Petrolio: per Citigroup quotazioni scenderanno a 65 dollari
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Petrolio: per Citigroup quotazioni scenderanno a 65 dollari

Petrolio: per Citigroup quotazioni scenderanno a 65 dollari scenderanno a 65 dollari al barile

Tutti si aspettano che le quotazioni del petrolio raggiungeranno i 100 dollari al barile nei prossimi mesi. Questa convinzione è data da una corsa del greggio che ormai viaggia in prossimità di 90 dollari, livello che non si conosceva dal 2014, ma anche da tutta una serie di condizioni che vertono a favore del rialzo dei prezzi.

La domanda sta crescendo rapidamente con la ripresa economica e, se la variante Omicron non sarà così esiziale per l’economia come si prevede, le persone torneranno a viaggiare come prima, con le compagnie aeree che potrebbero arrivare a una richiesta di carburante simile a quella del 2019.

A questo vi è da aggiungere che all’interno dell’OPEC+ non si sta pompando abbastanza petrolio per riequilibrare il mercato, tradendo quelli che erano gli obiettivi di un aumento dell’output di 400 mila barili al giorno. Al momento le cifre ufficiali dicono che gli alleati hanno ripristinato un’offerta di 250 mila barili giornalieri, quindi ben al di sotto del target dichiarato.

E poi vi è la crisi nei Balcani, con la possibile invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina, il che comporterebbe un’agitazione dei mercati delle materie prime notevole, dal momento che Mosca è uno dei più grandi esportatori mondiali di greggio, nonché cuore pulsante del cartello allargato del petrolio.

 

Petrolio: perché le quotazioni potrebbero crollare

Vi sarebbe quindi abbastanza materiale per preconizzare un nuovo importante rally del petrolio anche oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Di parere contrario però è Edward Morse, analista della banca d’affari Citigroup. Quantomeno Morse pensa che incursioni dell’oro nero verso i 100 dollari siano possibili, ma la corsa sarebbe destinata a durare poco in quanto l’offerta si sta riorganizzando in maniera molto rapida.

A suo giudizio, la fornitura aumenterà di 5,5 milioni di barili nel 2022, con l’output complessivo che supererà i 102 milioni di barili al giorno. La stima non si allontana nemmeno troppo da quella dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che vede l’offerta totale arrivare a 101 milioni di barili al giorno.

In particolare, per Morse gli USA dovrebbero aggiungere non meno di 800 mila di barili quest’anno fino a raggiungere una produzione di circa 11,8 milioni di barili al giorno. Il prossimo anno addirittura incrementerebbero la fornitura di oltre 1 milioni di barili al giorno per arrivare al record di 13,9 milioni di barili. Tutto questo porterebbe a un eccesso di offerta, anche perché le aziende sono diventate più efficienti dimezzando le spese per ricerca e sviluppo; quindi la produzione può aumentare molto senza spendere troppo.

Alla luce di tutto ciò, Morse prevede una discesa dei prezzi del petrolio di oltre il 20% a meno di 65 dollari al barile entro l’ultimo quarto dell’anno. Non è la prima volta che l’analista di Citi va controcorrente nelle sue previsioni sul greggio, azzeccando l’andamento successivo. Nel 2014 è stato uno dei primi a pronosticare un crollo del greggio quando stazionava a 112 dollari; da lì a poco si assistette a una discesa repentina che nell’arco di 3 anni portò il petrolio a valere un quarto di quel valore.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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