Aifi, l’associazione italiana del private equity, venture capital e private debt, ha presentato i dati di mercato del private equity in Italia nei primi cinque mesi del 2025. I numeri del quinquemestre, nonostante le tensioni commerciali e le incertezze macroeconomiche e geopolitiche che offuscano le prospettive di crescita, sono da record: sono state concluse 189 operazioni, in netto aumento rispetto alle 158 dello stesso periodo del 2024, pari al +20%. Soltanto a maggio si contano 48 deal.
Il consiglio direttivo dell’Aifi ha confrontato i dati del mercato italiano con quelli del mercato internazionale: la crescita nel 2025 è costante e le 189 operazioni chiuse rappresentano il miglior risultato di sempre negli ultimi vent’anni. Sul piano globale, invece, il private equity “sta mostrando segnali di rallentamento; i numeri rilevati a livello internazionale evidenziano, in particolare, come perdurino le difficoltà soprattutto nella fase di disinvestimento delle partecipazioni”, fa sapere l’associazione.
In questo articolo:
- Vola il private equity in Italia nei primi cinque mesi 2025
- Le operazioni M&A nel mondo nel primo trimestre 2025
Vola il private equity in Italia nei primi cinque mesi 2025
Nel mercato italiano, l’attività dei fondi sull’economia reale è in costante crescita nei primi cinque mesi del 2025. L’Aifi ha elaborato i dati dell’Osservatorio Pem (Private Equity Monitor) della Liuc, l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza. L’Osservatorio che sviluppa da venticinque anni l’attività di monitoraggio sugli investimenti in capitale di rischio realizzati in Italia, ha registrato 48 nuovi deal nel mese di maggio, contro i 30 di un anno fa (+18) e i 42 di maggio del 2023 (+6).
L’associazione sottolinea che “per proseguire in questa fase di crescita serve spingere ulteriormente nel reinvestimento in nuovi fondi e attuare misure che invitino in questo senso, come lavorare alla semplificazione della disciplina del golden power”. Il private equity si conferma una leva strategica significativa per l’economia italiana, ma “senza questa attività si rischia il rallentamento delle operazioni di investimento e delle cessioni di partecipazioni, che ha come effetto collaterale la crescita esponenziale delle notifiche e della burocrazia”.
Il consiglio direttivo dell’Aifi specifica che è necessario “limitare la sovra regolamentazione, considerando che il settore gode già di un inquadramento normativo specifico”. “Il mercato degli operatori di private capital richiede la flessibilità necessaria per intervenire in modo efficace a sostegno del mondo produttivo in questo momento di grande incertezza. È auspicabile evitare regolamentazioni che rallentano lo svolgimento delle operazioni”, spiega Innocenzo Cipolletta, il presidente dell’associazione.
Le operazioni M&A nel mondo nel primo trimestre 2025
Ai rapporti di Aifi e Osservatorio Pem si aggiunge l’aggiornamento globale di metà anno elaborato da PwC, pubblicato nel report Global M&A Trends in Private Equity and Principal Investors. L’analisi evidenzia una ripresa energica dell’attività di buyout nel primo trimestre del 2025: si contano 4.828 operazioni per un valore complessivo di 495 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 chiuso con 4.462 operazioni e 354 miliardi. Le exit sono cresciute del +82% su base annua, raggiungendo i 302 miliardi con un +136 rispetto ai 166 miliardi del primo trimestre del 2024. Il merito è anche del boom dei continuation fund (i fondi che permettono il passaggio di un’azienda da un fondo all’altro di uno stesso gestore) e delle transazioni secondarie.
Dal report emerge che i grandi fondi internazionali stanno rafforzando le proprie strategie globali e la presenza in Asia e in Europa, sfruttando la volatilità dei mercati statunitensi: i settori strategici su cui puntano sono in particolare la difesa e le infrastrutture. La raccolta di nuovi capitali, tuttavia, rimane selettiva: gli investitori sono focalizzati su gestori con track record sicuri e consolidati. Nel private equity è soprattutto l’intelligenza artificiale a cambiare le regole del gioco: le applicazioni sono sempre più diffuse (dalla simulazione dei comitati di investimento ai call center per l’assistenza clienti) e molti fondi stanno sviluppando blueprint scalabili e replicabili per l’adozione dell’AI nelle società in portafoglio.
Tra gli altri trend emergenti che spuntano dal rapporto, spiccano lo sviluppo di fondi ibridi (asset-based finance, debito, equity preferenziale), la crescita del private credit e l’apertura al mondo retail da parte del capitale privato, con l’integrazione di asset alternativi nei piani pensionistici. “Nonostante l’incertezza dei mercati, private equity e investitori principali rimangono attivi e pronti a guidare la ripresa delle M&A, sfruttando la disponibilità di capitali e la trasformazione tecnologica in corso”, commenta Francesco Giordano, il private equity leader di PwC Italia.









