La Bce deciderà questo pomeriggio, nella riunione ospitata dalla Banca d’Italia a Firenze, il livello dei tassi d’interesse in eurozona. Come ampiamente scontato dal mercato, non ci dovrebbe essere alcuna novità. Il saggio di sconto centrale di Francoforte dovrebbe rimanere fermo al 2%, in linea con le aspettative del mercato. Ma che direzione potrebbero prendere i tassi di interesse nel 2026?
In questo articolo:
- L’inflazione che c’è e non c’è
- Gli scenari avversi che convincerebbero la Bce a tagliare
L’inflazione che c’è e non c’è
Tutti in attesa dell’effetto dazi di Donald Trump sull’inflazione, soprattutto il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, e la rappresentante tedesca alla Bce, Isabel Schnabel. Solo che, finora, la temuta ripartenza non c’è stata e, per molti analisti, nemmeno ci sarà.
Poco importa, il Consiglio direttivo non è univoco sulla questione, come sottolinea Matthias Scheiber, responsabile Multiasset Solutions di Allspring Global Investments: “Esistono due schieramenti ben definiti: il primo ritiene che la politica monetaria non necessiti di aggiustamenti in caso di fluttuazioni moderate dell’inflazione, il secondo preferisce una risposta più proattiva e ciclica”.
Tale risposta ha ben poco a che fare con il timore di un rialzo dei prezzi al consumo. Le previsioni di inflazione, infatti, stanno andando in direzione opposta. “Il verbale della riunione di politica monetaria di settembre ha sottolineato che la soglia per un altro taglio dei tassi di interesse è alta – nota Patrick Barbe, responsabile del reddito fisso europeo investment grande di Neuberger Berman. -. Tuttavia, alcuni membri ritengono che un ulteriore taglio dei tassi nei prossimi mesi proteggerebbe dall’inflazione che scende al di sotto dell’obiettivo sulla scia di scenari avversi”.
Gli scenari avversi che convincerebbero la Bce a tagliare
Più che sui prezzi al consumo, i dazi (attualmente al 15%) stanno pesando sulla crescita economica europea. A questi bisogna aggiungere l’effetto dell’euro forte, che non si è ancora completamente scaricato sui numeri delle esportazioni. C’è poi l’instabilità politica della Francia e il ritardo della Germania nell’attuazione del suo piano di spesa per difesa e infrastrutture.
Per tutte queste ragioni, secondo Barbe il prossimo taglio dei tassi di interesse potrebbe arrivare già nella prossima riunione, a dicembre, nella quale verrà anche pubblicato l’aggiornamento sulle previsioni economiche.
Se i dazi non si stanno per ora riflettendo in un aumento dell’inflazione è anche perché la componente energia ha continuato a indebolirsi. “I prezzi dell’energia hanno continuato a diminuire – evidenzia Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard Europe – rappresentando un rischio al ribasso per le previsioni di inflazione della Bce”.
Peraltro queste previsioni, secondo l’economista di Vanguard, scontano già un leggero scostamento dall’obiettivo del 2%. “La nostra previsione di base è che la Bce manterrà i tassi invariati per tutto il resto del 2025 e il 2026. Tuttavia, i rischi sono orientati verso un ulteriore allentamento” conclude la sua nota Raithatha.
La stessa posizione, riguardo al prossimo anno, viene assunta anche da Luke Copley, Fixed income client portfolio manager di Columbia Threadneedle: “Per il prossimo anno, le prospettive sembrano orientarsi più verso una riduzione che verso un aumento dei tassi. Le previsioni di consenso sull’inflazione indicano che l’indice dei prezzi al consumo dell’area euro (CPI) potrebbe scendere al di sotto del target nella prima metà del 2026, complice l’effetto base legato principalmente all’energia”.









