Lo Stretto di Hormuz è tornato teatro di scontri diretti dopo alcune settimane di tregua. Come conseguenza petrolio e gas naturale hanno ripreso a salire. Dopo la diffusione di notizie riguardanti un presunto attacco missilistico contro una fregata statunitense — notizia smentita da Washington, nella giornata di ieri é stato colpito un cargo sudcoreano mentre nuovi attacchi con droni sono stati lanciati contro le monarchie del Golfo, in particolare Oman ed Emirati.
Il petrolio, Wti e Brent, ha reagito con un rialzo di oltre il 2,5%, mentre il gas naturale al Ttf di Amsterdam è aumentato di oltre il 7%. Stamane il Wti si muove intorno ai 104 dollari al barile mentre il gas naturale si attesta in area 48,725.
In questo articolo:
- La nuova escalation nello Stretto
- Petrolio su fino a 114 dollari (Brent), gas naturale a 49
La nuova escalation nello Stretto
La tensione ha raggiunto il punto di rottura nelle ultime 24 ore. L’agenzia iraniana Fars ha riferito che una nave da guerra degli Stati Uniti, posizionata nei pressi del porto di Jask nel Golfo di Oman, sarebbe stata colpita da missili dopo aver ignorato gli avvertimenti di Teheran.
Sebbene un alto funzionario della Difesa Usa abbia smentito l’impatto, l’annuncio ha scatenato il panico nelle sale operative. Parallelamente, la marina dei Guardiani della Rivoluzione (Irgc) ha rilasciato una nuova mappa che ridisegna le zone di controllo militare nello Stretto di Hormuz, avvertendo che qualsiasi imbarcazione non autorizzata verrà considerata un bersaglio.
A farne le spese per primo sarebbe stato un cargo sudcoreano, in fiamme nello Stretto di Hormuz, mentre tornano sotto pressione gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman, oggetto di attachi da parte di droni.
Petrolio Brent su fino a 114 dollari, gas naturale a 48,7
La reazione del mercato è stata immediata. Il prezzo del petrolio Brent ha registrato un’aumento del 2,65%, tornando sui massimi della mattinata, in area107 dollari al barile, il gas quotato al Ttf di Amsterdam ha toccato quota 49.
Rispetto all’inizio dell’anno, il valore del petrolio è cresciuto mediamente di oltre il 40%, alimentato da un premio al rischio geopolitico che i trader non sembrano intenzionati a scontare nel breve periodo, data la persistenza del blocco navale iraniano, ora aggravato dalla ripresa degli scontri.
Vanificato l’aumento della produzione deciso dall’Opec+, 188.000 barili al giorno che gli analisti definiscono “una goccia nel deserto” rispetto ai volumi persi con la chiusura dello Stretto di Hormuz. La scarsa o nulla reazione del mercato alla decisione Opec rappresenta anche un test sulla perdita di capacità di influenza dell’organizzazione dopo la recente uscita degli Emirati Arabi Uniti dal cartello e la produzione russa limitata, la capacità di bilanciare il mercato è ai minimi storici, lasciando il prezzo del petrolio in balia delle notizie che arrivano, minuto dopo minuto, dalle coste dell’Oman.









