Petrolio: i 2 punti del piano di Joe Biden per abbassare il prezzo - Borsa e Finanza

Petrolio: i 2 punti del piano di Joe Biden per abbassare il prezzo

Petrolio: i 2 punti del piano di Joe Biden per abbassare il prezzo

L’attesa è alta per l’arrivo di Joe Biden a Riyadh, in Arabia Saudita, con l’obiettivo di convincere lo Stato arabo a fornire più petrolio. Questo è il primo incontro che l’inquilino alla Casa Bianca ha con il principe saudita Mohammed bin Salman da quando tre anni fa è stato assassinato il giornalista Jamal Khashoggi. Il piano di Biden mira ovviamente ad abbassare le quotazioni del petrolio, che stanno mettendo sotto pressione i bilanci di famiglie e imprese con i rincari energetici. La richiesta sarà di far aumentare le spedizioni in Europa, per colmare il calo delle forniture russe.

Tuttavia, la missione del Presidente USA non sarà facile, perché la produzione di greggio dell’Arabia Saudita è già arrivata a 11 milioni di barili giornalieri, corrispondenti al 10% della produzione globale. Inoltre, Riyadh ha accettato di pompare ulteriormente nei prossimi due mesi. Questo significa che l’output del Paese è appena a circa 1 milioni di barili al giorno al di sotto della sua capacità produttiva, il che sarà difficile che il Regno accetti di utilizzare già da subito questo spazio. Secondo Christyan Malek, analista di JP Morgan, la ragione per mantenere quel buffer sta nella “preoccupazione per le perdite altrove, in un mercato già ristretto”.

 

Petrolio: il tetto ai prezzi voluto da Biden

Il secondo punto del piano di Joe Biden sul petrolio consiste nel limitare il prezzo al quale la Russia può vendere il combustibile, con lo scopo di frenare le entrate che il Cremlino utilizza per finanziare la guerra con l’Ucraina. A giugno, i membri del G7 hanno concordato di trovare un modo per interrompere l’assicurazione delle navi, a partire dalla fine dell’anno. Gli importatori che acquistano il greggio da Mosca sarebbero esentati dal divieto di assicurazione solo se acquistassero a prezzo ridotto. Il tetto ai prezzi quindi sarebbe un modo per ridurre i costi più elevati del carburante.

Gli analisti tuttavia sono divisi sull’efficacia di questa soluzione. Tra i favorevoli vi è Craig Kennedy, esperto di petrolio russo al Davis Center di Harvard. A suo giudizio, la Russia si troverebbe in una posizione debole, soprattutto se la Gran Bretagna si unirà al piano e taglierà fuori Mosca dal mercato dei Lloyd’s di Londra. Con le sanzioni assicurative, Putin dovrebbe fare i conti con i tempi prolungati di navigazione verso la Cina e l’India per esportare il petrolio, il che significa una fatica maggiore per procurarsi abbastanza petroliere in modo da mantenere lo standard attuale di export. Tutto ciò porterebbe a un bivio per Mosca: o accettare il tetto dei prezzi oppure chiudere i giacimenti petroliferi danneggiando la capacità produttiva a lungo termine, sostiene Kennedy.

Chi la pensa diversamente è Amrita Sen di Energy Aspects, la quale ritiene che, per poter ostacolare in maniera efficace le entrate russe, la maggior parte degli acquirenti del petrolio proveniente da Mosca dovrebbe cooperare per un tetto di prezzo. Tuttavia, è molto improbabile che Cina, India e Turchia siano d’accordo. Dello stesso avviso è Ed Morse, responsabile della ricerca sulle materie prime di Citi, che ha affermato come senza Cina e India il tetto ai prezzi colpirà meno di un terzo le esportazioni russe. Inoltre, ha aggiunto, le spedizioni difficilmente potranno essere tracciate se gli spedizionieri utilizzano strutture di stoccaggio e trasbordi per mascherare il movimento del carico. Quindi, “se non si controllano gli intermediari, non si può pensare di imporre un limite di prezzo”, chiosa Morse.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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