SpaceX entrerà quasi certamente nei principali benchmark globali, e lo farà in tempi brevissimi. A confermarlo è MSCI che ha rivelato che applicherà le proprie regole esistenti per l’inclusione anticipata delle grandi ipo nei suoi indici Global Standard. Lo rende noto Reuters, specificando che questa decisione avrà ovviamente delle implicazioni pratiche per i gestori di fondi passivi di tutto il mondo, costretti a riallineare i portafogli non appena la società di Elon Musk farà il proprio ingresso ufficiale nei listini.
In questo articolo:
- Ipo SpaceX e la decisione di MSCI
- I conti di SpaceX e i numeri dell’ipo
Ipo SpaceX e la decisione di MSCI
Il meccanismo è semplice, ma la sua portata è tutt’altro che banale. I fondi passivi che replicano gli indici MSCI gestiscono un patrimonio complessivo stimato intorno ai 5.790 miliardi di dollari, cifra resa nota dallo stesso MSCI in un post pubblicato a febbraio. Se SpaceX venisse aggiunta a tali benchmark, questi veicoli di investimento sarebbero automaticamente tenuti ad acquistarne le azioni, innescando una domanda strutturale difficilmente comparabile a quella generata da qualsiasi altra ipo degli ultimi anni. A questo si aggiunge l’effetto moltiplicatore dei fondi che replicano il Nasdaq 100 e il FTSE Russell, anch’essi potenzialmente chiamati ad assorbire carta SpaceX sul mercato.
I numeri dell’operazione sono di un’altra dimensione rispetto alle ipo ordinarie. SpaceX punta a raccogliere 75 miliardi di dollari con una valutazione che gli analisti fissano a 1.750 miliardi di dollari: un livello che la collocherebbe tra le prime dieci società quotate negli Stati Uniti per capitalizzazione di mercato, in compagnia di giganti come Apple, Microsoft, Nvidia e Alphabet. Il prezzo finale dell’ipo è atteso per giovedì 11 giugno, mentre le negoziazioni al Nasdaq dovrebbero prendere avvio il giorno successivo, il 12 giugno. Secondo le stime di MSCI, SpaceX sarebbe sulla buona strada per essere inserita nei suoi indici già dieci giorni di contrattazione dopo il debutto.
C’è tuttavia un elemento che merita attenzione: al momento del lancio, soltanto circa il 7% delle azioni quotate sarà liberamente negoziabile. Un free float estremamente contenuto, che non impedirà l’inclusione negli indici MSCI – la società supera ampiamente le soglie di dimensione e flottante previste dal provider – ma che potrebbe amplificare la volatilità del titolo nelle prime settimane di contrattazione, quando la domanda istituzionale si scontrerà con un’offerta strutturalmente limitata.
Non tutti i grandi indici si sono mossi nella stessa direzione. La decisione di MSCI si discosta nettamente da quella di S&P Global, che la scorsa settimana ha esplicitamente escluso SpaceX da una rapida inclusione nell’S&P500. Una divergenza che riflette criteri di ammissione diversi – l’S&P500 richiede tra l’altro una redditività certificata – e che avrà conseguenze tangibili sul posizionamento dei flussi passivi: i gestori che replicano l’S&P500 non saranno obbligati ad acquistare SpaceX, almeno nel breve termine, mentre quelli esposti agli indici MSCI lo saranno. Sul fronte del Nasdaq, l’operatore dell’indice ha già annunciato modifiche che faciliteranno l’ingresso di SpaceX, Anthropic e altre megacap di nuova quotazione nel Nasdaq 100. Analogamente, FTSE Russell ha recentemente aggiornato le proprie regole di ingresso rapido, rendendo SpaceX potenzialmente idonea sia agli indici azionari statunitensi Russell sia alla serie di indici azionari globali FTSE.
I dubbi sui conti
A fare da contrappeso all’entusiasmo del mercato ci sono i conti del 2025, che presentano luci e ombre. SpaceX ha chiuso l’anno con una perdita netta di 4,94 miliardi di dollari, nonostante i ricavi siano cresciuti del 33% a 18,67 miliardi di dollari. Una dinamica che racconta di un’azienda ancora in fase di investimento massiccio – sui razzi riutilizzabili, su Starlink, sul programma Starship – e che il mercato sembra disposto a finanziare con la stessa logica con cui, un decennio fa, ha sostenuto le perdite di Amazon e Tesla nella loro fase di espansione.
La domanda, per gli investitori, non è se SpaceX sia profittevole oggi, ma se lo sarà abbastanza da giustificare una valutazione che già ora la pone sullo stesso piano delle maggiori multinazionali tecnologiche del pianeta. Intanto la scorsa settimana Morgan Stanley ha diffuso proiezioni che lasciano poco spazio all’immaginazione. La banca d’affari stima che i ricavi di SpaceX potrebbero raggiungere i 3.400 miliardi di dollari entro il 2040, una cifra che collocherebbe la società di Elon Musk tra le realtà economiche più potenti mai esistite.









