Russia: via i certificati di deposito dalle Borse estere - Borsa e Finanza

Russia: via i certificati di deposito dalle Borse estere

Russia: via i certificati di deposito dalle Borse estere

La Russia continua una guerra finanziaria parallela a quella militare e valuta il ritiro dei certificati di deposito delle aziende russe dalle Borse straniere. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa russa non governativa Interfax, che riferisce di una fonte vicina la Ministero dell’Economia. La proposta del Ministero è quella di convertire tali certificati in azioni russe.

Attraverso il delisting si prevede di ridurre il rischio di ridistribuzione del controllo aziendale dovuto alla vendita fuori mercato di tali titoli. Il prezzo dei certificati di deposito è letteralmente crollato, con perdite di oltre il 90% per alcune società, da quando è scoppiata la guerra Russia-Ucraina. Il London Stock Exchange, dove vengono quotate tali ricevute, ha sospeso la negoziazione all’inizio di marzo. Dal Ministero non è stata rilasciata alcuna dichiarazione in proposito.

 

Russia: i bond in scadenza saranno pagati in rubli

E non è finita qui. Mosca sta valutando di riacquistare i suoi bond denominati in valuta estera in scadenza il 4 aprile pagandoli in rubli, per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 2 miliardi di dollari. Questa sarebbe una chiara misura ritorsiva nei confronti dell’Occidente per le sanzioni ricevute e consentirebbe di salvaguardare le riserve in dollari, in gran parte bloccate presso le Banche centrali occidentali.

L’importo corrisponderebbe al 100% del valore nominale del titolo, ma non è ancora molto chiaro se gli obbligazionisti saranno costretti ad accettare rubli. In tal caso scatterebbe formalmente la procedura di default. A essere coinvolti ci sono anche investitori istituzionali non di poco conto, come Axa, Morgan Stanley, BlackRock e Investment Management.

La mossa del Cremlino sarebbe un’ulteriore tentativo di irrobustire la propria moneta, maltrattata a seguito delle sanzioni. Nei giorni scorsi Vladimir Putin si è inventato di pretendere il pagamento delle forniture di gas in rubli e non in euro o dollari come da contratto. Chi era pronto a celebrare il triste requiem del rublo, quindi, probabilmente dovrà aspettare ancora. E non è escluso che altre situazioni simili potranno sorgere nei prossimi giorni.

 

Russia-Ucraina: proseguono i negoziati di pace

Quella tra Russia e Occidente è ormai diventata una sfida di nervi, dove ogni mossa è seguita da una contromossa dell’avversario. Mosca sta cercando in tutti i modi di aggirare le sanzioni e nel contempo far sì che il suo sistema finanziario non affondi. Molti asset sono stati espulsi dai più importanti indici mondiali e altrettanti ormai sono considerati non investibili da parte degli investitori. Per arginare un torrente in piena, la Borsa di Mosca è stata sospesa per 24 giorni, riaprendo poi a orario ridotto e tra mille difficoltà.

In questo contesto, la tensione sale alle stelle e l’epilogo appare quanto mai incerto. Nel frattempo proseguono i negoziati di pace, nella speranza che si giunga a una risoluzione della guerra Russia-Ucraina. L’intermediazione del Premier turco Tayyp Erdogan sembra abbia portato a qualche passettino in avanti, ponendosi il leader turco come intermediario tra le 2 delegazioni opposte.

La strada tuttavia è ancora in salita e un nuovo pacchetto di sanzioni occidentali nell’attesa di un cessate al fuoco è sul trampolino di lancio. La sensazione è che tutta la vicenda sarà ancora arricchita di altri capitoli, con vari botta e risposta, misure e contromisure, mediazioni e disaccordi. Intanto purtroppo si contano le vittime di una guerra folle che prima o poi presenterà il conto. E non solo a livello economico.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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