Petrolio ai massimi degli ultimi 4 anni, rischio nuova escalation in Iran

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Il petrolio continua a galoppare nel mercato delle materie prime, con i future del Brent con consegna a giugno che hanno raggiunto oggi i 126,41 dollari al barile, il livello più alto degli ultimi quattro anni. Il contratto più attivo, con scadenza a luglio è arrivato invece a quasi 115 dollari prima di indietreggiare. Il greggio del Mare del Nord si avvia a chiudere il suo quarto mese consecutivo di guadagni, riflettendo le preoccupazioni che la guerra Usa-Iran sia lontana da una conclusione. Le speranze di un accordo di pace si sono affievolite negli ultimi giorni a causa dello stallo nei colloqui per arrivare a un cessate il fuoco.

La proposta di Teheran di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz – da cui transita il 20% del petrolio globale – in cambio di un rinvio delle discussioni sull’arricchimento dell’uranio, non ha trovato l’approvazione degli Stati Uniti. Il rischio è una nuova escalation che porti alla ripresa dei bombardamenti. “Le prospettive di una risoluzione a breve termine del conflitto con l’Iran o della riapertura dello Stretto di Hormuz restano deboli”, ha dichiarato l’analista di IG Tony Sycamore in una nota.

 

In questo articolo:

 

  • Trump prepara un nuovo attacco?
  • Petrolio: domenica si riunisce l’Opec+
  • Dove arriveranno i prezzi del petrolio?

 

Trump prepara un nuovo attacco?

Secondo quanto riportato dalla società di media Axios, che cita due fonti a conoscenza della questione, l’esercito statunitense avrebbe informato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su possibili azioni contro l’Iran, presentando un piano militare. Ciò significa che, se le parti resteranno sulle loro posizioni, il conflitto rischia di riprendere presto. Ieri Trump ha inoltre parlato con le compagnie petrolifere delle possibili soluzioni per mitigare l’impatto di un eventuale blocco statunitense dello Stretto di Hormuz della durata di mesi. 

Le discussioni fanno presagire che gli Stati Uniti considerino possibile uno scenario di prolungamento della guerra, rafforzando le ipotesi di un’escalation. “Nel breve termine, i partecipanti al mercato restano concentrati sulle dinamiche del conflitto tra Stati Uniti e Iran e sul rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Kelvin Wong, senior market analyst di Oanda.

 

Petrolio: domenica si riunisce l’Opec+

La riunione di domenica prossima dell’Opec+ sarà particolarmente importante, sia alla luce della delicata situazione geopolitica sia perché arriva dopo la decisione degli Emirati Arabi Uniti di uscire dall’alleanza a partire dal 1° maggio. Gli analisti ritengono che la mossa di Abu Dhabi non influenzerà in modo significativo i fondamentali del petrolio quest’anno, poiché la chiusura dello Stretto di Hormuz e le interruzioni produttive che ne derivano compenseranno l’aumento della produzione legato alla liberazione delle quote emiratine.

Ciò non toglie, però, che l’uscita complicherebbe gli sforzi dell’Opec+ di bilanciare il mercato attraverso aggiustamenti dell’offerta, poiché il gruppo controllerebbe una quota minore della produzione globale, secondo alcune fonti riportate da Reuters. In ogni caso, i membri del cartello dovrebbero approvare un modesto aumento delle quote produttive di circa 188 mila barili al giorno.

 

Dove arriveranno i prezzi del petrolio?

Frenare il rally del petrolio non sarà facile senza un cessate il fuoco in Medio Oriente. Per alleviare l’attuale situazione, gli osservatori di mercato ritengono che il modo più probabile sia la distruzione della domanda. Secondo gli analisti di Ing, consumatori e utilizzatori finali ridurranno l’uso di prodotti petroliferi a causa dei prezzi elevati, il che potrebbe portare a un calo della domanda di circa 1,6 milioni di barili al giorno. Tuttavia, ciò “non è chiaramente sufficiente a colmare il divario di offerta che stiamo affrontando attualmente”, hanno precisato.

Bill Perkins, direttore degli investimenti di Skylar Capital Management, ha affermato che i mercati petroliferi sono guidati da un mix di interruzioni fisiche, geopolitica e psicologia degli investitori, con i trader che monitorano da vicino i movimenti delle petroliere e i segnali politici mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran si protrae. “Siamo ancora lontani da un accordo e potrebbe essere necessario un ulteriore periodo di ostilità o semplicemente più tempo per riaprire lo Stretto di Hormuz”, ha detto. Guardando al futuro, Perkins ha aggiunto che il petrolio potrebbe salire verso i 140–150 dollari al barile se le interruzioni dovessero persistere, anche se “i prezzi elevati alla fine ridurrebbero la domanda”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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