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Outlook 2022: chi vince e chi perde tra le materie prime

Outlook 2022: chi vince e chi perde tra le materie prime

Outlook 2022: cosa attendersi per il prossimo anno dalle materie prime? Protagoniste indiscusse del 2021, che ruolo avranno nel 2022? Cosa attendersi dalle quotazioni di oro, argento, petrolio e natural gas? Vediamolo

 

Quale outlook attendersi per il 2022 delle materie prime? Il 2021 si sta per chiudere in maniera tutto sommato positiva per il mercato delle commidty. Alcune quotazioni soprattutto nel settore energetico sono andate alle stelle, per via essenzialmente dell’energy crunch che ha determinato una crisi dell’offerta e quindi un’impennata dei prezzi. Altre come quelle dei metalli preziosi hanno sofferto parecchio, per via delle attese sul rialzo dei rendimenti sul mercato. Se prendiamo l’indice S&P GSCI, ovvero un indice composto da 24 contratti futures sulle materie prime negoziate in Borsa, vediamo che ha avuto una crescita quest’anno intorno al 30%, ma occorre fare delle distinzioni perché la componente energetica ha avuto un peso fondamentale, mentre quella dei metalli preziosi molto meno. Ad esempio l’S&P GSCI Energy ha guadagnato circa il 46%, mentre l’S&P GSCI Precious Metals è sceso di circa l’8%. 

 

Outlook 2022: la pandemia a guidare le sorti delle commodity

E quale sarà l’outlook per il 2022 per le materie prime? Vediamo una panoramica su alcune delle commodity più importanti per i mercati finanziari, come argento e oro sul fronte dei metalli e petrolio e gas naturale su quello energetico. Per queste materie prime descriveremo l’andamento nel 2021 e delineeremo la prospettive per il nuovo anno alla luce dei cambiamenti dell’ultimo periodo, tanto sul fronte della crescita economica che su quella inflattiva. 

 

Oro e argento

Oro e argento quest’anno hanno sofferto per via dell’inflazione. Sembra un paradosso perché di solito questi metalli reagiscono positivamente quando crescono i prezzi al consumo. Infatti, un’inflazione più elevata erode il valore intrinseco degli assets finanziari oltre che il potere d’acquisto dei consumatori. Ma il valore intrinseco dei metalli preziosi rimane immutato. 

Quella attuale tuttavia è una situazione particolare, perché la corsa dell’inflazione ha generato aspettative di rialzo dei tassi da parte delle Banche Centrali incrementando i rendimenti sul mercato. Di conseguenza è aumentato il costo opportunità di detenere attività non redditizie come oro e argento. Infatti il metallo giallo quest’anno ha perso il 6%., mentre il metallo grigio il 15%. 

Per il 2022 molto dipenderà da come la variante Omicron del Covid-19 impatterà sull’economia. Se ci dovessero essere nuove restrizioni e chiusure non è escluso che oro e argento riprendano le vesti di rifugi sicuri in momenti di grande incertezza economica e finanziaria. Questo ancor più se la nuova svolta da falco impressa della Fed per combattere l’inflazione dovesse avere effetti recessivi sull’economia.

 

Gas naturale e petrolio

Il gas naturale nel quarto trimestre ha perso oltre il 30%, ma il trend da inizio anno è fortemente rialzista grazie alla forte domanda proveniente soprattutto da Europa e Asia. I prezzi in buona parte sono stati mantenuti alti in Europa a causa del taglio delle forniture da parte della Russia ai Paesi dell’Unione, sia per un’oggettiva questione di fabbisogno domestico da soddisfare rispettando le scale di priorità, sia per effetto della mancata approvazione del gasdotto Nord Stream 2 anche dietro pressione di oltreoceano. 

Lo sblocco della situazione del gasdotto di Gazprom potrà nel 2022 ripristinare un equilibrio tra la domanda e l’offerta, ma ancora il quadro appare a tinte fosche e non è scontato che una soluzione venga trovata a breve. Anche perché vi è una scure che pende minacciosa e che è legata alla questione Ucraina. Se Putin invade lo Stato confinante la situazione con l’Europa rischia di degenerare definitivamente.

Il petrolio ha effettuato un rally strepitoso con la ripresa economica e la riattivazione della domanda di carburante. Quest’anno infatti le quotazioni del Brent ad esempio sono passate da 51,80 di apertura a un massimo di 86,70 raggiunto nel mese di ottobre. 

La crisi energetica ovviamente ha accelerato la tendenza rialzista, prima che il riacutizzarsi del Covid-19 e le incertezze in seno all’OPEC+ facessero riemergere qualche spettro del 2020, quando il greggio fu colpito da uno shock talmente violento da far precipitare le quotazioni dei futures in territorio negativo per la prima volta nella storia. 

Per il 2022 esistono rischi al rialzo delle quotazioni molto forti, in rapporto al rifiuto di aumentare l’output da parte dei produttori di scisto americani e alle faide all’interno all’OPEC+ sull’utilizzo delle riserve. Anche per quanto riguarda le riserve strategiche a cui hanno attinto gli Stati Uniti quest’anno con la liberazione di 50 milioni di barili, seguita dalla disponibilità di Paesi come il Giappone, vi sono delle situazioni poco chiare. 

In particolare preoccupano quelle riguardanti le intenzioni della Cina, che ha mantenuto finora un atteggiamento alquanto ambiguo. Alla fine però la sensazione è che sarà sempre l’andamento della pandemia a dettare le regole e a determinare se l’oro nero potrà o meno continuare la sua marcia verso livelli più alti di prezzo.

 

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