Strategia 60/40: nel 2022 la peggior perdita degli ultimi 100 anni
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Strategia 60/40: nel 2022 la peggior perdita degli ultimi 100 anni

Strategia 60/40: nel 2022 la perdita maggiore degli ultimi 100 anni

La strategia 60/40 nel 2022 ha realizzato il peggior rendimento degli ultimi 100 anni nel portafoglio degli investitori. L’affermazione arriva da uno studio di Bank of America, che rileva come la performance del modello sia stata quest’anno del -34,4% fino all’ultima chiusura della scorsa settimana. Cosa è andato storto? Intanto bisogna partire dal presupposto che è molto raro che il valore di azioni e obbligazioni scenda contemporaneamente per un periodo di tempo lungo. La strategia 60/40 richiede una quota di portafoglio del 60% di azioni e del 40% di obbligazioni, con il rendimento di queste ultime che normalmente compensa le difficoltà degli asset più rischiosi.

In sostanza, quando vi è una situazione economica debole, dove la domanda diminuisce e i prezzi si abbassano, le azioni tendono a perdere valore perché le società vedono gli utili ridursi. Qui entra in gioco il ruolo delle obbligazioni, che salgono di prezzo perché la bassa inflazione fa scendere i rendimenti. Inoltre, i titoli a reddito fisso producono degli interessi periodici che compensano almeno in parte le perdite subite sul fronte azionario.

Quest’anno si è verificata una situazione anomala, ovvero di calo della domanda e di alta inflazione. Questo perché l’aumento del costo della vita non è stato originato da una crescita dei consumi, bensì da un deficit dell’offerta determinato dalle problematiche alla catena di approvvigionamento e dalla guerra Russia-Ucraina. Tutto ciò ha creato in contemporanea le condizioni sia per un calo delle azioni, attraverso l’economia in discesa, sia per un calo delle obbligazioni, determinato dall’aumento dei rendimenti per effetto dell’inflazione.

 

Strategia 60/40: ecco gli scenari futuri

Cosa succederà nei prossimi mesi alla strategia 60/40? Secondo Bank of America questa situazione non durerà per sempre e con il tempo azioni e obbligazioni riprenderanno gradualmente la loro relazione inversa, dove il reddito fisso rappresenterà un cuscino nei periodi di alta turbolenza del mercato. Uno scenario possibile è che i rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve siano abbastanza rapidi da accorciare le aspettative sull’inflazione nel lungo periodo, il che tende ad abbassare i rendimenti delle obbligazioni a scadenza lunga facendone aumentare i prezzi.

Inoltre, la distruzione della domanda potrebbe in via del tutto naturale equilibrare il mercato aiutando l’inflazione a tornare a livelli di normalità. Nel breve termine, quindi, è possibile vedere azioni in calo a causa di stime sui guadagni più ridotte e obbligazioni che aumentano di valore coprendo le perdite. Nel lungo periodo, un’inflazione a bassa quota per gli effetti suddetti implicherebbe che la Fed smettesse di alzare il costo del denaro, rilanciando in questo modo le quotazioni azionarie.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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