Sterlina: ecco perché gli investitori continuano a vendere - Borsa e Finanza

Sterlina: ecco perché gli investitori continuano a vendere

Sterlina: ecco perché gli investitori continuano a vendere

La sterlina continua la sua discesa nei confronti delle principali valute e in particolare verso il dollaro USA. Il cambio GBP/USD infatti è negoziato a 1,2475, al di sotto della chiusura della scorsa settimana. Boris Johnson lunedì è riuscito a scamparla nel voto di fiducia parlamentare che avrebbe potuto creare agitazioni a livello politico riflettendosi sui mercati valutari, ma il contesto economico generale del Regno Unito non lascia tranquilli gli investitori. Lo spauracchio di una recessione entro la fine dell’anno potrebbe rallentare la politica di inasprimento condotta finora dalla Bank of England per rallentare un’inflazione che ha raggiunto il 9% e che si appresta ad aumentare ancora secondo le previsioni dell’istituto centrale.

Di conseguenza i trader non hanno apprezzato più di tanto alla fine una maggiore distensione politica e hanno continuato a vendere la valuta britannica. Secondo i dati della Commodity Futures Trading, le posizioni ribassiste nei contratti futures contro la sterlina si collocano al livello più alto di quasi gli ultimi 3 anni. E questo rappresenta un indicatore importante per valutare quello che è il sentiment degli operatori di mercato.

Anche nei confronti dell’euro, la sterlina ha perso quota, nonostante vi sia stata finora una differenza ben marcata nella conduzione della politica monetaria delle Banche centrali di Gran Bretagna ed Europa. La Boe ha aumentato già 4 volte i tassi d’interesse da dicembre, mentre la BCE dovrebbe iniziare il ciclo dei rialzi dal prossimo mese. Quindi, nel frattempo avrebbero dovuto esserci flussi notevoli verso la sterlina e deflussi dall’euro. Così non è stato perché evidentemente l’onere sostenuto sotto il profilo economico da un’inflazione così alta ha avuto un peso determinante nelle scelte degli investitori. Mercoledì 8 giugno poi è arrivata una previsione allarmante da parte dell’OCSE, che ha stimato che nel 2022 l’economia britannica sarà la peggiore, dopo quella russa, tra le Nazioni facenti parte del G20.

 

Sterlina: per gli analisti previsti altri ribassi

Gli analisti in genere non sono molto entusiasti sulla valuta di Sua Maestà in questo momento storico. Sam Lynton-Brown, responsabile della strategia dei mercati sviluppati di BNP Paribas, ha riferito che la politica interna non è stata un grande driver per la sterlina. Quindi, anche se la situazione dovesse stabilizzarsi, non bisogna attendersi che la valuta si riprenda, ma anzi vi è ancora spazio per una discesa, rimarca l’esperto.

Secondo Jane Foley, capo strategist per le valute presso Rabobank, in autunno l’inflazione impatterà così tanto sui redditi delle famiglie e i tassi più elevati saranno così pesanti per il mercato che la possibilità che la BoE aumenti ancora il costo del denaro si restringe. Mark Dowding, Chief Investiment Officer di BlueBay Asset Management prefigura uno scenario dove addirittura la sterlina raggiungerà la parità con dollaro USA ed euro. Questo perché l’inflazione sarà più persistente in Gran Bretagna che altrove e si verrà a creare un ambiente stagflazionistico terribile sia per le attività economiche che per la moneta domestica. In questo contesto, i commenti del Governatore della BoE Andrew Bailey che la Banca Centrale è impotente per combattere l’inflazione non hanno aiutato, precisa Dowding.

Una fiammella di speranza sulla sterlina viene accesa da Jordan Rochester, strategist di Nomura. L’esperto vede 2 possibili catalizzatori per la valuta britannica. Il primo riguarda una ripresa dei mercati azionari, poiché la sterlina tende a muoversi in sintonia con gli asset più rischiosi. E la seconda concerne le turbolenze politiche che potrebbero aprire le porte a un successore di Johnson alla guida del Paese meno litigioso con l’Europa sulla questione dell’Irlanda del Nord, scongiurando in questo modo la prospettiva di uno scontro commerciale.

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