PIL USA: 3 elementi da osservare nei dati di oggi - Borsa e Finanza

PIL USA: 3 elementi da osservare nei dati di oggi

PIL USA: 3 elementi da osservare nei dati di oggi

Oggi verranno rilasciati i dati del PIL USA e le attese non sono molto entusiasmanti. Gli economisti si aspettano una crescita appena dell’1,1% su base annua, in fortissimo calo rispetto al tasso del 6,9% registrato nel quarto trimestre 2021. A pesare sulle valutazioni una serie di fattori, a partire dalla guerra Russia-Ucraina che ha determinato un rallentamento dell’economia globale e che si è riflessa sulle sfere produttive dei vari Paesi. 

L’inflazione statunitense sta mordendo allo stomaco l’economia, determinando costi esorbitanti per le famiglie che vedono limitato il loro potere d’acquisto e per le imprese che si ritrovano costi di input lievitati che vanno a minare i margini di profitto. Inoltre, vi è da considerare l’ondata di Covid-19 che sta colpendo la Cina, principale consumatore a livello mondiale, e che finisce per limitare l’export in un Paese chiave.

 

PIL USA: ecco cosa monitorare

I dati odierni quindi sono vissuti con grande apprensione da parte degli osservatori di mercato, alcuni dei quali non si stupiscono se le risultanze deluderanno ulteriormente le attese. Gli economisti di Wells Fargo, Jay Bryson e Shannon Shery, hanno scritto che nei primi 3 mesi dell’anno il tasso di crescita annuo potrebbe essere dello 0,6%, ma non sarebbe una sorpresa se alla fine l’aumento del PIL USA si rivelasse negativo. 

Ad ogni modo, sono 3 le cose più importanti che occorrerebbe osservare quando il Dipartimento del Commercio pubblicherà i risultati. In primo luogo gli inventari. Uno dei principali motivi per cui vi è stato un boom del PIL nello scorso trimestre è stato il fatto che rivenditori e grossisti hanno accumulato una quantità importante di scorte private per soddisfare una domanda molto alta generata dalle riaperture post-pandemiche. Per quest’anno le attese sono di una riduzione delle scorte, il che farebbe emergere tutti quei pericoli derivanti dalla catena di approvvigionamento. Wells Fargo stima un aumento dello 0,6% sul PIL, ma anche se la crescita rimane forte il problema potrebbe essere solo rinviato. 

In secondo luogo il commercio con l’estero. Negli ultimi mesi è aumentato l’import negli Stati Uniti per via di alcuni rallentamenti nella catena di approvvigionamento. Il deficit commerciale pubblicato ieri è salito a 125,3 miliardi di dollari, superando il consensus degli economisti. Secondo Ian Shepherdson, capo economista di Pantheon Macroeconomics, questo dato è sorprendentemente cupo, di conseguenza il commercio estero netto avrebbe tirato fuori circa un 4,5% dalla crescita complessiva. 

Infine dovrà essere tenuto d’occhio il comportamento dei consumatori. I consumi privati e gli investimenti delle imprese potrebbero dire di più rispetto a quelle che possono essere le risultanze generali. Secondo Paul Ashworth, capo economista di Capital Economics in Nord America, la crescita dei consumi è stato più forte nei primi 3 mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sottolineando tuttavia che il maggior apporto è arrivato dal mese di gennaio. Questo potrebbe essere un segnale di debolezza per l’andamento durante il corso del 2022. La grande preoccupazione è che l’inflazione in rapida risalita finisca per pesare sulla spesa dei consumatori, determinando un freno alla crescita per il resto dell’anno, anche se la cosa potrebbe non sentirsi in questo primo trimestre.

 

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