Superbonus: ecco tutte le nuove regole per cedere il credito

Superbonus: ecco tutte le nuove regole per cedere il credito

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Il decreto Aiuti è stato approvato con il voto di fiducia alle Camere ed è pienamente operativo. Il pacchetto di iniziative per famiglie e imprese firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro dell’Economia Daniele Franco ha incluso la semplificazione dell’iter delle cessioni del credito per rendere accessibile il Superbonus 110%. In vista delle elezioni del 25 settembre, con il governo rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti, ulteriori aggiustamenti potrebbero essere inclusi nel decreto Aiuti bis, l’ultimo per il governo uscente, mentre il rifinanziamento del bonus edilizio (i fondi stanziati a suo tempo non sono a esaurimento) sarà sicuramente deciso dal prossimo esecutivo nella Legge di Bilancio 2023. Per adesso, chi vuole realizzare gli interventi del Superbonus sul proprio immobile deve attenersi alle regole in vigore per la cessione del credito.

 

Superbonus: decreto Aiuti bis cambia ancora le regole

Prima di osservare le novità relative al meccanismo di cessione dei crediti, è necessaria una premessa. “Intendiamo affrontare le criticità nella cessione dei crediti fiscali, ma al contempo ridurre la generosità dei contributi”, ha dichiarato Draghi nel discorso dello scorso 20 luglio in Senato. Secondo la norma, la detrazione fiscale del Superbonus è pari al 110% delle somme agevolabili che l’Agenzia delle Entrate restituisce in quattro anni. A fronte di decine di migliaia di euro di spesa per pagare imprese e professionisti e dell’incertezza che l’imponibile IRPEF risulti superiore ai rimborsi per quattro anni, quasi nessun contribuente ha chiesto la restituzione diretta dei soldi: la pratica più diffusa è appunto la cessione del credito, sotto forma di sconto in fattura da parte dell’impresa o di cessione diretta a terzi. Nella fase iniziale l’incentivo ha funzionato: ad ogni lavoro realizzato e fatturato con sconto, è corrisposta una cessione alle banche, a Poste Italiane o a Cassa Depositi e Prestiti, che hanno acquistato i crediti edilizi senza difficoltà.

Tutto è cambiato quando l’utilizzo indiscriminato dello sconto in fattura ha portato alle “criticità” a cui faceva riferimento Draghi. A risentirne sono state in primis le banche: quando hanno cominciato ad esaurire i plafond a disposizione per queste attività e il governo ha limitato le possibilità di scambio, si è concretizzato il rischio di forti perdite perché accettando nuove operazioni, molti istituti non riescono a girare i crediti acquisiti ad altri. In sostanza, l’ammontare già raccolto potrebbe diventare superiore alle imposte sui profitti dovute. Come ha spiegato in una nota Antonio Patuelli, il Presidente dell’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana), il cambio della normativa sul Superbonus ha causato alle banche “problemi di sostenibilità in termini di capienza fiscale” per il massiccio ricorso al meccanismo della cessione dei crediti da parte di contribuenti e aziende.

C’è poi il capitolo frodi fiscali. Nonostante le truffe siano pochissime, negli ultimi mesi la magistratura ha sequestrato somme di denaro nei cassetti di alcune banche per operazioni sospette, anche se legate soprattutto al bonus facciate. In seguito alle modiche normative apportate dal decreto Aiuti del 17 maggio, l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 23/E del 23 giugno ha esortato gli istituti ad essere più esigenti ed applicare un rigore estremo nel controllo e nella valutazione delle operazioni. Complici anche gli aumenti di tempi e costi delle operazioni di credit scoring della clientela e del costo del denaro, le banche hanno iniziato a porre maggiore prudenza verso le cessioni fatte da imprese che a loro volta hanno concesso lo sconto in fattura.

Superbonus 110%: ecco tutte le novità
Superbonus 100%: le novità introdotte sulla cessione del credito

Venendo alle nuove regole per la cessione del credito, il decreto Aiuti ha introdotto un allentamento di questo sistema. Innanzitutto, le banche che hanno ricevuto una terza cessione del credito possono cedere a loro volta ai loro correntisti non consumatori, ovvero i clienti professionali e le Partite IVA. Un esempio: un professionista che deve pagare l’IVA trimestrale può farsi cedere 100 euro di credito dalla banca al costo di 99 e girare i 100 all’Erario.

Questo tipo di operazione, riservata esclusivamente alle banche, è possibile solo se ci sono già state tre cessioni oppure un’operazione di sconto in fattura seguita da due altre cessioni. L’altra novità è che questo meccanismo si applica a tutte le cessioni, indipendentemente dalla data in cui sono state segnalate all’Agenzia delle Entrate. In precedenza, invece, valeva soltanto per le somme derivanti da operazioni comunicate dopo il 1° maggio 2022.

Il decreto Aiuti bis, con una dotazione di 12 miliardi di euro ricavati dalle maggiori entrate fiscali, dovrebbe introdurre ulteriori innovazioni e modificare ancora il quadro normativo del Superbonus. Una novità potrebbe essere l’alleggerimento dei vincoli di responsabilità solidale nelle cessioni. In tal caso, il rischio di sequestro delle somme nei cassetti fiscali si limita esclusivamente ai casi di colpa evidente o di dolo. Inoltre, potrebbero non dichiararsi a rischio insolvenza le imprese che hanno un debito nei confronti dell’Erario inferiore al 10% del volume d’affari. La soglia di debito, anche legato all’IVA, non sarà più di 5.000 euro ma di 20.000 euro.

Intanto, alla luce di queste modifiche e dopo aver sospeso gli acquisti dei crediti indiretti, Poste Italiane ha riattivato la sua piattaforma. Il principale cessionario dei bonus edilizi ha aggiornato le proprie condizioni, inserendo controlli più stringenti e un cambio sostanziale nei termini d’acquisto e nell’importo liquidato.

 

Le regole per ottenere il Superbonus

I requisiti generali per accedere alla facilitazione energetica non cambiano. È innanzitutto obbligatorio ottenere dai lavori un miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio. La certificazione deve avvenire tramite due attestazioni di prestazione energetica: una effettuata prima dell’inizio dei lavori e una al termine della ristrutturazione.

È inoltre necessario compiere almeno uno dei due lavori cosiddetti “trainanti”: l’isolamento termico dell’edificio oppure il cambio della centrale termica. Se nel corso di questi lavori vengono realizzate pure opere “trainate”, anche queste sono coperte dall’agevolazione.

Vengono considerati trainati i lavori previsti dal normale ecobonus come il cambio degli infissi, l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’installazione del fotovoltaico e delle colonnine di ricarica per le auto elettriche. Per ognuno di questi aggiustamenti è previsto un tetto massimo di spesa. Le opere trainate all’interno di singoli appartamenti sono realizzabili solo se vengono decisi i lavori condominiali. In tal caso, tuttavia, sono possibili esclusivamente per un massimo di due immobili a contribuente.

 

Superbonus 110, la scadenza da rispettare

I tempi da rispettare per la ristrutturazione di una casa indipendente sono stretti. Le scadenze principali restano tre:

 

  • 31 dicembre 2022 per gli edifici unifamiliari (un’unica unità immobiliare di proprietà esclusiva, funzionalmente indipendente, che disponga di uno o più accessi autonomi dall’esterno e destinata all’abitazione di un singolo nucleo familiare) come le ville e gli immobili residenziali. È però necessario che entro il 30 settembre risulti effettuato almeno il 30% dei lavori.
  • 31 dicembre 2023 per gli edifici plurifamiliari di IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) ed enti assimilati. In questo caso, la condizione è che sia completato il 60% dei lavori entro il 30 giugno 2023.
  • 31 dicembre 2023 per i condomini e gli edifici a proprietà unica e con un numero di abitazioni da 2 a 4. Entro la scadenza di fine 2023 si potrà ottenere il Superbonus 110% completo, mentre l’agevolazione proseguirà per altri due anni al 110% soltanto per le abitazioni in aree colpite da eventi sismici a partire dal 2009. Per tutti gli altri condomini il bonus scende al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025.

 

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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