Oro: nuovo record a 2.656 dollari, quando si fermerà il rally?

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L’oro non smette più di salire. Nel mercato delle materie prime, il metallo giallo ha raggiunto una quotazione di 2.656 dollari l’oncia in questo inizio di settimana. Gli investitori sono attirati dai lingotti per via di due fattori principali. In primo luogo, il taglio shock dei tassi di interesse di mezzo punto percentuale eseguito dalla Federal Reserve ha alimentato l’aspettativa che la Banca centrale americana metterà in campo altre mosse aggressive di questo tenore nelle prossime riunioni. Venerdì scorso il membro del FOMC Christopher Waller ha affermato di sostenere altri tagli di un quarto di punto ciascuno negli ultimi due incontri di fine anno della Fed, aprendo però le porte alla possibilità di una sforbiciata di mezzo punto se il mercato del lavoro dovesse indebolirsi.

Nella conferenza stampa a completamento dell’ultimo meeting, il governatore Jerome Powell ha rimarcato il fatto che le prossime mosse dell’istituto monetario saranno guidate dai dati macroeconomici, in particolare quelli sull’occupazione. Questa settimana comunque sarà molto importante sul fronte dei dati che la Fed mette sotto osservazione nell’ambito della sua politica monetaria. Oggi ci sarà la pubblicazione dell’indice dei direttori d’acquisto del settore manifatturiero e terziario; mercoledì arrivano i dati sulle vendite di nuove abitazioni; giovedì verranno rilasciati i risultati sul PIL; venerdì sarà la volta della lettura dell’indice dei prezzi al consumo core, il parametro maggiormente seguito dalla Fed.

Quando la Fed tiene bassi i tassi di interesse, l’oro trae vantaggio dal fatto che diminuisce il costo opportunità della sua detenzione. Infatti, non essendo il metallo prezioso un’attività redditizia, soffre meno il rendimento di asset alternativi che svolgono funzioni simili come il dollaro USA e i titoli di Stato statunitensi.

A sostenere i prezzi dell’oro in questo momento è anche un altro fattore importante, ovvero la guerra in Medio Oriente. Il conflitto rischia di inasprirsi pesantemente, con Hezbollah che ha giurato vendetta a Israele dopo l’esplosione dei cercapersone dei militanti libanesi che ha causato morti e feriti. Le forze diplomatiche sono sottoposte a un lavoro incessante per placare le tensioni, ma finora con scarsi risultati. Nel frattempo, l’esercito israeliano ha lanciato la sua più diffusa ondata di attacchi aerei contro Hezbollah sostenuto dall’Iran, prendendo di mira contemporaneamente il sud, la valle orientale della Bekaa e la regione settentrionale vicino alla Siria. Perché quindi gli investitori stanno acquistando oro? La risposta sta nella sua funzione di bene rifugio, che torna sempre utile nelle fasi di incertezza economica, finanziaria e anche geopolitica.

 

Oro: alcune spie che possono frenare il rally

Se al momento la corsa dell’oro sembra inarrestabile, il mercato comunque dovrebbe osservare alcuni segnali che accendono una spia. Ad esempio, l’indice di forza relativa a 14 giorni, che rileva livelli di ipercomprato o ipervenduto, riporta quota 70, una soglia che gli investitori considerano di ipercomprato. Inoltre, secondo gli ultimi dati della Commodity Futures Trading Commission, gli hedge fund e gli speculatori hanno raggiunto il livello più alto di posizioni rialziste sull’oro degli ultimi quattro anni. Tutto questo suggerisce che un ritracciamento, di più o meno breve durata, potrebbe rientrare nell’ordine delle cose.

“Lo slancio rialzista è innegabile, ma nel breve termine potrei essere cauto”, ha detto Christopher Wong, strategist FX presso Oversea-Chinese Banking Corp., secondo cui il metallo giallo potrebbe vedere un supporto tecnico a 2.580 dollari l’oncia. Darwei Kung, responsabile delle materie prime e gestore di portafoglio di DWS Group vede anche il mercato riprendere fiato. “Abbiamo ridotto parte del sovrappeso sull’oro prima dell’annuncio della Fed, non abbiamo ulteriori piani per cambiare la nostra posizione. Siamo ancora positivi per l’oro nel medio-lungo termine”, ha detto.

Matt Miskin, co-chief investment strategist di John Hancock Investment Management, è convinto invece che altri fattori rialzisti sosterranno l’oro. “Probabilmente abbiamo ancora un rialzo, poiché il dollaro continua a indebolirsi, i tassi di interesse stanno scendendo e poi c’è una sana dose di incertezza geopolitica che rende l’oro un’opzione attraente per gli investitori”, ha affermato. A tutto ciò si aggiunge anche il supporto che arriverà dagli ETF, a giudizio di Robert Crayfourd, che co-gestisce il fondo CQS Natural Resources Growth & Income e il fondo Golden Prospect Precious Metals. “Gli ETF sono stati venditori costanti per 18 mesi e ora sono in costante aumento negli ultimi tre mesi. Ed è qui che penso che il taglio dei tassi abbia un impatto maggiore”, ha riferito.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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