Risparmio gestito, PwC: 1 SGR su 6 scomparirà, l'opinione del gestore - Borsa&Finanza

Risparmio gestito, PwC: 1 SGR su 6 scomparirà, l’opinione del gestore

Una palla da bowling abbatte alcuni birilli al termine della sua corsa

Nel settore del risparmio gestito il processo di consolidamento è già in corso da qualche anno. Il Covid ha imposto un rallentamento delle operazioni ma ha anche aumentato le pressioni sul contenimento dei costi. Il risultato è che nei prossimi quattro anni si verificherà un’accelerazione che porterà il 16% degli asset manager, 1 su 6, a uscire di scena, il doppio del normale “tasso di mortalità” storico delle aziende del settore.

È quanto emerge dal Global Asset and Wealth Management Survey svolto da PwC su un campione di 250 gestori patrimoniali e 250 investitori istituzionali. “Il settore del risparmio gestito ha di fronte a sé sfide importanti in un contesto non privo di difficoltà – ha commentato Matt Beesley, amministratore delegato di Jupiter AM, uno dei pochi asset manager disponibili a discutere del tema -. Stiamo già assistendo a una fase di concentrazione. L’attività di M&A è in fermento e questo porterà, inevitabilmente, a una riduzione del numero di player attivi nel mercato”.

 

Un settore sempre più concentrato

Secondo Beesley “la grande pressione sui costi e sui margini sta imponendo alle singole società di porre particolare attenzione alla propria massa critica e a chiedersi se si è in grado di resistere alle pressioni degli operatori dimensionalmente più grandi”.

Secondo la ricerca di PwC, la metà dell’asset under management a livello globale finirà nei portafogli dei primi 10 asset manager entro il 2027, contro il 42,5% del 2020. E i gestori sono pronti alla battaglia. Il 73% di loro ha infatti dichiarato, rispondendo al sondaggio, di aspettarsi un consolidamento.

Le determinanti della spinta alla concentrazione sono fattori all’opera da diversi anni: la necessità di finanziare gli ingenti investimenti della digitalizzazione; i costi crescenti di un’offerta più ampia e personalizzata; i margini in riduzione a causa dell’elevata concorrenza nel settore; il contesto di mercato divenuto più volatile e difficile da prevedere.

La fusione con un concorrente può essere, in questo scenario, la soluzione che mette fine a una situazione di difficoltà, o l’operazione di un gestore di grandi dimensioni che intende rafforzarsi per non essere tra quel 16% destinato a soccombere nel giro di quattro anni. Oppure ancora, assorbire un concorrente può essere un modo per estendere la propria gamma di offerta o la presenza in determinate aree geografiche.

“Al momento noi di Jupiter siamo concentrati su un obiettivo specifico che è quello di accrescere la base clienti nel mercato europeo – ha ripreso Beesley – con particolare attenzione a quello italiano e tedesco. Per fare questo punteremo su due driver specifici: da un lato l’innovazione e dall’altro la diversificazione dell’offerta. Nei prossimi anni il mercato potrebbe avere un perimetro e caratteristiche molto differenti rispetto al presente ma l’essere capaci di adattarsi al cambiamento in tempi brevi insieme a un’offerta di qualità in grado di soddisfare differenti tipologie di clientela contemporaneamente, a mio avviso, potrebbe fare la differenza ed essere la chiave per continuare a prosperare all’interno di un settore che via via sarà sempre più competitivo”.

 

I trend dell’offerta nel risparmio gestito

Per essere tra i protagonisti del risparmio gestito del futuro, secondo PwC gli asset manager devono adattarsi al nuovo scenario. In particolare, ha sottolineato Olwyn Alexander, Global Asset & Wealth Management Leader di PwC Ireland, “le aziende che sapranno sfruttare efficacemente le tecnologie come l’IA generativa e i robo-advisor, aprire nuove strade verso clienti nuovi ed esistenti, diversificare il loro reclutamento e offrire esperienze eccezionali ai clienti saranno ben posizionate non solo per sopravvivere, ma per prosperare”.

Dal report emerge in particolare l’ampio utilizzo (90% del campione) che già oggi le SGR fanno di intelligenza artificiale, big data e blockchain. Inoltre, sempre secondo le rilevazioni dell’indagine, entro il 2027 gli asset gestiti da robo-advisor raggiungeranno i 5.900 miliardi di dollari, il doppio rispetto al 2022.

Anche il direct indexing, una forma estrema di personalizzazione che si spinge alla creazione di indici individualizzati sulle necessità del singolo investitore, guadagna terreno. Oggi il 40% degli investitori istituzionali sta pianificando di investire in indexing product nei prossimi 12-24 mesi. Il patrimonio in gestione a questi prodotti dovrebbe triplicare a 1,47 miliardi di dollari entro il 2027. Fattori importanti per affermarsi saranno anche gli investimenti nei mercati privati, dai quali gli asset manager dovrebbero ricavare 622,1 miliardi di euro nel 2027 sopra il record del 2021 a 599,4 miliardi.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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