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Stress test banche USA: ecco le perdite nello scenario peggiore

Stress test banche USA: nel peggiore degli scenari perdite per $ 541 miliardi

Nel peggiore degli scenari le banche USA perderebbero 541 miliardi di dollari. Questo è ciò che è emerso dagli stress test annuali condotti dalla Federal Reserve e pubblicati ieri dopo la chiusura di Wall Street. Tuttavia, gli istituti di credito appaiono abbastanza attrezzati per assorbire queste perdite, in particolare quelli di importanza sistemica. Dai risultati le banche trarranno le conclusioni su quanto capitale dovranno detenere nei prossimi 12 mesi nel rispetto dei requisiti imposti dalla Fed. Una volta in regola, sono svincolate in merito alle remunerazioni agli azionisti attraverso i dividendi e i piani di buyback.

I più grandi istituti non dovrebbero avere problemi al riguardo. Secondo gli analisti, JP Morgan, Bank of America, Goldman Sachs e Morgan Stanley vedranno una riduzione dei requisiti richiesti, facendo salire le aspettative che cedole e riacquisti possano crescere nei prossimi mesi. Non a caso la reazione delle azioni di queste banche è stata positiva nell’after hours di Wall Street. “I risultati di oggi confermano che il sistema bancario rimane forte e resiliente” ha dichiarato Michael Barr, vicepresidente della Fed per la supervisione.

 

Banche USA: gli stress test nel dettaglio

Gli stress test delle banche USA quest’anno sono arrivati in un momento molto particolare per il settore bancario, messo sotto pressione dal fallimento di tre banche regionali nel mese marzo – Silvergate Capital, Silicon Valley Bank e Signature Bank – e dal salvataggio di First Republic Bank ad opera di JP Morgan Chase. Le aziende di credito dovevano dare una prova di resilienza a uno scenario di disoccupazione elevata, di tassi d’interesse a breve termine in discesa in ipotesi di recessione e di un crollo dei prezzi delle case.

Sono state testate 23 banche, in diminuzione rispetto alle 34 dello scorso anno, in quanto dal 2019 vige la regola che quelle con attività comprese tra 100 e 250 miliardi di dollari vengano sottoposte a stress test ogni due anni. Dai risultati risulta che la banca che ha subito le maggiori pressioni sul capitale sia stata la filiale USA di Deutsche Bank, seguita da UBS Americas. Per quel che riguarda le grandi banche con sede negli Stati Uniti, Goldman Sachs e Morgan Stanley hanno avuto una maggiore diminuzione dei livelli di capitale, dal momento che sono più orientate verso il trading che è classificato più a rischio dalla Federal Reserve.

Tuttavia, tutte le banche testate hanno soddisfatto i requisiti patrimoniali minimi, quantunque come detto in uno scenario apocalittico il passivo ammonterebbe a 541 miliardi di dollari. Di questa cifra, 424 miliardi di dollari proverrebbero dalle perdite su prestiti, mentre 94 miliardi dalle negoziazioni. Lo studio rileva anche che, in uno scenario di inflazione elevata a lungo che richiede tassi di interesse più alti, le otto maggiori banche USA sosterrebbero perdite commerciali per 80 miliardi di dollari.

 

I prossimi passi

Entro venerdì le banche USA dovranno confermare pubblicamente il loro buffer di capitale. Questo consiste nella quantità di capitale primario che ognuna deve detenere in eccesso rispetto ai minimi regolamentari in rapporto alle attività ponderate per il rischio. Da lì, gli istituti finanziari potrebbero rivelare piani relativamente ai dividendi e ai riacquisti di azioni proprie.

La fine dell’estate vedrà anche i regolatori americani scendere in campo con la pubblicazione delle regole finali di Basilea III, che riguarderanno i nuovi standard internazionali per il calcolo delle attività ponderate per il rischio. Con l’allineamento degli Stati Uniti a tali standard, presumibilmente le banche americane dovranno detenere più capitale di sicurezza. Inoltre, è previsto che le autorità a stelle e strisce amplino le regole di Basilea includendo le aziende di credito di media dimensione, dopo i disastri che la scorsa primavera hanno interessato le importanti istituzioni finanziarie sopra citate.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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