Portafoglio 60/40: perché con inflazione alta potrebbe non funzionare più

Portafoglio 60/40: perché con inflazione alta potrebbe non funzionare più

Portafoglio 60/40: perché con inflazione alta potrebbe non funzionare più

Il portafoglio 60/40 funzionerà anche nei prossimi mesi? Molto passa dal prossimo venerdì 10 dicembre, giornata osservata in maniera particolare dagli investitori perché verranno rilasciati da parte del Dipartimento del Lavoro USA i dati sull’inflazione statunitense relativa al mese di novembre. Le attese sono per una crescita dell’indice dei prezzi al consumo del 6,7% su base annuale, in scia all’agghiacciante rilevazione del mese scorso che ha riferito di un’inflazione al 6,2%, come mai successo dal 1990.

Tutto quanto riveste una grande importanza alla luce di ciò che ha dichiarato Jerome Powell al Congresso USA la scorsa settimana, ossia che l’inflazione non è più un fenomeno transitorio. Se tra 3 giorni dovessero confermarsi le attese, a questo punto è molto probabile che l’aumento dei tassi d’interesse della Federal Reserve verrà di molto anticipato rispetto al 2023. Questo ovviamente avrebbe ripercussioni sulle azioni, soprattutto su alcune tipologie a livello settoriale particolarmente sensibili ai rendimenti obbligazionari.

 

Portafoglio 60/40: perché potrebbe non essere più profittevole

Una delle conseguenze dell’alta inflazione e quindi del rialzo dei tassi potrebbe essere l’alterazione della classica scelta di portafoglio di lungo termine 60/40 che ha contrassegnato le strategie gran parte degli investitori. Per molti anni soprattutto i pensionati hanno adottato il mix 60% azioni e 40% obbligazioni perché hanno considerato le azioni il cuore pulsante del portafoglio, mentre le obbligazioni di alta qualità una sorta di paravento per i momenti critici del mercato.

Dal 2007, anno antecedente allo scoppio della grande crisi dei mutui subprime, questa strategia ha registrato quasi sempre performance positive, eccezion fatta per 2 anni di ribasso. Nel 2020 il rendimento è stato del 17% e quest’anno è sulla buona strada per ripetere il grande risultato. Una cosa però va osservata nel 2021: gli unici mesi in cui il portafoglio è sceso di rendimento sono stati settembre, novembre e finora dicembre, proprio quando la Fed ha iniziato ad assumere un atteggiamento più da falco.

Questo potrebbe significare che con l’inflazione alta la strategia 60/40 non è più valida? La cosa è possibile per almeno 2 ragioni. In primis le azioni sono diventate estremamente care con il rally degli ultimi anni, il che rende difficile setacciare titoli con alte potenzialità di guadagno. In secondo luogo le obbligazioni di qualità sono maggiormente colpite dall’aumento dei tassi spinti in alto dall’inflazione. Attualmente il mercato sta scontando 2 rialzi del costo del denaro da parte della Banca Centrale americana il prossimo anno. Quindi, con una crescita dei prezzi così elevata, i bond assurgono meno al ruolo di componente difensiva del portafoglio d’investimento.

 

Cosa pensano i gestori dei fondi?

Alcuni gestori di fondi sono convinti che il modello 60/40 non può funzionare allo stesso modo del passato con queste aspettative inflazionistiche. Secondo Jean Bolvin, numero uno del BlackRock Investment Institute, una cosa che funziona bene per 30 anni non significa che continuerà a farlo. Gli fa eco Sandi Bragar, Amministratore Delegato di Aspiriant che gestisce 13 miliardi di dollari d’investimenti. A suo avviso, in un ambiente come quello che si è venuto a configurare il 60/40 è molto pericoloso.

David Giroux, gestore di portafoglio di T. Rowe Price, osserva che per tanti anni le obbligazioni hanno svolto un ottimo ruolo difensivo, ma adesso i rendimenti reali sono negativi per effetto dell’inflazione e quindi non si ha alcuna compensazione effettiva di fronte alle turbolenze dei mercati.

Q uindi quale sarebbe la soluzione migliore? È pensiero comune che sono soprattutto le obbligazioni l’elemento debole della strategia, quindi bisognerebbe aumentare il numero di azioni, magari selezionandone di qualità. Al riguardo non sono pochi gli investitori che si stanno orientando verso un minore equilibrio, ad esempio con una struttura 80/20. “L’ostacolo per rendere attraenti le obbligazioni rispetto alle azioni è così basso che queste ultime sono ancora l’investimento preferito”, ha affermato Margie Patel, senior portfolio manager di Allspring Global Investments.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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