La corsa dell’oro è incontenibile e oggi il metallo prezioso ha aggiornato un nuovo record storico superando quota 2.800 dollari l’oncia. Il World gold council (WGC) ha scritto in un rapporto che nel terzo trimestre la domanda globale di oro è cresciuta di circa 5 punti percentuali a 1.313 tonnellate, portando il consumo sopra i 100 miliardi di dollari per la prima volta. Il flusso di acquisti è derivato soprattutto dagli investimenti occidentali che hanno compensato un calo dall’Asia.
Tutto ciò ha contribuito a sostenere la grande ascesa dell’oro nel mercato delle materie prime, con un aumento di valore di oltre un terzo da inizio anno. Secondo John Reade, capo strategist del WGC, “gli investitori professionali e istituzionali” stanno alimentando la domanda per “paura di perdere un’occasione”. A molti di loro piace l’oro, ha sottolineato l’esperto, solo che per diverse ragioni “non hanno partecipato al rally nella prima parte dell’anno”. La conferma degli acquisti FOMO (Fear of Missing Out) è data dal fatto che “le correzioni sono state molto superficiali” quest’anno, ha osservato Reade.
Oro: i due fattori chiave del rally
L’oro è un bene rifugio e in questo momento attrae gli investitori in un contesto di incertezza a livello economico e geopolitico. Due sono i fattori principali che stanno sostenendo il rally: l’attesa per la riunione della Federal Reserve e le imminenti elezioni presidenziali USA. Entrambi gli eventi si terranno la prossima settimana.
Oggi l’attenzione sarà concentrata sui dati relativi al PIL statunitense del terzo trimestre, da cui potrebbero dipendere le prossime decisioni della Fed in tema di tassi di interesse. Gli analisti si aspettano una conferma della crescita al 3%, ma qualsiasi scostamento da tale livello potrebbe condizionare la Banca centrale. In sostanza, se la lettura dovesse essere inferiore rispetto alle previsioni, potrebbero tornare le preoccupazioni circa l’arrivo di una recessione negli Stati Uniti. Ciò spingerebbe l’istituto guidato da Jerome Powell a mantenere una certa aggressività nella sua politica di allentamento. Tutto ciò farebbe il gioco dell’oro, dal momento che l’asset non produce interessi e quindi diminuirebbe il costo opportunità della sua detenzione. La stessa importanza, in rapporto a ciò che farà la Fed, avranno i dati in arrivo questa settimana sull’inflazione e sull’occupazione negli Stati Uniti.
Sul fronte delle elezioni USA, gli investitori sono preoccupati per il livello del debito pubblico negli Stati Uniti. Sia Donald Trump che Kamala Harris non hanno alcuna intenzione di tagliare la spesa pubblica per ridurre il deficit federale, il che significa un aumento dell’indebitamento già molto elevato. “Ci sono preoccupazioni anche da parte del Fondo monetario internazionale circa il fatto che il deficit sia troppo grande e vada ridotto”, ha affermato Reade. “Ecco il motivo principale per cui si stanno accumulando riserve auree”. In particolare, “i family office tendono a pensare su orizzonti temporali più lunghi rispetto agli investitori retail e sono davvero preoccupati per i livelli di debito negli Stati Uniti”, ha aggiunto.









