Petrolio: 2 ragioni per la nuova impennata dei prezzi - Borsa e Finanza

Petrolio: 2 ragioni per la nuova impennata dei prezzi

Petrolio: 2 ragioni per la nuova impennata dei prezzi

Le quotazioni del petrolio sono balzate nuovamente al rialzo riportandosi sopra i 100 dollari al barile. La volatilità del mercato energetico ha mostrato pochi segni di attenuazione e, in 7 delle ultime 10 sedute di contrattazioni, i prezzi del WTI ad esempio si sono spostati di oltre il 2% in entrambe le direzioni. Ancora sembrano lontani i livelli di 140 dollari al barili toccati nei primi giorni di marzo, quando le sanzioni occidentali alla Russia hanno cominciato a inasprirsi. Non è escluso, però, che con la velocità di movimento dei prezzi non bisognerà attendere troppo tempo per rivedere certe vette.

All’inizio della settimana vi era stata una discesa dell’oro nero perché il mercato assorbiva i timori per le restrizioni in Cina per effetto del Covid-19, che avrebbe impattato sulla domanda complessiva. In realtà la situazione si è immediatamente rovesciata nel momento in cui Shanghai ha iniziato ad allentare le misure restrittive. La città più popolosa della Cina è un’area nevralgica del Paese a livello economico e commerciale, ragion per cui qualsiasi evento che ne intacca la capacità produttiva tende a riflettersi inevitabilmente sulle quotazioni del greggio.

Una seconda ragione per cui i prezzi del petrolio sono tornati a salire rapidamente dipende dalle preoccupazioni sollevate dall’OPEC riguardo l’offerta. L’organizzazione dei principali produttori ed esportatori mondiali ha riferito all’Unione Europea che le sanzioni in essere contro la Russia potrebbero scatenare uno dei peggiori shock di approvvigionamento che si siano mai visti.

 

Petrolio: per l’OPEC il problema è politico

Il Segretario Generale del Cartello, Mohammad Barkindo, durante un incontro con il Commissario Europeo per l’energia, Kadri Simsonhaha, ha parlato di una potenziale perdita di oltre 7 milioni di barili al giorno, ritenendo che sarebbe quasi impossibile avvicendare la Russia di fronte a un danno di questo tenore. Al riguardo Simson ha invitato i membri dell’OPEC a utilizzare la loro capacità di riserva per compensare le perdite di fornitura derivanti dalla guerra Russia-Ucraina e quindi per arginare l’aumento dei prezzi del petrolio.

Per tutta risposta Barkindo ha sollevato una questione politica, che determinerebbe l’andamento del greggio. Quindi i prezzi alti non sarebbero figli delle dinamiche della domanda e dell’offerta, ragion per cui l’Organizzazione non avrebbe gli strumenti per agire su fattori che sfuggono al controllo.

Nell’ultimo incontro il Cartello ha deciso un incremento dell’output di 432 mila barili al giorno, che avranno corso dal prossimo mese. Questo però non sarebbe sufficiente in un contesto in cui il Parlamento Europeo ha votato per l’embargo delle risorse energetiche provenienti dalla Russia, tra le quali vi è ovviamente il petrolio. Secondo Edward Moya, analista di mercato senior di Oanda, se le sanzioni colpiranno il petrolio, il mercato andrà incontro a un grave shock.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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