Il rame ha aperto la settimana in rialzo dell’1,45% a 9.230 dollari la tonnellata nel mercato delle materie prime di Londra. Uno strappo che arriva a seguito di un periodo difficile per il metallo rosso, che da maggio scorso ha perso quasi un quinto del suo valore. Gli investitori sono preoccupati per la domanda della Cina, il più grande utilizzatore al mondo. Il rame è un metallo strettamente legato al ciclo economico e viene utilizzato sostanzialmente in ogni settore produttivo. Di conseguenza, un rallentamento economico come quello che sta vivendo il Dragone ormai da diversi anni finisce inevitabilmente per avere un impatto negativo sulla richiesta della materia prima.
Un’altra fonte di preoccupazione è la forza del dollaro USA. Essendo il rame quotato in dollari, i commercianti europei o asiatici subiscono un effetto cambio sfavorevole quando la valuta americana si rafforza e diminuiscono la domanda del metallo. In tale contesto, la minaccia del neo presidente eletto USA, Donald Trump, di imporre dazi generalizzati rischia di innescare meccanismi inflazionistici e di rafforzare ulteriormente il dollaro passando attraverso tassi di interesse mantenuti alti. Questi fattori hanno invertito il sentiment di alcuni mesi fa, quando gli investitori scontavano il fatto che il deficit di offerta e la riluttanza delle grandi aziende del settore a investire in nuove miniere avrebbero sostenuto il trend rialzista di lungo periodo ancora per tanto tempo.
Rame: per Citigroup i prezzi scenderanno nel 2025
I trader sul rame nutrono speranza negli stimoli fiscali del governo cinese per il 2025, in quanto potrebbero rilanciare la domanda di Pechino. Secondo gli analisti di Citigroup, però, questo potrebbe non essere sufficiente, in quanto i rischi economici in Cina avrebbero l’effetto di limitare i consumi e i prezzi il prossimo anno. Oltre a questo, il rame è destinato a fare i conti con i dazi commerciali extra dell’amministrazione Trump, hanno sottolineato gli esperti della banca americana nonché con il rallentamento della ripresa dell’attività manifatturiera globale, mentre i governi allenteranno il sostegno allo sviluppo dei veicoli elettrici, hanno aggiunto. “L’anno prossimo ci sarà un mercato equilibrato del rame raffinato, con un consumo piatto dai segmenti di domanda ciclica e una crescita dell’uso della decarbonizzazione sostanzialmente abbinata a un altro anno di crescita dell’offerta mineraria inferiore al trend”, hanno scritto gli analisti.
Alla luce di queste considerazioni, Citigroup vede le quotazioni del rame raggiungere una media di 8.750 dollari la tonnellata nel 2025, il che implica un calo di oltre il 5% dal prezzo attuale. Questa stima è stata notevolmente abbassata rispetto alla precedente previsione di 10.250 dollari. Nel 2026 il discorso potrebbe cambiare, precisano gli analisti, in quanto “l’attività manifatturiera globale risponderà all’allentamento monetario”. A quel punto “i prezzi potrebbero salire a 10.000 dollari”.









