Petrolio: i prezzi risalgono, Iea pronta al più grande rilascio di scorte della storia

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Il petrolio si è ritirato rispetto al picco di inizio settimana, dopo le voci secondo cui l’International Energy Agency (Iea) avrebbe proposto un rilascio di riserve petrolifere di emergenza. Le quotazioni del Brent viaggiano intorno ai 91 dollari nel momento in cui si scrive, in una seduta caratterizzata da elevata volatilità. La guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra non si ferma, mentre lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del greggio trasportato in tutto il mondo, è di fatto ancora chiuso.

 

In questo articolo:

 

  • Petrolio: la mossa dell’Iea
  • Sulle montagne russe

 

Petrolio: la mossa dell’Iea

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che ha sentito una persona a conoscenza della questione, l’Iea ha proposto il più grande rilascio di riserve petrolifere della sua storia e ha convocato per oggi una riunione dei capi di Stato per prendere una decisione. Il rilascio dovrebbe superare i 182 milioni di barili di petrolio che i membri dell’Iea hanno raccolto nel 2022, per frenare la crisi dell’offerta dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina.

Finora non si sa con esattezza se la proposta dell’agenzia sia stata formalmente espressa e se ai Paesi membri sia stata assegnata una quantità specifica. Non tutti i Paesi sono d’accordo. In particolare, gli Stati Uniti sono riluttanti a compiere un passo di questa portata, anche perché sono più autosufficienti dal punto di vista energetico rispetto ad altre nazioni. Tuttavia, l’impennata delle quotazioni del petrolio farebbe comunque crescere i prezzi alla pompa, un problema molto sentito dagli americani. Anche il ministro delle Finanze francese Roland Lescure ha manifestato cautela. “È evidente che queste scorte non sono infinite, quindi devono essere utilizzate con moderazione e soprattutto in modo coordinato, per inviare un messaggio di cooperazione all’interno del G7 e più in generale”, ha dichiarato.

Come ha riferito la fonte del Wsj, le operazioni non inizierebbero immediatamente, poiché dovrebbero tenersi ulteriori discussioni sul volume totale, sulle quote per Paese e sulle tempistiche. “Il segretariato dell’Iea dovrebbe proporre diversi scenari basati sull’impatto atteso sul mercato, e i contatti potrebbero estendersi anche a Paesi non membri dell’Iea come Cina e India”, ha aggiunto la fonte.

 

Sulle montagne russe

Da quando Stati Uniti e Israele hanno cominciato a bombardare l’Iran, i mercati petroliferi sono entrati in agitazione e i prezzi del petrolio si sono impennati. Lunedì scorso, il Brent aveva toccato i 120 dollari al barile, il doppio dei prezzi pre-guerra, facendo temere una nuova crisi energetica dopo quella iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina. Ciò è avvenuto in concomitanza con la chiusura dello Stretto di Hormuz per le navi americane e dei Paesi alleati, con molte petroliere costrette a cambiare rotta e le compagnie che hanno deciso di tagliare la produzione.

Dopo il picco, il greggio è ritracciato fino a poco più di 80 dollari, in seguito alla dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che la guerra sarebbe finita presto e alle indiscrezioni sulla proposta dell’Iea. Ora, però, il petrolio sta risalendo poiché le tensioni rimangono elevate. L’Iran non ha alcuna intenzione di arrendersi e la nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah ucciso Ali Khamenei, è un segnale della scarsa inclinazione al cambiamento di approccio del regime islamico.

“Tutto dipende dalla durata della guerra”, ha detto in un’intervista alla Cnbc Sasha Foss, analista del broker di materie prime Marex. “La presa di posizione dell’Iea fa guadagnare qualche giorno, ma il punto critico resta lo Stretto di Hormuz. Se il conflitto non si chiude entro la settimana, il petrolio tornerà a superare i 100 dollari al barile”. Anche Paul Gooden, responsabile delle risorse naturali di Ninety One, lancia un monito prevedendo il Brent oltre i 120 dollari nel caso di prolungamento dell’interruzione del canale di Hormuz. Tuttavia, qualora le tensioni si allentassero nelle prossime settimane, “le quotazioni potrebbero scendere nel range di 60-70 dollari”, ha precisato.

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Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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