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Rating ESG: costosi e poco affidabili, la ricerca di ERM

Una check list viene compilata

Chi controlla il controllore? È la domanda che tante volte ci si pone in riferimento alle autorità e agli organismi incaricati di attività di controllo su un settore economico o finanziario. La domanda vale anche per le società che attribuiscono i rating ESG alle imprese. Così come accaduto per i prodotti di investimento “sostenibili”, moltiplicatisi a dismisura nel corso degli ultimi anni, anche di “rater” ne sono nati parecchi.

Non sempre il loro lavoro è apprezzato dalle imprese che a loro si rivolgono, anche se il prezzo pagato è salato. ERM (Environmental Resources Management), società di consulenza sui temi della sostenibilità, ha rilasciato una ricerca sul tema (Rate the Raters 2023) condotta su oltre 100 imprese, 1.400 professionisti della sostenibilità di impresa e 450 professionisti degli investimenti.

 

Il grafico mostra la curva della fiducia di imprese e investitori sui rating ESG. I giudizi medi rimangono bassi
La fiducia nell’accuratezza dei provider di rating ESG – Fonte: ERM Rate the Raters 2023

 

Quanto costa il rating ESG

Oggi se non hai un rating ESG non vai da nessuna parte. Il giudizio di sostenibilità è sempre più richiesto dagli investitori e dagli istituti finanziari per concedere capitali e finanziamenti. La corsa a ottenere il rating ha generato due tipi di inflazione: la nascita di un numero elevato di società specializzate nell’attribuirlo e costi elevati. Sia con riferimento al primo che al secondo aspetto le imprese coinvolte nella ricerca ERM non sono soddisfatte.

Partendo dal costo, il sondaggio ha evidenziato che si aggira tra i 220.000 e i 480.000 dollari per anno per le società quotate, mentre per quelle non quotate va da 210.000 a 425.000 dollari. Un costo, come detto sopra, che è sempre più necessario sostenere. Anche chi raccoglie le informazioni per investire paga un prezzo. In questo caso però, specifica la ricerca, è una decisione volontaria. Le cifre sono in ogni caso elevate e vanno dai 175.000 ai 360.000 dollari.
Questi costi non rappresentano solo la fattura che un’impresa deve saldare per avere il suo giudizio ESG ma includono tutto il processo che porta a ottenerlo e quindi il tempo speso dai dipendenti, le consulenze, l’adozione di strumentazione digitale.

 

Quanto vale il bollino ESG

Al costo elevato non corrisponde una soddisfazione altrettanto alta e il giudizio accomuna sia le imprese che richiedono il rating, sia gli investitori che anche su quest’ultimo basano i loro investimenti. In un range di performance da 1 a 5, infatti, il 52% delle imprese e il 59% degli investitori da un giudizio di 3, moderato, all’operato della società di rating.

Anche la fiducia rimane contenuta. Secondo la ricerca si attesta a 3,31 su 5 tra gli investitori ma scende a 2,9 tra le imprese mentre il 29% delle aziende che hanno partecipato al sondaggio hanno una fiducia bassa (livello 1 o 2).
I punti dolenti messi in luce dagli utenti dei rating sono le metodologie di ricerca poco trasparenti (Black Box) e l’accuratezza dei dati. La maggioranza delle imprese ritiene che il rating non rifletta accuratamente le performance si sostenibilità.

 

Le rating agency ESG messe in fila

La ricerca di ERM ha richiesto a investitori e imprese un giudizio di qualità e di utilità sul rating delle società specializzate del settore. Ne sono uscite quattro classifiche che premiano soprattutto CDP Scores (Company’s environmental Disclosure and Performance), ISS-ESG e Sustainalytics che occupano le prime tre posizioni di utilità e investibilità tra gli investitori. Le imprese prediligono invece CDP, S&P Global ESG e Sustainalytics per quanto riguarda la qualità, CDP, Sustainalytics e MSCI per quanto riguarda l’utilità.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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