Negli ultimi anni, l’Italia ha compiuto significativi passi avanti nella promozione della rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione delle società quotate operanti nel settore dei servizi finanziari. Con il 43,1% di donne nei cda, la nazione si posiziona al secondo posto in Europa dopo Francia e Spagna, dimostrando un forte impegno verso l’inclusività e la parità di genere. Il progresso della leadership femminile non si limita alla sola presenza numerica, ma si traduce anche in un rafforzamento della partecipazione delle donne in ruoli di presidenza nei consigli e nei comitati endoconsiliari, contribuendo a una gestione aziendale più equilibrata e rappresentativa. Nello stesso tempo si riduce il differenziale nelle remunerazioni, con i salari per le donne che sono saliti del 30% negli ultimi cinque anni.
È quanto emerge dall’EY European Financial Services Boardroom Monitor, che monitora semestralmente l’esperienza, la formazione e le competenze dei membri dei consigli di amministrazione delle istituzioni finanziarie e assicurative comprese nell’MSCI European Financials Index e di altri grandi intermediari finanziari.
Secondo Stefano Battista, Italy Financial services market leader di EY, questo sviluppo segna un’evoluzione verso una governance più orientata alla sostenibilità e all’innovazione: “L’Italia prosegue il suo percorso di crescita nella rappresentanza femminile nei consigli di amministrazione, dimostrando un impegno significativo verso l’inclusività. In un contesto sempre più dinamico, le aziende del settore dei servizi finanziari si sono avvalse delle nuove nomine per integrare competenze tecnologiche e di sostenibilità nei loro consigli di amministrazione, entrambe cruciali per affrontare le sfide del futuro”.
Donne verso la parità di genere nei cda dei servizi finanziari
Nei consigli di amministrazione delle società quotate che operano nei servizi finanziari il numero di donne è aumentato costantemente negli ultimi anni e ora si avvicina a equilibrare la presenza maschile. L’Italia, con il 43,1% di donne nei cda è seconda soltanto a Francia (47,9%) e Spagna (45,1%) e a pari merito i Paesi Bassi (43,1%). Seguono Germania (40%), Belgio (38,5%) e Svizzera (37,8%).
Anche sul fronte delle remunerazioni ci si muove verso un riequilibrio tra le due metà dell’universo. Negli ultimi cinque anni, la remunerazione mediana delle donne nei consigli di amministrazione europei delle società finanziarie è aumentata di quasi il 30%, un dato che supera l’incremento registrato dagli uomini. In Italia, il differenziale di stipendio si è ridotto al 12%, contro una media europea del 15%. Questo miglioramento è il risultato di una maggiore presenza femminile in posizioni apicali e dimostra che la parità retributiva e il riconoscimento del talento femminile stanno diventando una realtà concreta. A livello internazionale l’Italia si colloca in una posizione intermedia con 173.894 dollari annui, rispetto ai 338.621 della Svizzera e ai 252.570 della Spagna. Ile Regno Unito si attesta a 199.856 dollari, il Belgio a 110.534 e la Francia a 83.941.
“La futura direttiva europea Women on Boards prevista per il 2026 rafforzerà ulteriormente questi progressi, promuovendo una rappresentanza femminile ancora più equilibrata nei ruoli di leadership” ha aggiunto Luca Galli, EY Risk leader, Financial services.

Competenze tecnologiche ed ESG ancora minoranza
L’evoluzione della governance aziendale non si limita alla sola inclusione di genere, ma si estende alla valorizzazione di competenze chiave per il futuro, come la tecnologia e la sostenibilità. L’Italia si distingue per l’alta percentuale di consiglieri con competenze tecnologiche (24,3%), seconda solo alla Spagna (28,2%). Anche nel campo della sostenibilità, il Paese si posiziona ai vertici europei, con il 14,6% dei consiglieri dotati di expertise ESG, una quota che sale al 23,8% tra coloro nominati negli ultimi 12 mesi. Questi dati evidenziano un chiaro orientamento verso modelli di governance più innovativi e responsabili, in cui la digitalizzazione e la transizione ecologica giocano un ruolo determinante. L’attenzione crescente a questi aspetti sottolinea come le aziende italiane stiano adattando le proprie strategie per rimanere competitive in un contesto globale in rapida trasformazione, rendendo i consigli di amministrazione sempre più inclusivi e orientati al futuro.









