La Commissione europea ha pubblicato le Euro Area Recommendation per il periodo 2026-2027, una serie di 14 raccomandazioni che contengono indicazioni specifiche per la crescita degli Stati membri dell’eurozona. Le ricette per lo sviluppo e la competitività si concentrano su punti cardine come la sostenibilità fiscale, il rafforzamento del mercato del lavoro, gli investimenti pubblici e privati nella ricerca e nell’innovazione, la transizione energetica e digitale.
L’esecutivo dell’Unione ha inserito le sue esortazioni nel pacchetto d’autunno del semestre europeo 2026, la raccolta di documenti strategici che definiscono le priorità politiche comuni dell’Ue e le politiche economiche, occupazionali e di spesa per realizzare la bussola per la competitività. In totale le raccomandazioni per i governi sono 14, ma viene posta particolare attenzione su 6 punti fondamentali per sbloccare il potenziale di crescita dell’Europa e salvaguardare la stabilità.
Le 14 raccomandazioni della Commissione europea per la crescita e la competitivà
“In un contesto geopolitico sempre più difficile, la Commissione chiede un’azione coordinata per rafforzare la produttività, l’innovazione e gli investimenti”, si legge nel comunicato diffuso da Bruxelles. Se l’economia dell’Ue continua a vivere una crescita moderata, persistono comunque “diverse vulnerabilità strategiche” e “sfide strutturali” da affrontare, tra cui “la bassa produttività, le pressioni demografiche e la crescente domanda di finanze pubbliche legate alla difesa e alla transizione verso un’economia decarbonizzata e digitale”.
In linea con le indicazioni adottate dal Consiglio nel 2025, la necessità di “aumentare la produttività, stimolare i talenti e sviluppare un mercato del lavoro adeguato alle esigenze future” ha spinto la Commissione a formulare una serie completa di raccomandazioni incentrate sulla realizzazione delle priorità individuate nella bussola per la competitività. Insieme ad Austria, Belgio, Francia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, l’Italia parte con un’ottima notizia: la procedura per i disavanzi eccessivi è sospesa.
1. Salvaguardare la sostenibilità fiscale
La prima raccomandazione della Commissione è la solita: conti in ordine. È necessario “rispettare i percorsi di spesa netta raccomandati, compresa, se del caso, la flessibilità temporanea concessa tramite la clausola di salvaguardia nazionale per la spesa per la difesa”. Questa strategia dovrebbe garantire “una politica di bilancio adeguatamente differenziata e determinare un orientamento di bilancio complessivamente neutro nel 2026”.
2. Attuare strategie di bilancio a medio termine
Sempre nel rispetto dei percorsi di spesa netta, Bruxelles chiede di investire nelle capacità di difesa, nel rafforzamento della competitività e nelle priorità strategiche. Non spendere di più ma spendere meglio serve a “ridefinire le priorità dei bilanci nazionali e adottare misure volte a migliorare l’efficacia, l’efficienza, la qualità e la composizione delle entrate e delle spese pubbliche, anche promuovendo una maggiore copertura assicurativa privata per le perdite legate agli eventi climatici”.
3. Investire quanto più possibile in difesa
La Commissione esorta gli Stati membri dell’eurozona a ridurre le strozzature del mercato del settore e a puntare su appalti congiunti “per garantire che, in linea con la Defense Readiness Roadmap 2030, la spesa pubblica aggiuntiva si traduca in capacità di difesa tempestive ed efficaci”. Il triplice obiettivo è migliorare l’efficienza e l’interoperabilità del comparto, promuovere un mercato europeo e limitare la frammentazione.
4. Utilizzare tutti i fondi del Recovery Fund
La data fissata dall’esecutivo è il 31 agosto 2026: entro questa deadline bisogna portare a casa i fondi, garantirne l’assorbimento e sostenere il finanziamento degli investimenti negli anni successivi. L’Italia è osservata speciale in quanto principale beneficiario del fondo con 191,5 miliardi di euro tra prestiti (122 miliardi) e sovvenzioni (69,5 miliardi). In particolare, bisogna accelerare sull’uso dei 109 miliardi stanziati per sostenere le imprese.
5. Promuovere lavoro di qualità e miglioramento delle competenze
È fondamentale per aumentare la produttività e la capacità di innovazione e sostenere i settori strategici. La Commissione sottolinea l’importanza di istruzione e formazione, con particolare attenzione alle competenze di base e digitali, e suggerisce di affrontare il problema dello squilibrio tra domanda e offerta di skills e le forti disparità nazionali. In aggiunta, è importante “facilitare la mobilità transfrontaliera nel mercato unico e la migrazione legale controllata dei cittadini di paesi terzi in professioni che registrano carenze di manodopera”. Ottenere questo risultato significa risolvere il problema del caro-alloggi e rafforzare gli incentivi al lavoro alleggerendo la pressione fiscale.
6. Favorire una crescita sostenibile dei salari
Aumentare la produttività e l’innovazione è indispensabile per far crescere le retribuzioni. Il crollo dei salari reali è da evitare “in particolare per i lavoratori a basso e medio reddito”: aumentare i salari e far pagare meno tasse deve avvenire “in linea con l’andamento della produttività, tenendo debitamente conto dei rischi di inflazione e delle divergenze in termini di competitività all’interno dell’area dell’euro”.
7. Dare priorità agli investimenti su ricerca e sviluppo
Il fulcro deve sempre essere l’innovazione, la decarbonizzazione industriale, l’energia pulita e la transizione digitale, la sicurezza economica e la riduzione delle dipendenze strategiche lungo le catene del valore. L’esortazione della Commissione è a rafforzare i legami “tra i diversi attori quali imprese, università o istituti di ricerca” e sviluppare il ruolo del capitale di rischio “nel finanziamento delle startup e delle scaleup e nell’accelerazione dell’adozione di tecnologie digitali e pulite”.
8. Spingere sulla semplificazione normativa
Per Bruxelles è necessario “eliminare le barriere interne e le disparità normative a livello nazionale, nonché i residui deficit di recepimento e conformità, per approfondire il mercato unico e migliorare l’efficienza e la capacità di espansione delle imprese”. Il traguardo a breve termine deve essere un mercato unico più semplice, integrato e competitivo, come indicato dalla risoluzione del Parlamento europeo dell’11 settembre sul programma di semplificazione, ammodernamento e armonizzazione normativa dell’Unione.
9. Adottare leggi mirate e trasparenti
Per raggiungere la semplificazione normativa, gli Stati membri devono “individuare e ridurre gli oneri superflui” e garantire l’adozione di norme efficaci, funzionali e ben concepite, “anche ricorrendo adeguatamente alle consultazioni pubbliche e al coinvolgimento delle parti interessate nel processo legislativo, nonché alle valutazioni ex post della legislazione”. È un’apertura alle iniziative dei cittadini e ad ogni forma di democrazia diretta.
10. Impiegare misure per sviluppare l’Unione dei risparmi e degli investimenti
Per la Savings and Investments Union è cruciale “mobilitare capitali, promuovere la creazione di un euro digitale, rafforzare il ruolo internazionale della moneta e monitorare i rischi per la stabilità macrofinanziaria”. La Commissione indica di “affrontare la frammentazione del mercato dei capitali e gli ostacoli alla fornitura e al consumo transfrontalieri di servizi finanziari, nonché le divergenze nelle pratiche di vigilanza nazionali, compiendo rapidi progressi sul prossimo pacchetto legislativo relativo all’integrazione e alla vigilanza del mercato”.
11. Aumentare la disponibilità di conti deposito e di investimento
Non solo: l’esecutivo domanda agli Stati di adottare tutte le misure necessarie per attuare le raccomandazioni formulate nel 2025, tra le quali l’aumento di conti con un trattamento fiscale semplificato e vantaggioso, di cruscotti pensionistici e dei sistemi di monitoraggio previdenziale con iscrizione automatica. In aggiunta, è necessario attuare le strategie di alfabetizzazione finanziaria e promuovere le opportunità di investimento per cittadine e cittadini dell’Ue.
12. Incoraggiare l’arrivo dell’euro digitale
I Paesi dell’eurozona devono “adottare tutte le misure necessarie per la creazione di un euro digitale, promuovere l’innovazione e la concorrenza nel mercato dei pagamenti e garantire il mantenimento di un ampio accesso e della fruibilità della moneta della banca centrale in un’economia in fase di digitalizzazione”. Se tutto andrà secondo i piani, il regolamento sarà adottato nel 2026: la Bce punta alla prima emissione nel 2029.
13. Promuovere il ruolo internazionale dell’euro
Gli Stati devono “impegnarsi a rafforzarne ulteriormente la posizione globale” della moneta comune, “anche affrontando le vulnerabilità delle infrastrutture finanziarie europee”. Il calo del dollaro, per anni spina dorsale della finanza mondiale, offre un’opportuna unica all’euro, che rimane la seconda valuta di riserva al mondo (il 20% delle riserve) e potrebbe diventare una copertura forte contro l’instabilità politica e fiscale degli Usa.
14. Monitorare i rischi per la stabilità macrofinanziaria
L’ultima raccomandazione della Commissione Ue è realizzare un monitoraggio continuo dei rischi “derivanti dalla qualità degli attivi, dalle dinamiche di rivalutazione, dall’esposizione ai rischi climatici e ambientali e dalle interconnessioni tra banche e istituzioni non bancarie nei mercati finanziari principali e attraverso la finanza privata”. Dove necessario, l’esecutivo consiglia di “rafforzare il quadro normativo e di vigilanza per il settore dell’intermediazione finanziaria non bancaria al fine di garantire che le vulnerabilità emergenti siano efficacemente individuate e gestite”.









