PNRR: 50 miliardi per colmare il gap digitale italiano - Borsa e Finanza

PNRR: 50 miliardi per colmare il gap digitale italiano

PNRR: 50 miliardi per colmare il gap digitale italiano

Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è il Recovery Plan italiano, ha stanziato complessivamente 49,2 miliardi di euro per perseguire 6 obiettivi di sostenibilità a lungo termine, tra cui la trasformazione digitale del Belpaese.

Questo potrebbe rappresentare un input fondamentale per l’Italia per recuperare terreno sul fronte della tecnologia, settore che anche grazie alla pandemia ha visto un recupero dell’Europa sugli storici leader tecnologici quali sono stati negli ultimi anni USA, Cina e Israele.

Si deve partire tuttavia da un dato di fatto: l’Italia però mostra un significativo ritardo, tanto che nel ranking europeo costruito sulla base del Digital Economy and Society Index si posiziona 20esima su 27. Nella classifica stilata annualmente dalla Commissione Europea che misura il livello di digitalizzazione degli Stati membri, l’Italia è seguita solo da Cipro, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania.

Sarebbe un suicidio economico non riuscire a utilizzare interamente i fondi del PNRR”, commenta Orlando Taddeo, CEO di Airtime Partecipazioni, tech company italiana quotata in Francia sul listino Euronext Growth Paris. Quella dell’azienda è un esempio emblematico di come l’innovazione digitale faccia vincere anche in Borsa: dalla quotazione il 22 settembre 2021 ha segnato un +572,70% di performance,  da inizio anno le azioni stanno guadagnando il 20,10%.

 

PNRR: risorse utili anche per la digitalizzazione della PA

Gli investimenti previsti nel PNRR assicurano la fornitura di banda ultra-larga e connessioni veloci in tutto il Paese, incluse scuole e poli del Servizio Sanitario Nazionale, e verrà avviato anche un Piano Italia 5G per il potenziamento della connettività mobile in aree a fallimento di mercato. Il PNRR prevede incentivi per l’adozione di tecnologie innovative e competenze digitali nel settore privato, e rafforza le infrastrutture digitali della pubblica amministrazione, ad esempio facilitando la migrazione al cloud.

Proprio la Pubblica Amministrazione sembra essere l’area con margini di miglioramento più significativi. L’Osservatorio sulla Digitalizzazione di Mexedia di Airtime Partecipazioni mostra come l’Italia si colloca al 18° posto tra gli stati UE nella diffusione dei servizi pubblici digitali. Questo a causa di un grado di diffusione delle tecnologie digitali nella PA molto basso. La percentuale di utenti online che nel 2020 ha ricorso a servizi di e-government è stata pari al 36%, quasi la metà rispetto al 64% della media UE.

Nemmeno i dati provenienti da Banca d’Italia sono di conforto. Secondo Palazzo Koch il 53% degli enti ha un sito internet esclusivamente informativo e non abilitato all’interazione con l’utenza. La spaccatura su questo fronte si ha anche da un punto di vista territoriale: nel Mezzogiorno la percentuale sale al 67%. Valori che scendono ulteriormente se si parla di pagamenti online: solo il 30% degli enti lo consente tramite il proprio sito (si arriva al 13% in Sud Italia). Questo è dovuto alla carenza non solo di risorse finanziarie, ma anche della formazione del personale.

Certamente quello della Pubblica Amministrazione è un tema molto caldo, che richiede uno sviluppo e uno snellimento significativo del modello di interazione cittadino-amministrazione. Non è tuttavia l’unico ostacolo alla crescita digitale del Paese. L’Italia è in svantaggio anche nella composizione del tessuto sociale e della connettività.

Solo il 42% degli italiani di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede infatti competenze digitali di base (contro il 56% nell’UE), solo il 22% dispone di competenze avanzate (31% nell’UE). Il nostro Paese risente in particolare di un basso livello di scolarizzazione digitale, di un tessuto imprenditoriale caratterizzato da piccole e medie imprese e di un’età media molto elevata della popolazione. Il tutto ovviamente mixato con un gap di velocità di navigazione: solo il 61% delle famiglie è connesso con un abbonamento a banda larga fissa, in Europa la media è al 77%.

 

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