Regolamento UE imballaggi: cosa prevede la proposta e perché non piace a tutti - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Regolamento UE imballaggi: cosa prevede la proposta e perché non piace a tutti

Fa discutere la proposta di regolamento UE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio che va a modificare il regolamento 2019/1020 e la direttiva 2019/904 e ad abrogare la direttiva 94/62/CE. L’idea di Commissione, Consiglio e Parlamento è eliminare progressivamente le confezioni monouso per frutta e verdura per ridurre l’uso della plastica ed accelerare il cammino verso la sostenibilità. Ma la proposta di salutare per sempre l’insalata in busta, le fragole e i pomodori in vaschetta, le arance e i limoni in rete e persino le bottiglie magnum di vino non piace a tutti.

 

Cosa prevede il regolamento sugli UE imballaggi

La Commissione europea propone una piccola rivoluzione per le aziende agroalimentari e la filiera dei polimeri compostabili: sopprimere l’utilizzo delle confezioni monouso per frutta e verdura di peso inferiore a 1,5 chilogrammi. Bruxelles giudica superfluo questo packaging e lo paragona alle piccole confezioni di shampoo usate negli hotel. Il passaggio specifico è al punto 2 dell’allegato V del regolamento 2022/0396 che fa riferimento ai prodotti ortofrutticoli freschi. La restrizione all’uso è per:

imballaggi monouso per meno di 1,5 kg di frutta e verdura fresche, a meno che non sia dimostrata la necessità di evitare perdite di acqua o turgore, rischi microbiologici o urti.

L’esempio è quello di reti, sacchetti, vassoi e contenitori in plastica e compositi. La direttiva avrebbe effetti pure sul comparto del vino: la proposta prevede la standardizzazione delle bottiglie e la riduzione del loro peso, con l’addio al formato magnum e alle bottiglie per i vini da invecchiamento come il Barolo, il Montepulciano d’Abruzzo, l’Aglianico del Vulture, il Brunello di Montalcino, l’Amarone della Valpolicella e il Chianti.

Come prevede l’articolo 26 sugli obiettivi di riutilizzo e ricarica, dal 1° gennaio 2030 produttori e distributori di vino (ad eccezione dello spumante) dovranno usare imballaggi riutilizzabili per la vendita per il 5% dei loro prodotti; la percentuale si alza al 15% dal 1° gennaio 2040. Per tutte le altre bevande alcoliche, è prevista una soglia del 10% dal 1° gennaio 2030 che salirà al 25% entro il 1° gennaio 2040.

 

A chi non piace il regolamento UE sugli imballaggi

È Coldiretti a lamentare il rischio di forti ripercussioni sui consumatori e sulle imprese di agroalimentare e vino (due dei settori del made in Italy più esportati all’estero) dalla proposta comunitaria di regolamento sugli imballaggi. Senza dimenticare che la proposta di regolamento restringe fortemente le tipologie di imballaggi in bioplastica compostabile e quindi penalizza l’intero settore italiano della bioplastica e della biochimica, una produzione che avviene in Italia senza delocalizzazioni in altri Stati dell’UE o extracomunitari.

La scelta europea – fa sapere Coldiretti in una nota – “apre ad una serie di problemi, dal punto di vista igienico-sanitario, della conservazione e degli sprechi, che potrebbero aumentare, come potrebbero aumentare anche i costi per i consumatori e per i produttori”.

Basti pensare al tradizionale cestino di fragole o piccoli frutti che soprattutto nelle fasi di trasporto protegge l’integrità del prodotto. Ma si rischia anche un effetto negativo sui consumi dove i prodotti di quarta gamma, dalle insalate in busta alla frutta confezionata, sono ormai entrati profondamente nelle abitudini degli italiani, con il pericolo di ridurne il consumo, già calato dell’8% per la frutta e del 10% per gli ortaggi nel 2022, con un impatto pericoloso sulla salute.

Tra i consumatori, le categorie colpite maggiormente dall’eliminazione delle confezioni monouso sarebbero i single e le famiglie senza figli, ovvero quelle fasce che acquistano gli alimenti conservati in questo modo per ridurre gli sprechi e gestire meglio la spesa settimanale. Lo stravolgimento è forte pure per il vino perché nel caso del vetro c’è la possibilità concreta di “vanificare tutto il lavoro fatto nel corso degli anni sul fronte del riciclo per indirizzarsi verso un riutilizzo dai contorni problematici e poco chiari”.

Critica con la proposta di regolamento è infine Assobioplastiche, l’associazione di categoria che rappresenta la filiera delle plastiche compostabili. La norma europea – fa sapere l’associazione – “sembra essere lo strumento sbagliato perché non lascia sufficiente spazio agli Stati membri per stabilire regole adeguate alle loro specificità”. Inoltre, questa proposta “invece che spingere l’UE a investire sui prodotti a più alto valore aggiunto (compostabili e biobased) non coglie appieno il potenziale delle bioplastiche compostabili e con ciò facendo rischia di compromettere il tessuto imprenditoriale italiano lasciando spazio alle imprese dei Paesi extra UE che stanno invece investendo in modo massiccio nel settore”.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *