold Council). Secondo un sondaggio pubblicato a maggio dallo stesso istituto, circa due terzi delle Banche centrali delle economie emergenti e il 39% di quelle delle economie sviluppate prevedono un aumento fino al 16% delle riserve auree nei prossimi 5 anni.

Il secondo vento favorevole spira dalle famiglie cinesi, che potrebbero guardare all’oro come riserva di ricchezza preferita. La gestione del denaro degli investitori cinesi è passata sempre attraverso l’edilizia abitativa, i mercati azionari locali e i depositi bancari. Questi tre canali negli ultimi anni sono finiti sotto pressione, con il governo che prima è intervenuto con un forte giro di vite ma ora non riesce a stabilizzare la situazione. Oggi è legittimo pensare che i risparmi delle famiglie possano migrare verso un asset come l’oro che più di altri è in grado di preservare la ricchezza in maniera affidabile.

Il terzo driver potrebbe derivare dall’esigenza degli investitori di coprirsi contro il rischio macroeconomico e geopolitico. Sotto il profilo macroeconomico i venti di recessione cominciano a farsi sentire, soprattutto in Europa. Anche l’economia americana inizia a subire qualche contraccolpo dal ciclo di aumento dei tassi d’interesse da parte della Fed. Sul versante geopolitico i motivi di tensione non mancano. Il conflitto tra Hamas e Israele in Medio Oriente, quello tra Ucraina e Russia e le elezioni a Taiwan che potrebbero influire sulle relazioni tra la Cina e l’Occidente, costituiscono solo alcuni esempi. Il prossimo anno, inoltre, andranno al voto anche gli Stati Uniti, il che potrebbe portare a un cambiamento drastico dal punto di vista politico e degli equilibri internazionali.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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