Rendiconto costi e oneri: ancora troppo difficile da capire

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Il Rendiconto costi e oneri avrebbe dovuto rappresentare una delle innovazioni più concrete introdotte dalla direttiva Mifid II per aumentare la trasparenza nel rapporto tra risparmiatori e intermediari finanziari. Dal 2018 banche, reti di consulenza e piattaforme di investimento sono obbligate a inviare ogni anno ai clienti un documento che dettaglia in euro e in percentuale tutte le spese sostenute per i propri investimenti, mostrando anche l’impatto dei costi sul rendimento finale. Sulla carta uno strumento di grande utilità. Nei fatti, però, il rendiconto costi e oneri continua a essere poco compreso e, spesso, poco accessibile. È quanto emerge dall’ultima indagine condotta da Moneyfarm su un campione di 800 investitori italiani consapevoli e attivi presso diversi intermediari.

 

In questo articolo: 

 

  • Rendiconto costi e oneri: il documento c’è, ma resta opaco
  • L’aiuto dei consulenti finanziari nella comprensione del Rendiconto costi e oneri
  • Donne e giovani guidano la domanda di chiarezza
  • Più conoscenza e oneri: il documentoi c’è, ma resta opaco

 

Rendiconto costi e oneri: il documento c’è, ma resta opaco

Il dato più significativo è il divario tra attenzione e comprensione: oltre il 97% degli intervistati considera i costi determinanti o comunque rilevanti nelle proprie decisioni di investimento, ma soltanto il 38,9% afferma di avere un’idea precisa di quanto paga realmente. Un anno fa questa percentuale era del 42%. In altre parole, l’interesse cresce, ma la consapevolezza arretra.

Si tratta di un paradosso che solleva interrogativi sulla reale efficacia delle informative regolamentari. La disponibilità di dati non coincide necessariamente con la loro intelligibilità. E finché il rendiconto costi e oneri resterà un documento tecnicamente corretto ma di difficile lettura, la trasparenza rischierà di rimanere più formale che sostanziale.

Il 59,3% degli investitori dichiara di conoscere con certezza l’esistenza del rendiconto costi e oneri, ma solo il 39,5% riesce effettivamente a trovarlo e consultarlo con facilità. Ancora più significativo è il giudizio sulla chiarezza: appena il 34,1% lo considera esaustivo e comprensibile, in calo rispetto al 38% rilevato nel 2025. “In un contesto europeo sempre più orientato a rafforzare la partecipazione degli investitori retail ai mercati finanziari, la trasparenza sui costi resta una leva fondamentale – ha commentato Andrea Rocchetti, responsabile globale Wealth di Moneyfarm -. I risultati della nostra indagine, però, raccontano un paradosso: l’attenzione ai costi è altissima, ma la capacità di comprenderli davvero è relativamente bassa e in calo. La sfida non è più soltanto garantire la disponibilità delle informazioni, bensì renderle pienamente comprensibili e utili”.

 

L’aiuto dei consulenti finanziari nella comprensione del Rendiconto costi e oneri

Il Rendiconto costi e oneri e l’informativa ex ante – entrambi introdotti ormai otto anni fa con Mifid II – sono strumenti essenziali non solo per comprendere e monitorare quanto si paga, ma per valutare concretamente la qualità e la convenienza degli investimenti effettuati. I dati mostrano infatti come una maggiore trasparenza non solo aiuti gli investitori a prendere decisioni più consapevoli, ma migliori anche la percezione del valore del servizio ricevuto, innescando il circolo virtuoso tanto ricercato dai policy maker: più tutela per i risparmiatori, scelte più consapevoli, maggiore fiducia nel sistema e, in ultima battuta, una partecipazione più efficace ai mercati dei capitali, a beneficio delle imprese e dei risparmiatori stessi» ha commentato Andrea Rocchetti, Global Head of Wealth di Moneyfarm.

La difficoltà maggiore riguarda l’aspetto più importante del documento: il 47% di chi incontra ostacoli afferma di non riuscire a capire in che misura i costi abbiano inciso sul rendimento del proprio portafoglio. E questo è il punto cruciale. Sapere di aver pagato commissioni per alcune centinaia o migliaia di euro è utile solo se si comprende quanto tali spese abbiano ridotto la performance complessiva dell’investimento.

Anche gli altri strumenti previsti dalla Mifid II restano poco utilizzati. L’informativa ex ante, che illustra i costi prima di investire, è sconosciuta al 35,8% del campione. Ancora peggiore la situazione del rendiconto analitico ex post, ignorato dal 61,1% degli intervistati. Nonostante ciò, cresce il coinvolgimento degli investitori. La quota di chi discute il rendiconto costi e oneri con il proprio consulente sale dal 26% al 34,4%, mentre il 66,9% dichiara di voler approfondire meglio il contenuto del documento. Un segnale incoraggiante, che testimonia una domanda crescente di educazione finanziaria e di strumenti realmente utili.

 

Donne e giovani guidano la domanda di chiarezza

Tra i dati più interessanti dell’indagine emerge il ruolo delle donne, che si dimostrano più attente e più esigenti rispetto alla media. Il 72% delle investitrici desidera comprendere meglio il rendiconto costi e oneri, mentre il 45% riesce a trovarlo e leggerlo con facilità, contro il 39% degli uomini. Questa maggiore attenzione si accompagna a un giudizio più severo sulla consulenza. Il 42% delle donne ritiene infatti che i costi del servizio siano troppo elevati rispetto al valore ricevuto, rispetto al 34% degli uomini. Una valutazione che suggerisce come la trasparenza non riduca la fiducia, ma renda il cliente più consapevole e più selettivo.

Sul piano generazionale, il caso più emblematico è quello della Gen Z. I più giovani mostrano una forte sensibilità ai costi e individuano negli Etf gli strumenti più efficienti: l’83% li considera il prodotto con il miglior rapporto costi-benefici. Tuttavia, solo il 15% dichiara di essere riuscito a trovare e leggere il rendiconto costi e oneri. Il 54% ritiene inoltre che i costi della consulenza siano troppo elevati. Questo scarto tra consapevolezza teorica e difficoltà operative dimostra che anche gli investitori digitalmente più evoluti non dispongono ancora di documenti realmente intuitivi.

 

Più conoscenza, più Etf e decisioni migliori

L’indagine mostra una relazione diretta tra comprensione del rendiconto costi e oneri e qualità delle scelte di investimento. Tra gli investitori che conoscono bene il documento, l’81,8% ritiene che gli Etf offrano il miglior rapporto costi-benefici, una percentuale in crescita rispetto al 72,5% del 2025. Tra coloro che dichiarano di avere una piena consapevolezza dei costi sostenuti, la preferenza per gli Etf supera addirittura l’85%.

Questo dato suggerisce che una maggiore trasparenza favorisce l’adozione di strumenti efficienti e a basso costo. Non a caso, quasi la metà (48,1%) di chi conosce con precisione il rendiconto costi e oneri considera il costo della consulenza adeguato o persino conveniente, contro il 37,6% di chi ha solo una conoscenza superficiale. Secondo Andrea Rocchetti, “la sfida non è più soltanto garantire la disponibilità delle informazioni, bensì renderle pienamente comprensibili e utili”. Il punto, in effetti, è proprio questo. Dopo otto anni di obblighi normativi, il rendiconto costi e oneri continua a essere uno strumento che pochi riescono a interpretare fino in fondo. La trasparenza, per essere tale, non può limitarsi a fornire numeri: deve permettere agli investitori di capire con immediatezza quanto pagano, perché lo pagano e quali effetti questi costi hanno sul rendimento del loro patrimonio. Solo allora il rendiconto potrà trasformarsi da adempimento burocratico a vero strumento di tutela del risparmio.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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