La Russia detiene 140 miliardi di obbligazioni cinesi, cosa significa?
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La Russia detiene 140 miliardi di obbligazioni cinesi, cosa significa?

La Russia possiede 140 miliardi di dollari in obbligazioni cinesi, cosa significa?

La Russia potrebbe trovare respiro finanziario nelle obbligazioni cinesi. Secondo le stime di Australian & New Zealand Banking Group, vi sono 140 miliardi di dollari che la Banca di Russia e il fondo sovrano tengono parcheggiati nei bond del Dragone. Nello specifico l’istituto centrale deterrebbe 80 miliardi di dollari, mentre il fondo di Stato 60 miliardi. Il debito è espresso in yuan. La cifra complessiva corrisponde al 25% dell’indebitamento cinese in mano agli stranieri in questo momento.

Tutto questo ha un grande significato perché, con le sanzioni in corso imposte a Mosca dall’Occidente e i canali di pagamento bloccati, il Cremlino potrebbe liquidare una buona parte dei propri asset in yuan per far fronte ai suoi obblighi finanziari. In questo modo verrebbero aggirate le misure punitive di Stati Uniti, Unione Europea, Gran Bretagna e Canada, accedendo a un sistema di transazioni alternativo. Gli Alleati hanno sinora troncato le principali banche russe dalla rete di messaggistica interbancaria SWIFT, congelato le riserve all’estero della Banca Centrale russa e vietato ai propri cittadini di acquistare titoli di Stato emessi da Mosca. Oltre a vari provvedimenti rivolti specificamente agli oligarchi russi come effetti della guerra Russia-Ucraina.

 

Russia: sarà la Cina la salvezza dalla catastrofe?

La Cina quindi rappresenta in questo momento la variabile impazzita che ancora una volta potrà decidere le sorti del mondo. Per ora Pechino si trova in una posizione ibrida, non avendone presa alcuna in maniera netta. Negli ultimi giorni sembra abbia intrapreso la strada diplomatica nei confronti di Putin, ma non è escluso che continui a strizzare l’occhio alla Russia in un ampio calcolo di convenienza geopolitica.

Le Banche Centrali di Mosca e Pechino sono in stretti rapporti finanziari, scambiandosi sistematicamente miliardi di valuta per fornire liquidità alle imprese. Inoltre le banche russe hanno un sistema di regolamento dei pagamenti con la Cina alternativo a SWIFT. Anche dal punto di vista squisitamente commerciale, tra i 2 Paesi confinanti i rapporti si sono intensificati. Nel 2019 è stata firmata una partnership per Power of Siberia, un nuovo gasdotto che fa emergere la Cina come il più grande utilizzatore di gas naturale. E l’anno scorso è stato approvato Power of Siberia 2.

La mole di debito cinese in mano alla Russia adesso ha un peso enorme, perché potrebbe determinare un mucchio di cose. Cosa succederebbe ad esempio ai titoli di Stato cinesi se la Banca di Russia e il fondo sovrano dovessero liquidare tutto o parte delle obbligazioni detenute? Sicuramente i prezzi subirebbero un contraccolpo e i rendimenti comincerebbero a salire. Un’ipotesi che probabilmente il Governo di Pechino vorrebbe scongiurare. Quindi, cosa potrebbe ottenere in cambio Putin dalla Cina a livello di sostegno finanziario e politico per non ricorrere a vendere i titoli sul mercato? Sono questioni che preoccupano l’Occidente, almeno quanto l’ambiguità detenuta da Pechino in questo momento.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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