Su Wall Street il peso dei rendimenti (ai massimi da 2 anni) del T-Note
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Su Wall Street il peso dei rendimenti (ai massimi da 2 anni) del T-Note

Wall Street: con rendimenti dei T-Note ai massimi da 2 anni, le quotazioni crollano

E’ un avvio di 2022 movimentato a Wall Street. Sul tavolo degli investitori due temi molto caldi: inflazione e inasprimento della politica monetaria Usa. Al netto del recupero odierno dei principali indici di Borsa americana, ieri S&P 500, Nasdaq 100 e Dow Jones Industrial Average sono andati al tappeto tramortiti dai titoli di Stato USA. A mettere in allarme gli investitori i rendimenti dei Treasury Bond USA a 10 anni sopra l’1,85%, ossia il livello più alto degli ultimi 2 anni.

Il mercato sta scontando una politica monetaria della Federal Reserve particolarmente aggressiva sul fronte tassi a partire da marzo di quest’anno, dopo aver stretto sull’acquisto dei titoli pubblici e dei mutui. Fino a ottobre dello scorso anno tutti si aspettavano al massimo un rialzo dei tassi nel 2022, ma quando l’istituto guidato da Jerome Powell ha impresso una svolta hawkish le cose sono cambiate drasticamente.

Secondo CME Group adesso gli investitori scommettono che il costo del denaro possa essere ritoccato di 4 o addirittura 5 volte. Pochi giorni fa Goldman Sachs aveva previsto 4 aumenti e sembrava quasi una voce fuori dal coro in un contesto dove 3 strette venivano considerate sufficienti. Oggi invece i pronostici della banca d’affari americana rappresentano la normalità a Wall Street. Edward Park, chief investment officer della società di investimento britannica Brooks Macdonald, ha dichiarato che quanto sta succedendo nei mercati riflette il livello di incertezza sul percorso della politica monetaria della Banca Centrale statunitense.

 

Wall Street: tutti i fattori della discesa dei prezzi

A peggiorare il clima nella Borsa americana vi sono anche altri fattori come ad esempio l’incremento della volatilità, che è sempre manifestazione di nervosismo da parte degli operatori. L’indicatore della paura, conosciuto come VIX, è balzato a 21,53, ovvero al livello più alto dell’ultimo mese e questo è espressione di quanto sul mercato vi sia molta incertezza sulla direzione che dovrebbero prendere le azioni.

Non aiutano nemmeno i primi risultati delle trimestrali che si stanno rivelando al di sotto delle attese o comunque a livelli inferiori rispetto a quelli dei trimestri precedenti, dove le società hanno sfruttato l’effetto ripresa post-pandemica. Il connubio rendimenti alti e prospettive sugli utili rivisti al ribasso potrebbe avere un effetto esplosivo a Wall Street per far crollare le quotazioni. Infatti da molti i risultati aziendali venivano visti un pò come ancora di salvataggio, che potesse fare da contraltare alla crescita dei tassi d’interesse. Se ciò non sarà possibile, bisogna con ogni probabilità prepararsi a vivere parecchie turbolenze nei prossimi mesi.

Ad ogni modo l’indirizzo degli investitori sembra chiaro. Vi è un tentativo di fuga dai titoli tecnologici, più avvantaggiati durante il periodo pandemico con tassi a zero e maggiormente penalizzati oggi in un ambiente di tassi in risalita. I trader stanno spostando denaro invece sui titoli finanziari, favoriti dal fatto che le banche possono aumentare il margine d’intermediazione con rendimenti più alti. Meno colpite rispetto ad altre risultano anche le azioni dei beni di consumo e delle utility che sfruttano il ciclo economico di alta inflazione.

 

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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