Regime del risparmio amministrato: cos'è e come funziona - Borsa&Finanza

Regime del risparmio amministrato: cos’è e come funziona

Regime del risparmio amministrato: cos'è e come funziona

Il regime del risparmio amministrato fa parte di uno dei tre regimi su cui si basa la tassazione delle rendite finanziarie. La caratteristica importante è che tutti gli adempimenti burocratici di natura fiscale sono a carico dell’intermediario, diversamente da quanto avviene nel regime dichiarativo, dove è il contribuente che ha l’onere di rendere noto al fisco quanto percepito dai suoi investimenti. Scendiamo quindi nel dettaglio e vediamo quali sono le più importanti caratteristiche del regime del risparmio amministrato, nonché i suoi punti di forza e debolezza.

 

Regime del risparmio amministrato: definizione e caratteristiche

Il regime del risparmio amministrato si basa sulla tassazione tramite imposta sostitutiva dei redditi di capitale e dei redditi diversi percepiti dal contribuente, applicata da parte dell’intermediario che funge da sostituto di imposta e che quindi si impegna a versare allo Stato l’imposta stessa. L’applicazione dell’imposta sostitutiva avviene secondo il criterio di cassa, cioè nel momento esatto in cui i proventi vengono realmente percepiti. Vi è la possibilità di effettuare una compensazione tra plusvalenze e minusvalenze percepite nella stessa giornata operativa, mentre le eventuali perdite o minusvalenze rimaste in essere alla fine dell’anno potranno essere portate in deduzione di eventuali plusvalenze nei quattro periodi d’imposta successivi.

Vediamo con un esempio di chiarire il concetto. Se il 15 marzo del 2022 si hanno plusvalenze su azioni Stellantis per 15.000 euro e minusvalenze su azioni ENI per 12.000 euro. In tal caso verrà applicata la tassazione a titolo di imposta sostitutiva del 26% sul differenziale positivo di 3.000 euro. Se invece le minusvalenze su azioni ENI per 12.000 euro si hanno il 16 marzo 2022, allora l’intermediario verserà il 26% su plusvalenze Stellantis per 15.000 il 15 marzo, mentre porterà avanti nei successivi periodi di imposta non oltre il quarto la minusvalenza di 12.000 euro in deduzione di eventuali plusvalenze.

Ai fini dell’applicazione dell’imposta, l’intermediario prende a riferimento come valore dell’investimento il costo medio ponderato dei vari titoli che hanno caratteristiche omogenee in modo tale da poter considerare un unico valore di calcolo. Ad esempio, se l’investitore Mario ha acquistato 100 azioni Enel al costo di 10 euro, 500 azioni Unicredit a 5 euro e 200 azioni Saipem a 15 euro, il costo medio ponderato da prendere a riferimento per la determinazione dell’eventuale plusvalenza su cui verrà applicata l’imposta è quanto segue:

(100 x 10 + 500 x 5 + 200 x 15) /800 = 3.500,40 euro

 

È importante precisare che nella determinazione del valore netto su cui calcolare l’aliquota del 26% bisogna considerare i costi sostenuti sottoforma di commissioni pagate all’intermediario.

Perché possa essere esercitata l’opzione per il risparmio amministrato è ovviamente necessario che i titoli, le quote e i certificati siano depositati presso l’intermediario sostituto di imposta. Infatti, bisogna aprire presso lo stesso un conto deposito titoli che vale anche nel caso in cui si effettuano operazioni di derivati. Controversa era la questione delle fiduciarie a cui non erano intestati i beni in oggetto. Al riguardo, la risoluzione 61/E del 31 maggio 2011 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, per potere esercitare l’opzione del risparmio amministrato, è necessario che ci sia un rapporto di amministrazione con la società fiduciaria ma non è richiesta l’intestazione dei beni alla stessa.

L’opzione al regime del risparmio amministrato può essere revocata in qualsiasi momento mediante dichiarazione scritta. Qualora i rapporti siano cointestati, è necessaria la dichiarazione di ogni cointestatario. Se l’opzione viene revocata o semplicemente viene chiuso il rapporto di custodia, amministrazione e deposito presso l’intermediario, le perdite o minusvalenze verranno portate in compensazione nei successivi quattro periodi di imposta con le plusvalenze che derivano da un altro rapporto di custodia, amministrazione e deposito intestato o in deduzione in sede di dichiarazione dei redditi qualora si intenda portare avanti un regime dichiarativo. L’intermediario dovrà rilasciare al contribuente una certificazione delle minusvalenze e delle perdite conseguite durante il periodo amministrato.

Il regime del risparmio amministrato comporta anche che bisogna versare entro il 16 dicembre di ogni anno un acconto del 100% della somma versata a titolo di imposta sostitutiva relativamente ai primi 11 mesi dell’anno. Tale acconto ovviamente verrà considerato come credito d’imposta per i versamenti da effettuarsi a partire dal primo gennaio dell’anno successivo. Le modalità attraverso cui viene effettuato il calcolo e lo scomputo sono state chiarite dalla risoluzione 91/E del 12 dicembre 2013 da parte dell’Agenzia delle Entrate. Per quanto riguarda i soggetti non residenti che hanno optato per il regime del risparmio amministrato, l’intermediario rilascia la dovuta attestazione dei versamenti effettuati per l’applicazione delle esenzioni spettanti.

 

Vantaggi e svantaggi

Il regime del risparmio amministrato presenta punti di forza e punti di debolezza nell’ambito della gestione delle rendite fiscali del contribuente. Riguardo gli aspetti positivi si possono annoverare:

 

  • anonimato nei confronti del Fisco riguardo la percezione dei redditi di capitale e dei redditi diversi che sono stati già assoggettati a ritenuta alla fonte o ad imposta sostitutiva da parte dell’intermediario autorizzato;
  • nessun obbligo di segnalazione all’Amministrazione finanziaria riguardo gli investimenti che sono soggetti al monitoraggio fiscale;
  • possibilità di compensare redditi diversi e di capitale per più rapporti che si hanno con uno stesso intermediario evitando di tenere aperte più posizioni nei confronti del Fisco in presenza di più rapporti in regime di risparmio amministrato.

 

Per quel che attiene alle situazioni poco vantaggiose si possono considerare:

 

  • impossibilità di compensare le plusvalenze realizzate con le minusvalenze sostenute in un periodo precedente nell’ambito dello stesso anno solare;
  • immediatezza della tassazione, essendo che l’applicazione dell’imposta avviene al momento del realizzo dei proventi, e quindi eventuale reinvestimento di un importo inferiore.

 

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Redazione

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