Se l’obiettivo della Mifid II è “rendere più solidi e trasparenti i mercati finanziari dell’Unione europea”, come si può leggere nel sito Eur-Lex che riporta le normative Ue, si può ben dire che questo obiettivo sia ben lontano dall’essere raggiunto. Almeno per quanto riguarda la trasparenza degli investimenti. Anche quest’anno Moneyfarm ha condotto un sondaggio su quello che avrebbe dovuto essere uno dei fulcri della comunicazione degli intermediari finanziari ai loro clienti-investitori, il Rendiconto costi e oneri. Nella ricerca sono stati coinvolti 2.028 investitori, di cui 858 clienti dei servizi della stessa Moneyfarm, aventi un investimento attivo da almeno 12 mesi, e 1.170 clienti di altri intermediari.
In questo articolo:
- Trasparenza investimenti: rendiconto poco chiaro per il 60% del campione
- La consapevolezza sui costi è utile sia ai clienti che agli intermediari
- Giovani, che delusione!
Trasparenza investimenti: rendiconto poco chiaro per il 60% del campione
Dopo sette anni dall’introduzione chi capisce cosa c’è scritto nel Rendiconto dei costi e degli oneri è ancora in minoranza. Solo il 38% del campione interpellato da Morningstar ha giudicato il rapporto ricevuto dal proprio intermediario finanziario chiaro ed esaustivo. In alcuni casi, tuttavia, è proprio l’eccessiva esaustività a essere un problema, con i numeri e le cifre affogare in un brodo di informazioni inutili e termini tecnici fuorvianti.
Almeno, in questo caso, si parla di chi il Rendiconto lo ha visto, o sarebbe meglio dire, è riuscito a trovarlo. Il 36% degli intervistati ha una conoscenza nulla o limitata sulla stessa esistenza del documento e gli intermediari finanziari non sembrano fare grandi sforzi per allertarli. Chi lo ha trovato ha ammesso di aver fatto fatica (60%), quasi si trattasse di una caccia al tesoro, mentre il 40% del campione non sa che gli intermediari hanno l’obbligo di inviarlo entro la fine di aprile di ogni anno.
Una volta rinvenuto il tesoro e analizzatolo per capirci qualcosa, a qualche investitore potrebbero anche venire in mente dei dubbi e delle domande. Tuttavia i coraggiosi che sono arrivati a farsi avanti per discutere del Rendiconto costi e oneri con i loro consulenti sono solo il 26%. Peraltro solo il 7,2% ha letto il Rendiconto e appena il 18% avrebbe voluto approfondirne il contenuto.
La consapevolezza sui costi è utile sia ai clienti che agli intermediari
Gli intermediari stessi potrebbero beneficiare di una maggiore trasparenza, che farebbe aumentare la fiducia, ovvero la moneta più importante. I costi e le commissioni sono ritenuti un fattore rilevante per le decisioni di investimento per la quasi totalità degli investitori (97%) e cercare di nasconderli non è una soluzione vincente. Inoltre, più del 50% di quanti conoscono con esattezza il Rendiconto reputa il costo della consulenza ricevuta adeguato. Peraltro la percezione di adeguatezza aumenta con la propensione al rischio del cliente visto che il 42% degli investitori con profilo di rischio elevato ritengono il corso pagato in linea con il servizio ricevuto contro il 26% degli investitori con un profilo basso.
“I risultati del nostro sondaggio dimostrano che una maggiore trasparenza non solo consente agli investitori di prendere decisioni più consapevoli, ma contribuisce anche a migliorare la percezione del servizio ricevuto” ha commentato Andrea Rocchetti, responsabile globale Investment advisory di Moneyfarm.
Certo, in alcuni casi il timore degli intermediari finanziari nel comunicare i costi dei servizi offerti è giustificato, almeno dal loro punto di vista. L’importanza di quanto si paga è evidente dal fatto che il 72,5% di chi conosce il Rendimento e ha una maggiore consapevolezza dell’impatto dei costi sugli investimenti ritiene gli ETF il miglior prodotto in quanto a rapporto costi/benefici, in netta controtendenza con gli strumenti effettivamente detenuti dai risparmiatori italiani, che scelgono gli ETF solo nel 15% dei casi, contro il primato dei fondi comuni di investimento, al 39%, secondo il report People & Money pubblicato da Blackrock nell’ottobre 2024.
Giovani, che delusione!
La nota forse più stonata della ricerca arriva dal campione più giovane degli interpellati. Infatti, nonostante il livello medio di istruzione sia elevato (61% dei rispondenti, il 13% dei quali in discipline economico-finanziarie) il 66,7% ha un’idea solo approssimativa del Rendiconto mentre solo uno su tre è al corrente dell’impatto che i costi hanno sugli investimenti. Tra i più giovani della Generazione Z il 17,54% non ha mai sentito parlare del rendiconto.









