Nel momento in cui SpaceX è impegnata nel portare avanti quella che potrebbe diventare la più grande ipo della storia, Morgan Stanley ha diffuso proiezioni che lasciano poco spazio all’immaginazione. La banca d’affari stima che i ricavi di SpaceX potrebbero raggiungere i 3.400 miliardi di dollari entro il 2040, una cifra che collocherebbe la società di Elon Musk tra le realtà economiche più potenti mai esistite.
In questo articolo:
- Il volano di crescita di SpaceX
- L’attesa per l’ipo
Il volano di crescita di SpaceX
Riportate dal Wall Street Journal sulla base di fonti vicine al dossier, le stime disegnano una traiettoria di crescita straordinaria a partire da una base già solida. Nel 2025, i ricavi di SpaceX sono saliti a 18,67 miliardi di dollari da 14,02 miliardi dell’anno precedente, anche se la società ha chiuso in perdita netta per 4,94 miliardi, contro un utile di 791 milioni nel 2024. Un apparente passo indietro sul fronte della redditività che, nella logica degli analisti, riflette soprattutto l’entità degli investimenti in corso.
Il vero acceleratore, secondo Morgan Stanley, sarà l’intelligenza artificiale. La banca prevede che la divisione AI di SpaceX contribuirà con circa 190 miliardi di dollari ai ricavi complessivi nel 2030, su un totale atteso di circa 330 miliardi per quell’anno. Un salto da 3,2 miliardi nel 2025 a 190 miliardi nel 2030 che, se confermato, rappresenterebbe uno dei percorsi di crescita più rapidi mai registrati nel settore tecnologico. Per il 2040, Morgan Stanley stima anche un Ebitda adjusted di 2.700 miliardi di dollari.
L’attesa per l’ipo
Il contesto in cui queste proiezioni emergono non è casuale. SpaceX ha infatti il roadshow per la propria ipo, puntando a raccogliere 75 miliardi di dollari in quello che sarebbe il collocamento più grande della storia. Morgan Stanley è tra i principali sottoscrittori dell’operazione, insieme a Goldman Sachs, BofA Securities, Citigroup e J.P. Morgan, una circostanza che non è passata inosservata agli osservatori, considerata la difficoltà di separare nettamente l’ottimismo degli analisti dalla logica commerciale dell’operazione.
Non a caso, anche Goldman Sachs si è spinta su stime ambiziose, seppur diverse: la banca si aspetta che la sola divisione AI di SpaceX raggiunga ricavi di 322 miliardi di dollari entro il 2030, una stima ancora più aggressiva di quella di Morgan Stanley per lo stesso segmento. A sostenere concretamente queste aspettative vi è almeno un accordo già siglato. A marzo, SpaceX ha affittato il suo supercomputer Colossus 1 —-e ospita 220.000 GPU Nvidia – ad Anthropic per 1,25 miliardi di dollari al mese fino a maggio 2029, garantendo alla divisione xAI un pavimento di ricavi annui di 15 miliardi di dollari prima ancora di calcolare i proventi di Grok. Un contratto che fornisce una base concreta alla narrativa sull’AI, al di là delle proiezioni a lungo termine.
Sul fronte dell’architettura tecnologica futura, il documento S-1 depositato in vista dell’ipo prevede il lancio di data center orbitali entro il 2028, sfruttando il lanciatore pesante Starship e la rete laser Starlink V3, con l’obiettivo di spostare carichi di calcolo nello spazio dove l’energia solare costante e il raffreddamento radiativo naturale potrebbero eliminare i vincoli di consumo energetico e calore che oggi limitano l’infrastruttura terrestre.









